Magazzini italiani 8#: Rock and Jazz in Italy – di Ignazio Gulotta

In questo nuovo numero di Magazzini Italiani ci dividiamo fra dischi ascrivibili al rock: dalla psichedelia dei Modern Stars, che hanno già in uscita il loro nuovo album, al rock’n’roll spensierato dei fiorentini Barmudas, al ripescaggio di inediti dei Polvere di Pinguino che con il loro garage al fulmicotone infiammavano la scena underground negli anni Ottanta, e altri invece riconducibil al jazz: da quello più tradizionale di Sophia Tomelleri, alle contaminazioni sorprendenti con l’hip hop di Gabriella Di Capua, al jazz fusion dei Dr. Snaut. Buon ascolto.
Modern Stars: “Silver Needles” (MiaCameretta Records 2020). Album d’esordio per i frusinati Modern Stars che stupiscono piacevolmente per la forza e l’originalità della loro proposta. “Silver Needles” è un album di psichedelia denso e oscuro con evidente influeanza velvettiana e un occhio di riguardo allo shoegaze e in particolare agli Spacemen 3, omaggiati peraltro con una bella cover di Hey Man. E allora, direte voi, dove sta l’originalità? Fondamentalmente nell’uso delle due voci: quella femminile da soprano di Barbara Margani che dà profondità e limpido lirismo alla musica e quella più scura e cupa di Andrea Merolle: insieme danno ai brani sfaccettature e coloriture emotive decisamente attraenti. Come dimostra l’iniziale Lord I’m Ready, con le modulazioni liriche iniziali di Barbara Margani cui si aggiungono e sovrappongono chitarre distorte e la voce monotona alla Lou Reed di Merolla. La successiva I Hope I Go To Heaven è cantilenante, ipnotica: un salmodiare dalle tinte orienali e ritmiche kraut. Seguono il crescendo delle percussioni e le chitarre indianeggianti nella lirica e lisergica Space and Time, la lenta e ipnotica Jesus Walk Alone, l’originale proposta di Side by Side, una canzone d’amore stravolta dall’inserimento di field recordings di notiziari ed elettronica disturbante: davvero un gran bel pezzo che dimostra la capacità dei Modern Stars di creare arrangiamenti personali e non banali. Il disco è uscito nel 2020 ma, a distanza di un anno, non fa che confermare i Modern Stars come una delle migliori realtà psichedeliche ascoltate negli ultimi tempi.

https://modernstars.bandcamp.com/album/silver-needles

Polvere di Pinguino: “Stand By the Dream(Area Pirata 2021). L’etichetta pisana Area Pirata continua ad alternare nuove uscite a riproposizioni di importanti band underground del passato e delle quali è ormai difficilissimo reperire il materiale originale. Nel caso di questo album raccolta dei Polvere di Pinguino non si tratta però di ristampa, ma di materiale in gran parte inedito, a parte Open My Hands, loro primo 7”; infatti qui proposti ci sono i demo realizzati fra il 1987 e il 1989 e quattro tracce registrate da vivo al CSOAKronstadt di La Spezia. La band di Carrara, il cui nome è preso da una poesia di Gragory Corso, suona un garage di immediato e potente impatto, che li ha fatti spesso paragonare ai Radio Birdman. Il disco ci restituisce la band al suo meglio, con tutta la sua forza, la sua energia ribelle e incendiaria. Ma fra brani decisamente garage come Open My Hands, impreziosita dall’armonica, o la tagliente Back To Zero o la folgorante e molto punk Trash It, Baby, c’è spazio per una Pretty Ways of Our Mind scura e notturna, blues maledetto e malato e per l’acida ballata Burning Fields. I quattro brani dal vivo ci restituiscono l’atmosfera sotterranea della musica che girava negli anni Ottanta e che si suonava nei centri sociali della Penisola. Non resta che augurarci che si risolvano i problemi legati ai diritti d’autore e possa essere ristampato il resto della loro produzione.

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/stand-by-the-dream

Barmudas: “Everyday Is Saturday Night” (Area Pirata 2021). Ma sì, godiamoci la vita, smettiamo di preoccuparci del futuro, carpe diem! come se ogni giorno, invece che incerto, monotono, fosse uno scatenato sabato sera. E cosa di meglio per scatenarsi di un buon sano, vecchio rock’n’roll, di quelli che ti fanno dimenare e a cui non puoi proprio resistere? Come declama Tonino Carotone nell’intro al brano eponimo: «Cada dia sabato noche, sabato noche con los Barmudas, toda vida!». E il disco parte subito ai ritmi folli del glam, sia col brano citato che con il successivo Dry January e vengono subito in mente band come Slade o New York Dolls… e la scaletta prosegue sempre su queste atmosfere: in Bar–Mud–Ass c’è la sensuale sfrontatezza degli Stones e la voce di Smendock richiama molto Jagger, Zombie Teacher sposa velocità tagliente e ritmi punk alla Ramones, Spring Roll Bogie è rock sporco e cattivo. Si dirà, niente di nuovo, ma questo è rock’n’roll ottimamente suonato, i nostri conoscono bene ciò che suonano e hanno un tiro decisamente implacabile, come dimostra Rock The Barmudas, il singolo uscito ormai tre anni fa e qui riproposto. Insomma it’s only rock’n’roll, but I like it!

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/every-day-is-saturday-night

Gabriella Di Capua: “In the Night” (Romolo Dischi 2021). Il disco ci fa avvolgere dalle note decisamente notturne della cantante Gabriella Di Capua. Dieci canzoni che parlano d’amore in varie sfaccettature, partendo dalle esperienze personali dell’autrice, fra delusioni, gioie, ma anche momenti più cupi e tristi, quando si deve fare i conti con i propri fantasmi e illusioni e diventa difficile persino capire i propri sentimenti. Le canzoni sono tutte cantate in inglese, tranne il brano Senza Luce. La matrice della musica di Gabriella Di Capua è il jazz, ma negli arrangiamenti e nel canto c’è spazio per il pop, il neo soul e perfino per l’hip hop, molto ben inserito nella title track e in Nature Boy, cover di uno standard jazz, dove il rap è affidato a Luca De Giuli. L’approccio è molto raffinato, stiloso senza però essere freddo e asettico, la voce di Gabriella è calda e molto femminile, con quelle coloriture soul che la rendono varia e gradevole. Fra i brani si segnalano la splendida So High, cover di Doja Cat, dal ritmo rallentato, l’hip hop alternato a un suadente canto soul che parla di marijuana, serate passate a fumare e ci restituisce quelle intense atmosfere; la sincopata, notturna e intima Conversation With Ourselves, la rarefatta ed elegante Saka, ma non priva di un lato oscuro, oltre alle efficaci incursioni nell’hip hop citate in precedenza. Decisamente un debutto interessante che piacerà non solo agli appassionati di jazz.

Sophia Tomelleri 4et: “These Things You Left Me” (Emme Record Label 2021). La giovane sassofonista milanese Sophia Tomelleri si presenta con ottime credenziali per questo suo disco d’esordio, infatti può vantare di aver vinto nel 2020 il Premio Massimo Urbani, oltre ad avere alle spalle un’intensa attività concertistica che l’ha portata a suonare sui palchi internazionali. Lo stile della musicista è legato alla tradizione: potrebbe fare riferimento a questo il titolo del disco. Il timbro del suo sax tenore privilegia i toni morbidi, sensualmente malinconici e riflessivi, si potrebbe dire che si avverte una sensibilità femminile che le fa evitare le spigolature e i riff rabbiosi per privilegiare ritmi più lenti e carichi di sentimento. Nella performance del quartetto, accanto a Sophia ci sono Simone Daclon al pianoforte, Alex Orciari al contrabbasso e Pasquale Fiore alla batteria e si avverte un senso della misura e della sobrietà che possono essere sia un bene nel modo in cui Sophia Tomelleri sa dare il giusto spazio agli altri musicisti evitando di ergersi a protagonista assoluta, o quando si disegnano melodie sofferte e malinconiche, ma anche un limite, nel senso che il disco può apparire senz’altro gradevole, ma poco incline al rischio, alla sorpresa. Fra i brani segnalerei Ballad for G per i suoi toni scuri e l’atmosfera notturna che lo impregna, l’iniziale Swalow per le belle improvvisazioni del sax e del pianoforte, la suggestiva malinconia della title track.

Dr. Snaut: “Me Ne Rendo Perfettamente Conto” (Loudnessy Sonic/Dream/Manza Nera 2021). La band, formata da musicisti di diversa estrazione provenienti da Pisa e Viterbo, prende il nome da un personaggio di “Solaris”, romanzo di Stanislaw Lem del 1961, uno scienziato che cerca il modo di materializzare i reconditi desideri dell’animo umano. Ma difficilmente troveremo fra i solchi riferimenti alle inquietudini del subconscio o alle atmosfere oppressive del libro e del film che ne ha tratto Andrej Tarkovskij, mentre il titolo del disco, seppur ironico, denota la consapevolezza e la misura con cui il trio Dr. Snaut, composto da Federico Morellato alle chitarre, Tommaso Barbieri al basso, Il Fede alla batteria, ha affrontato questo esordio. Nelle dieci tracce dell’album, tutte strumentali, si parte da una matrice jazz fusion su cui si innestano influenze post rock, delle colonne sonore italiane anni Settanta e qualche venatura pop. L’andamento dei brani, con qualche eccezione come Mozzarella Isterica, o le sincopate e saltellanti Lanciafiamme e Omodonore, tende alla lentezza, quasi a voler mettere in note l’indolente sonnolenza della provincia. In definitiva un esordio convincente che ci mostra tre strumentisti dotati di ottima tecnica. Unico appunto, una certa freddezza che qui e là affiora. 

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https://drsnaut.bandcamp.com/album/me-ne-rendo-perfettamente-conto?from=embed

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