Lynyrd Skynyrd: quando la sfortuna ci vede benissimo – Claudio Trezzani

La sfortuna, purtroppo, è stata spesso la protagonista della storia di una delle band più importanti della storia della musica americana che, assieme alla Allman Brothers Band, ha di fatto inventato un modo di fare rock e blues che oggi tutti chiamano Southern RockSono passati quarantanni anni dalla notte in cui i sogni di questo gruppo di ragazzi e ragazze di Jacksonville, Florida si sono spezzati, da quel 20 ottobre 1977 nel quale, a causa di un incidente aereo nei pressi di Gillsburg, Mississippi, persero la vita il cantante e leader Ronnie Van Zant, il chitarrista cantante Steve Gaines, la sorella corista Cassie Gaines, l’assistente organizzatore del tour Dean Kilpatrick e i due piloti. Mentre gli altri componenti della band ebbero gravi ferite ma riuscirono a sopravvivere. Allen Collins subì la rottura di una vertebra cervicale, Leon Wilkeson rischiò amputazione di un arto ed ebbe un polmone perforato e Gary Rossington due fratture abbastanza serie. Una tragedia proprio mentre finalmente il gruppo stava per raccogliere i meritati frutti. Cinque dischi da studio pieni di capolavori assoluti e un disco dal vivo considerato uno dei migliori di sempre. Tragedia che non pose fine alla storia dei Lynyrd Skynyrd ma ne minò seriamente il futuro. Una storia cominciata nel lontanissimo 1964, quando un gruppo di amici di scuola, Ronnie Van Zant, Allen Collins e Gary Rossington (influenzato dalla British Invasion), decisero di mettere su una band come si usava all’epoca soprattutto negli States, con il nome di The Noble Five prima e di My Backyard successivamente. La piccola svolta avvenne dopo aver vinto un concorso. Coi soldi del premio si permisero la registrazione di due pezzi, molto grezzi ma che diedero l’opportunità alla nascente band di aumentare la propria visibilità e di cominciare a diventare opening-band per il gruppo californiano di rock psichedelico Strawberry Alarm Clock. Fin da subito fu chiaro che le influenze della loro musica, oltre che dalle grandi band britanniche, prendevano spunto anche dalla musica del sud degli Stati Uniti, country bluegrass rockabilly swamp e blues del Delta. Come già stavano cominciando a fare con successo i fratelli Allman in quel di Macon, Georgia… ma questa è un’altra storia. La leadership era delineata nel gruppo e, proprio il leader Van Zant, nel 1970, prese la decisione di cambiare il nome della band e, dopo aver scartato varie possibilità, si decise di chiamarsi Leonard Skinnerd, una sarcastica dedica al professore che più di tutti nella loro scuola, la Robert E. Lee High School, osteggiava i “capelloni”. Nome che fu poi modificato appena prima della pubblicazione del loro primo album storpiandolo in Lynyrd Skynyrd, usando l’ortografia della pronuncia del nome. L’inimicizia fra la band e il professore durò poco e si trasformò in un’amicizia duratura. Trovato il nome, la band si affannò nella ricerca di un produttore che ne promuovesse il sound e la scelta ricadde sul concittadino Pat Armstrong, che aveva appena fondato una casa di distribuzione, la Hustle. I primi anni 70 furono per loro colmi di un’attività live intensa, caratterizzati da esibizioni potenti e selvagge in tutto il sud dell’Unione… ma furono anche gli anni di continui cambi di formazione, anche a causa del carattere non troppo conciliante soprattutto di Ronnie Van Zant. Cambi che avvennero anche durante le famose sessions agli altrettanto famosi studios di Muscle Shoals. Ultimo fra i quali il tastierista Bill Powell, ragazzo delle consegne di materiale, notato per caso mentre si esibiva furtivamente al pianoforte degli studi. La band era ormai al completo e, durante un’altra delle sue fumigante esibizioni live, venne notata dal produttore musicista e compositore Al Kooper, che non perse tempo a metterli sotto contratto per l’etichetta Sound of the South, di proprietà della MCA. La svolta della loro carriera, insomma, avvenne proprio grazie all’incontro con Kooper. Il primo album, che aveva nel titolo la spiegazione della pronuncia dello strambo nome, “Lynyrd Skynyrd (Pronounced ‘lĕh-‘nérd ‘skin-‘nérd)”, uscì nell’agosto 1973 e fu da subito molto apprezzato dalla critica e dal pubblico. A posteriori possiamo certamente affermare che con brani come Gimme Three Steps, Tuesday’s Gone e, soprattutto, la meravigliosa jam di Free Bird (sentita e doverosa dedica al genio appena scomparso Duane Allman) era nato un genere: il southern rockOgni brano andrebbe citato, ma non si può tralasciare la stupenda Simple Man, una dolce ballata sui consigli della nonna e della mamma… ma anche una rivendicazione dello stile di vita “del sud”. Il dado era tratto, ora la band era pronta a spiccare il volo e, anche le le altre più affermate formazioni, volevano i Lynyrd Skynyrd come apripista dei concerti, come accadde con il tour di Quadrophenia degli Who di Pete Townsend che rimase folgorato dalle loro esibizioni live. Tutto era apparecchiato per il bis del successo nel secondo album. L’attesa non fu vana, perché nel 1974 la band diede alle stampe “Second Helping” e, se possibile, riuscì a superarsi. Con il fondamentale apporto del chitarrista Ed King nella stesura dei brani, i Lynyrd Skynyrd affinarono il loro sound, che diventò un marchio di fabbrica e un ulteriore salto di qualità fecero anche i testi, sempre originali divagazioni su temi socio-politici “pesanti”, non da canzonetta. Il brano di apertura del disco ora è l’inno degli stati del Sud, una canzone che è la fusione perfetta di tutta la musica che ha reso celebri gli studi di Muscle Shoals, dove quel riff indiavolato ha avuto origine. Sweet Home Alabama ha nel testo una non tanto velata dedica a  Neil Young, che con le sue due canzoni, Southern Man e Alabama, aveva apertamente e duramente criticato il sud degli Stati Uniti e i suoi abitanti, generalizzando e stereotipando le loro usanze e i loro pensieri. Una canzone-bandiera che ancora, anzi oggi ancor di più, i Lynyrd Skynyrd sventolano in giro per il mondo con un orgoglio tipicamente “southern”. Nel disco non è solo questa canzone a colpire, anche se è certamente la migliore. tutto l’album suona perfetto… dalla meravigliosa The Ballad of Curtis Loew alla cover del pezzo Call Me The Breeze di JJ Cale, alla sentita dedica per la loro terra e la loro musica in Swamp Music, altro manifesto southern. Un disco perfetto. Finalmente i Lynyrd Skynyrd intrapresero un grande tour americano come headliner e riscuotere il successo meritato che, però, portò ad un nuovo scossone fra i membri. A causa di questa tournée stressante e stancante, il batterista Bob Burns lasciò la band e venne subito sostituito da Artymus Pyle, con le registrazioni per il loro terzo album alle porte. Nuthin’ Fancy” uscì nel 1975 ed ebbe un discreto successo, entrando nella top ten, tuttavia non raggiunse le vette compositive del precedente inarrivabile capolavoro. Certamente degne di nota la canzone di apertura Saturday Night Special, un bel pezzo sostenuto da un riff di chitarra molto corposo e da un bell’assolo finale e, sicuramente, la ballad Am I Losin’. Il pezzo più convincente e più dal carattere “Lynyrd” del lotto, con un testo sulla perdita di una persona cara. Quando si pensava che la formazione si fosse assestata e i problemi di convivenza fra i membri e il produttore fossero finalmente superati, ecco un’altra rivoluzione: il produttore che li aveva spinti fino ad allora e scoperti, Al Kooper e il chitarrista Ed King, lasciarono la band per inconciliabili divergenze, soprattutto con Ronnie. Il successivo album, Gimme Back My Bullets” del 1976, risentì in maniera decisiva di questi repentini cambiamenti, le ricerche per il terzo chitarrista non portarono frutti e le uniche aggiunte “ufficiali” furono le coriste Cassie Gaines, Lesile Hawkins e Deborah Jo “JoJo” Billingsley: le Honkettes. Il suono del disco si fa più duro dei precedenti già dalla traccia di apertura e title-track, una canzone pesante anche nel testo, dove si parla di alcolismo e solitudine… ma il disco non regala altre canzoni indimenticabili. Nonostante si cercò ispirazione registrandolo in parte nei Capricorn Studios, casa dei fratelli Allman, questa venne meno in gran parte dei pezzi del disco…. e le basse vendite furono logica conseguenza di questa negatività. Bisognava per forza trovare qualcosa per dare una scossa creativa alla band e, dopo estenuanti riunioni e ricerche, si decise di assumere un terzo chitarrista per ricreare quel wall of sound chitarristico” ormai marchio di fabbrica dei ragazzi di Jacksonville. La scelta ricadde sul fratello della corista Cassie Gaines, Steve. Il nuovo membro fu come una scossa elettrica e la band rifiorì dando alle stampe un doppio album dal vivo, registrato al Fox Theatre di Atlanta. Uno dei dischi live più belli di tutti i tempi: One More From The Road” e, dopo una esibizione pazzesca a Knebworth, la band era definitivamente tornata quella che aveva lasciato tutti senza fiato con i primi due dischi. Il destino però sembrava avere un conto in sospeso con questi ragazzi, che non appena raggiunto il meritato successo, in maniera davvero scoraggiante sentirono la sfortuna accanirsi. I chitarristi Collins e Rossington ebbero due terribili incidenti in auto e costrinsero la band a fermare la loro intensa attività live. Piano piano si rimisero in piedi e decisero di entrare in sala di registrazione per dare seguito alla ritrovata vena compositiva data dal nuovo membro Steve Gaines. Purtroppo non sapevano che Street Survivors”, prodotto da Tom Crowd e registrato in tre diversi studi (i Criteria Studios di Miami, lo Studio One di Doraville e i Muscle Shoals Sound Studios) sarebbe stato il loro testamento artistico. Venne pubblicato infatti appena tre giorni prima del tragico incidente aereo e con una copertina che, in maniera assai sinistra e profetica, ritraeva la band avvolta dalle fiamme (copertina poi cambiata in segno di rispetto nelle edizioni successive). Il disco fu un successo di vendite fin da subito grazie all’attacco entusiasmante di What’s Your Name, un brano chitarristico come non ne scrivevano da tempo, con le liriche che parlavano della vita di strada di Van Zant, un classico ancora oggi. Stupenda anche la successiva That Smell, il cui testo è ispirato dai due terribili incidenti occorsi ai due chitarristi, dove le chitarre si inseguono e si apprezza il drumming spettacolare di Pyle. Riuscitissima la cover di Merle Haggard Honky Tonk Night Time Man anche suonando un movimentato country d’autore la band è convincente e le chitarre fanno un lavoro superlativo, così come nella blueseggiante Ain’t No Good Life, posta a chiusura di un lavoro davvero ottimo. Purtroppo, tre giorni dopo l’uscita, quel maledetto aereo si schiantò nella palude e un gruppo leggendario che aveva ancora moltissimo da dare, venne spazzato via in una notte. La band si sciolse e nessuno dei superstiti salì più su un palco, salvo un’apparizione nel 1979. I Lynyrd Skynyrd vennero poi riformati dal fratello di Van Zant, Johnny. Tutt’ora, dopo che la sfortuna si è abbattuta ancora parecchie volte su di loro (morti improvvise, cambi di formazione e cause legali dovuti alle royalties) la band, con orgoglio e con qualità compositiva ancora ottima, porge al vento la bandiera del southern rock. La sfortuna con questi ragazzi ci ha visto benissimo e non sapremo mai cosa potevano diventare coi membri originali al loro posto, ma la nostra fortuna è che, comunque, quello che ci hanno regalato è tantissimo. Vi consigliamo, tra i tanti, cinque brani fondamentali dei Lynyrd Skynyrd che ci aiutano a ricordarli, anche se, ovviamente, la cosa giusta è il recupero di tutta la loro discografia pre e post 1977

Free Bird, Sweet Home Alabama, The Ballad of Curtis Loewe, Simple Man, What’s Your Name“It’s time for South to rise again baby!” Buon Ascolto.

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