Lynyrd Skynyrd: La rivoluzione “Sudista” – di Daniele Vasco

La scena musicale americana è stata testimone della nascita di tantissimi generi e stili diversi….
Il Blues, il Jazz, il Country, il Rock e via di dicendo fino alle moderne versioni dell‘Heavy-Metal e affini. Ricordate cosa disse Muddy Waters: “Il Blues ha un figlio e questo figlio si chiama Rock n’ Roll.”; ebbene, non soltanto il Blues divenne papà di un nuovo genere, ma lo stesso Rock n’ Roll diede i natali a diversi generi musicali.
Le sperimentazioni, le unioni tra stili tra loro apparentemente distanti (tentativi riusciti e altri dimenticati) hanno portato ad una moltitudine di ritmi e suoni che hanno permesso alla musica moderna di espandere i propri confini.
Dall’unione artistica del Blues, del Country e di due figli del Blues (il Rock e il suo diretto discendente, l’Hard-Rock) all’inizio degli anni ’70, si assiste all’esplosione di un nuovo fenomeno: il Rock Sudista, noto a tutti come Southern Rock. Un nuovo stile, che si presentava sotto una veste aggressiva, forte, cruda, melodica che voleva esprimere tutta la forza, lo stile di vita e a volte anche gli stereotipi degli Stati Confederati del Sud. Nuova musica e nuovi artisti sotto molti aspetti.
Uno stile che cercava d’imporsi come mondo a parte, influente e duraturo. Una fucina che ha visto crescere formazioni e solisti come The Allaman Brothers Band, Blackfoot, Elvin Bishop, Eddie Hinton, Molly Hatchet, The Marshall Tucker Band, Gov’t Mule, Black CrowesSteve Earle e parecchi altri.
Tra questi, spiccarono subito per stile e tenacia un gruppo di giovani di Jacksonville, nel Nord della Florida, in quell’area confinante con lo Stato della Georgia. Conosciuti inizialmente con il nome di One Percent, dopo soli tre anni dalla loro formazione (1970), cambieranno il nome in Lynyrd Skynyrd, dando vita a una storia che li portò sugli altari.

Come per molti altri gruppi loro contemporanei, anche la carriera dei Lynyrd Skynyrd (il cui nome, si narra essere una storpiatura irriverente del nome e cognome del preside che i due fondatori del gruppo, Ronnie Van Zant e Gary Rossington, avevano a scuola… tale Leonard Skinner) sarà costellata di successi e insuccessi, tragedie personali e insperate rinascite.
Il loro disco d’esordio, dal titolo omonimo “Lynyrd Skynyrd” (il sottotitolo, onde evitare errori indica in copertina l’esatta fonetica: ‘lĕh-‘nérd ‘skin-‘nérd) viene pubblicato dalla MCA nel 1973.
Lo stile della Band si rivelò fin da subito. A differenza di altri gruppi della scena Southern, più incentrati verso il Blues o verso il Rock duro, gli Skynyrd imposero il loro personale sound: una commistione di Boogie, Rock e melodie incendiarie e aggressive, che portavano alla luce le storie del Sud… con i suoi sentimenti, le sue frustrazioni e la sua fortissima identità. Il primo disco del gruppo ne è una grande testimonianza. Un documento sonoro dove la voce di Ronnie Van Zant (primo front-man della Band tragicamente scomparso in un incidente aereo che distruggerà le vite del gruppo, rischiando di chiuderne la carriera all’esordio) narra la voglia di vita e riscatto che si respirava in quegli anni.

Un disco ormai consegnato alla Storia del Rock, grazie anche all’attenta produzione di un altro baluardo della musica americana… Al Krooper.
In un’altalena di pugni e carezze, la Band riesce ad inanellare una serie di canzoni indimenticabili:
Tuesday’s Gone, Poison Whiskey, I ain’t the One, Mississippi Kid e, infine, con i suoi 9 minuti di durata, la leggendaria Free Bird… forse la canzone più delicata ed emozionante che i Lynyrd Skynyrd hanno composto.
Un disco che disegna una linea di confine con l’imperante Rock-Blues di derivazione inglese e la nativa scena hard-rock. Un album imitato da molti ma inimitabile allo stesso tempo. Nello scorrere delle 8 tracce, questo disco si rivela perfetto, da ascoltare all’infinito, senza stancarsene mai.

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