I LUPANARI – di Roxanne Cornaille –

Ovidio narra che, durante il regno di Romolo, ci fu un lungo periodo di sterilità femminile.
Le coppie romane cercarono di risolvere il problema, andando in processione fino ai piedi dell’Esquilino e in quel luogo, il bosco sacro di Giunone, fecero le loro suppliche.
Le foglie degli alberi mossero le loro fronde e il loro stormire diede voce alla dea:
“ Le donne romane devono essere penetrate da un sacro caprone.”
Un augure etrusco, trovandosi sul posto giusto per interpretare l’oracolo, placò gli animi stupefatti e sgomenti delle donne convenute. Spiegò loro cosa Giunone intendesse: si sarebbe dovuto sacrificare un caprone dal cui vello, poi, si sarebbero fabbricate delle strisce che, come fruste, avrebbero colpito la schiena delle donne infeconde. Difatti , dopo avere effettuato il rito, le donne partorirono esattamente dopo dieci mesi lunari.
Va precisato che, prima di tali avvenimenti, dalle parti dei Castelli Romani, le sacerdotesse dedite al culto italico della dea lupa, si vestivano con la sola pelle di lupo, ululavano all’interno dei loro templi e praticavano la prostituzione sacra.
A poco a poco, dopo i fatti descritti da Ovidio, la dea lupa fu soppiantata da una divinità maschile: il dio Lupesco, mezzo lupo e mezzo caprone.
In suo onore si svolgevano i riti dei lupercali: giovani seminudi che correvano coperti solamente con le pelli delle capre sacrificate; durante la loro corsa colpivano con delle strisce di pelliccia caprina le donne del Palatino per purificale e renderle fertili.
Intanto anche la prostituzione sacra era stata vietata; però le prostitute mercenarie continuavano a fare l’ululato del lupo, per attirare clienti; da qui il termine lupanari, luoghi dove abitano le lupanare. Termine giunto e usato ai nostri giorni.

lupanari prima

Illustrazione: el cordobès © Tutti i diritti riservati

3 pensieri riguardo “I LUPANARI – di Roxanne Cornaille –

  • Dicembre 21, 2014 in 8:52 pm
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    riti che l’uomo ancora pratica.
    cambia la forma, ma il concetto di fondo rimane.
    in fin dei conti siamo poca cosa….

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  • Dicembre 22, 2014 in 9:05 am
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    si …. siamo poca cosa; basta pensare in termini di tempo: quanto dura la vita di un uomo rispetto a quella della terra? Poi siamo esseri limitati e imperfetti. Personalmente preferisco una persona per i suoi difetti, perché è negli sbagli che puoi scorgere l’umanità.
    Poi, come dici giustamente tu, certi riti cambiano veste, ma hanno pur sempre lo stesso fine e significato.

    Rispondi
  • Dicembre 22, 2014 in 7:33 pm
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    chissà se la fertilità era davvero lo scopo
    ora meno, direi.. 🙂

    Rispondi

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