Magazzini italiani 5#: “Musica per uscire dal lockdown” – di Ignazio Gulotta e Alessandro Freschi

Ritornano i Magazzini italiani con sei lavori belli e consigliati, due sono stati figli del lockdown, gli album di Don Antonio e di Zingoni, diversi nell’approccio, più ribelle e voglioso di rompere il silenzio il primo, più riflessivo e intimo il secondo. Ci sono poi una bella e ricca compilation della scena underground romana, il viaggio nell’oscurità dell’ambient del duo Grey Clouds Monolyth, il folk con venature sperimentali dei bolognesi Paolo Doesn’t Play With Us e la psichedelia notevole dei trevigiani Ginah, band da tenere d’occhio, qui recensita dall’amico Alessandro freschi. Sosteniamo, soprattutto in un momento difficile come questo, la buona musica italiana e progetti come questi che sono frutto di grandi sacrifici, spirito di iniziativa e amore per la musica.
Don Antonio, Vince Vallicelli, Roberto Villa, Nicola Peruch: “The Lockdown Blues” (2020). Non deve essere stato facile per musicisti abituati a girare il mondo e calacare i palchi dover stare segregati in casa, ma Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio, non è tipo da rassegnarsi e così insieme a tre sodali di avventura si è ritrovato negli studi della Lombardi Amplificazioni e ha dato vita a questo “Lockdown Blues”. Ne è venuto fuori un gran disco di rock classico, blues da strada e d’avventura, quattro amici che hanno così espresso la loro voglia di fare musica, di viverla e condividerla o con lo streaming o con questo disco che riprende esattamente come avvenuta l’ora di concerto realizzata. Il repertorio è costituito da brani di Don Antonio e di Vince Vallicelli, una cover di Tom Petty, Crawling Back To You, e due inediti. Un’ora di grande musica, si respira il feeling fra i musicisti, ma anche una tensione creativa che compressa dal lockdown finalmente può esprimersi nel modo desiderato attraverso la musica. Ed è musica che ti apre a confini e paesaggi sterminati, ti porta a uscire dalle anguste quattro mura per proiettarti verso un altrove da immaginare, inserite il cd nel lettore e partite verso un rosso tramonto con la malinconia acida di Mestizo o in un deserto fatto di blues e immaginario da frontiera con Amorcantando, precipitate nelle inquietudini notturne di Al Mi Radis e proseguite fra varie e belle emozioni fino alla jam conclusiva Quattro Mistico per la gioia di chi ama la musica bella, sincera, ispirata e naturalmente suonata da grandi musicisti.

https://lamormiononmuore.bandcamp.com/album/the-lockdown-blues

AA.VV.: “Rock These Ancient Ruins – Mama Roma’s Kids” (2020)Una compilation come ormai non se ne fanno più per urlare che la scena rock romana è viva e frizzante, ancorché spesso costretta nei sotterranei. E allora perché non portarla in superficie e provare a farla conoscere? È quanto si sono detti Lorenzo Canevacci, già chitarrista dei Bloody Riot e oggi leader dei Wendy?, e Simone Lucciola nel mettere insieme i quattordici brani che troverete in digitale o, meglio, nel vinile molto ben curato edito da Area Pirata e Surfin’Ki. Band molto diverse infuriano in questo disco, ma siano esse punk, hc, glam, rock’n’roll, garage sono accomunate da un approccio grezzo e sporco che ci riporta alla natura selvaggia e ben poco levigata del rock, musica da godere al massimo volume fra sferragliare di chitarre, voci rabbiose, sezioni ritmiche caricate al massimo. Insomma, se vi piacciono le vibrazioni forti, le canzoni essenziali, senza orpelli, adatte a scatenare il pogo, questo disco vi soddisferà certamente perché la qualità dei musicisti non è certo dilettantesca, sia nel caso dei più navigati, sia nel caso di giovani emergenti, insomma Roma brucia! Il disco fra l’altro riporta ai primi anni del punk quando le compilation che circolavano erano molte e contribuirono a far conoscere le migliori realtà dell’ underground.

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/rock-these-ancient-ruins-mamma-romas-kids

Grey Clouds Monolith: “Grey Clouds Monolith” (2020)Un viaggio dentro il lato oscuro è quello che orchestrano Andrea Bellucci e Ivan Battaglia, nomi noti della scena dark ambient, in questo loro progetto a nome Gray Clouds Monolyth. Il primo brano, Memories Fades In Dust, ti investe con ondate d suoni profondi e tenebrosi cui fanno da contraltare voci umane sussurrate, inintelligibili che accrescono il senso di mistero che aleggia e che continuerà, secondo i canoni del genere, per tutte le altre sei tracce, nelle quali al flusso ipnotico e claustrofobico delle ondate elettroniche si accompagnano suoni derivati dall’industrial e dalla musica concreta. L’effetto è quello di avvolgere in un’atmosfera enigmatica che dialoga con il nostro subconscio, con le nostre angosce e la nostra memoria più recondita. Nel comunicato stampa il duo dichiara che “Obiettivo del progetto è quello di creare un flusso sonoro in continua evoluzione che raccontasse o suggerisse degli stati d animo particolari, un viaggio in qualche luogo del proprio subconscio, dove difficilmente ci si avventura“. L’obiettivo mi sembra pienamente raggiunto, in particolare in Medusa’s Breath, dove fra clangori, rumori, tintinnii è il suono profondo e ancestrale di un respiro, quello della pericolosa Medusa, a creare tensione e inquietudine. Pubblica la Toten Schwan, il cd è reperibile sulla pagina bandcamp.

https://totenschwan.bandcamp.com/album/tsr-116-grey-clouds-monolith

Andrea Zanza Zingoni: “”Quattro Passi col Fantasma” (2020)L’anno passato Zingoni ci aveva regalato con Dormire Sonni tranquilli un ottimo esempio di cantautorato intelligente e musicalmente affascinante, ora, complice il lockdown, ci sorprende con questo ep di quattro brani realizzato in totale solitudine e che si discosta dalle atmosfere sognanti e psichedeliche del disco precedente. Si inizia con 0202, con un battere monotono ma in levare, un accordo di chitarra che si ripete straniante e ipnotico, e poi è un susseguirsi di droni e di tensione crescente che scema soltanto alla fine e che ti lascia un senso di palpitante inquietudine. Si finisce con i 9 minuti di 2020 che sin dal titolo stabilisce un legame con il brano di apertura, qui Andrea Zingoni dà fondo all’esplorazione attraverso riverberi, droni, loop creando un paesaggio sonoro oscuro e notturno che a tratti sfocia nel dark ambient, sarà suggestione, ma quando lo ascolto immagino una colonna sonora perfetta per le strane e non sempre piacevoli sensazioni che durante la chiusura provocava. Girare per città spopolate in cui i rari passanti cambiavano torvi cercando di scansare gli altri. Nel mezzo, Prima il Sabato che inizia fosca e metallica, poi un delicato arpeggio di chitarra ne attenua i toni, per finire con la voce salmodiante (altro brano bellissimo è Perugia): qui siamo vicini alle ballate presenti in “Dormire Sonni tranquilli”, prevalgono i suoni acustici degli arpeggi delle chitarre e del flauto, l’atmosfera è intrisa di magia e mistero fra folk psichedelico e cantautorato. Questo corposo ep, circa 25 minuti, conferma le qualità di questo autore appartato che meriterebbe ben altra attenzione, il disco è autoprodotto e può essere richiesto allAutore.

Paolo Doesn’t Play With Us: “Muffled Heart Sounds” (2020). Nel loro secondo lavoro i Paolo Doesn’t Play With Us rendono ci trasportano in un universo folk che scivola fra il dream pop e la psichedelia. Prevalgono le atmosfere bucoliche ora quasi misticheggianti, ora venate di delicata malinconia, come ad esempio nell’intensa Another Lane, il cui tono è determinato da una slide languida intrisa di tramonti e orizzonti lontani. La band è ora un trio infatti, alle due fondatrici, Giulia Meci (voce, chitarre) e Matu Maini (voce, chitarre, banjo, mandolino) si è aggiunto il percussionista e batterista Tommy Ruggero, il cui apporto ha arricchito il sound anche con venature etno e poliritmie. Se è proprio l’intreccio delle due voci femminili che si armonizzano con grazia a caratterizzare “Muffled Heart Sounds” creando melodie eleganti e affascinanti, altro elemento a favore di questo bel disco sono gli arrangiamenti che sapientemente sanno dare il massimo dell’emozione e dell’espressività ai singoli strumenti, creando un suono ricco e dalle molteplici sfumature. Si pensi al banjo in This Rain, che se da un lato dà coloriture rurali dall’altra ha un originale sapore mistico e orientaleggiante, ma anche al suggestivo intreccio delle varie corde negli arpeggi della suggestiva e westcoastiana Mother, mentre il violino di Alessandro Cosentino impreziosisce la nervosa Behind the Curtain Go Beyond che rappresenta invece il vertice della ricerca vocale delle due cantanti impegnate a tener testa alle cascate di note della chitarra e del mandolino. Dieci le tracce di un disco ben suonato, interpretato, arrangiato e che non indulge troppo nell’intimismo, ma sceglie la strada di una ricerca creativa e originale che si dimostra vincente.

Ginah: “Meccanica” (2019) – di Alessandro FreschiUna falegnameria è la loro sala-prove, ricerca e sperimentazione il loro credo artistico. Realizzano suggestivi paesaggi sonori traendo spunto dal territorio che li circonda, tratteggiando l’incantato verde della collina e l’algido grigiore delle zone industriali. Si intitola Meccanica ed arriva ad un lustro esatto dal convincente debut-act Sorry for the Delay”, il secondo lavoro del trio trevigiano Ginah. Rigorosamente registrate in presa diretta al netto di overdubbing aggiuntive, le cinque composizioni integralmente strumentali custodiscono un’anima narrativa rarefatta ed ipnotica, nella quale regnano incontrastati riverberi elettrificati e suggestivi orditi circolari. Tra post-rock e psichedelia, energiche progressioni ritmiche e marmorei squarci ambient, l’album procede nel suo spontaneo incedere (si ascoltino con attenzione passaggi quali Primavera e la title-track) raggiungendo il climax con i quattordici minuti del monumentale epilogo Polvere, persuasiva commistione tra tecnica ed ispirazione. La label Garage Records, fedele compagna di viaggio del combo veneto, per l’occasione conferma l’azzeccato format di distribuzione sperimentato con il full-lenght d’esordio (vinile più compact), valore aggiunto a un progetto brillantemente attuale ed in costante evoluzione.

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