Lucio Quarantotto: “L’Ultima Nuvola sui Cieli d’Italia” (1990) – di Alessandro Freschi

Quando sono solo, sogno all’orizzonte, e mancan le parole. Sì lo so che non c’è luce in una stanza quando manca il sole… Con te partirò. Paesi che non ho mai veduto e vissuto con te. Adesso sì li vivrò’. In virtù del trionfo conseguito nell’edizione dell’anno precedente (Il Mare Calmo della Sera – prima classificata nella categoria Nuove Proposte), nel 1995 Andrea Bocelli ritorna a calcare da ‘Big’ il proscenio dello storico Teatro Ariston di Sanremo. Presenta Con Te Partirò, motivo che oscilla tra vigorosi orditi operistici ed orecchiabili battiti pop che sebbene non vada oltre un, seppur onorevole, piazzamento a ridosso del podio della kermesse ben presto diviene successo di caratura internazionale, favorendo l’esportazione dei suggestivi registri tenorili dell’artista di Lajatico aldilà dei confini italici. Se la composizione della musica è opera di Francesco Sartori, già tastierista delle storiche Orme nel post Pagliuca, la stesura del testo è da ascrivere ad un paroliere di origini venete che vanta la realizzazione di un trittico di album di assoluto spessore nel decennio ottanta: Lucio Quarantotto. Navigando sul web è praticamente impossibile rinvenire riflessi filmati riguardanti questo talentuoso, quanto fragile compositore vittima di un gesto suicida nel Luglio 2012. Se non fosse per una fugace clip nella quale è ripreso al fianco di Caterina Caselli nel Concerto del Primo Maggio 1990, ad oggi di lui non avremmo alcuna testimonianza video. Ed è forse anche per questo che oggi in pochi se lo ricordano.
Gli anni settanta stanno volgendo al termine, ed il poco più che ventenne Lucio Quarantotto riesce in modo rocambolesco nell’impresa di attirare su di sé le attenzioni del grande Faber De André. Dopo avergli fatto pervenire tramite un road manager una musicassetta di registrazioni domestiche (con un vero e proprio lancio sul palco) viene contattato dal cantautore stesso che, incuriosito dagli amatoriali demos, non indugia nell’affidarlo alle cure dell’affermato discografico Alessandro Colombini. produttore dei primi album di Banco del Mutuo Soccorso e Edoardo Bennato nonché di “Come è Profondo il Mare” (1977) di Lucio Dalla, “Amore Caro Amore Bello” di Bruno Lauzi ed a partire dagli anni ottanta dei lavori targati Antonello Venditti. Dalla collaborazione tra 48 (è in forma numerica che compare il cognome sulla cover del debut act) e il co-responsabile della Spaghetti Records (gli altri sono l’ex Rokes Shel Shapiro e Silvio Crippa) prende forma “Di Mattina, Molto Presto” (1983), lavoro poetico dalla tematiche dolorose che, sorretto dagli orditi musicali di Piercarlo D’Amato, si rivela persuasivo biglietto da visita tanto da aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento ‘Migliore Opera Prima’ al Premio Tenco dello stesso anno.
Un ottimo impatto che sprona l’etichetta meneghina ad investire in una dispendiosa ‘macchina promozionale’ nel tentativo di amplificare da subito la visibilità dell’opera di Lucio. È a questo punto che però inizia a manifestarsi l’indole problematica dell’artista veneziano, schiva e poco propensa all’esibizione in pubblico. Una ‘invisibilità indotta’ poco gradita all’interno del ‘carrozzone musicale’ nazionale, inconfutabilmente deleteria ai fini di qualsiasi consacrazione. Se eviti i programmi televisivi, non ti esibisci dal vivo, per il circo mediatico non esisti e, soprattutto, non vendi dischi. Così gli investimenti iniziali vengono inesorabilmente ridimensionati, il budget rivisto e corretto. Il lavoro che ne segue (“Ehi Là.” del 1986) si colloca perfettamente sulla scia del suo predecessore, confermando i feedback positivi da parte della critica ed una scarsissima riuscita dal punto commerciale rendendo inevitabile la separazione da Colombini. Nel 1988 Franco Battiato fa la sua comparsa sul cammino di Quarantotto commissionandogli la scrittura di alcuni brani ed invitando a comparire nei suoi “Racconti d’Oriente” con I Tempi Indù. Il cantautore di Jonia ha nelle mire di produrre un nuovo lavoro di Lucio (che nel frattempo ritorna al Premio Tenco con Tripoli, performance nella quale si accompagna ritmicamente percuotendo un secchio) ma di lì a poco la sua etichetta privata L’Ottava è costretta a chiudere i battenti. L’intuizione di girare la realizzazione del disco inedito (stavolta siglato con il cognome anagrafico) all’amica Caterina Caselli si rivela vincente; il leggendario ‘Casco d’Oro della Musica Italiana’ punta fermamente sulle geniali qualità autoriali di Quarantotto e nell’album “Amada Mia” (1990) che segna il ritorno sulla scena dopo il Sanremo 1989 include E Se Questa Fosse l’Ultima scritta dallo stesso Lucio.
Questo brano, insieme alle tracce del progetto ispirato da Battiato, va a costituire buona parte della scaletta di “L’Ultima Nuvola sui Cieli d’Italia”, album che la Sugar distribuisce nel 1990. Un lavoro decisamente curato, imbastito sulla recita baritonale e sofferta dello spigoloso mestrino e le musiche degli amici D’Amato e Sartori. Testi visionari, a tratti profetici, che racchiudono le insicurezze e le depressioni che albergano nella testa e nell’anima di chi le ha vagheggiate, sempre più ai ferri corti con il mondo intero. Lontano dai riflettori, perpetuamente riluttante all’ostentazione dell’apparenza, intrappolato negli anfratti di una creatività pericolosa. Brani come Viaggiando verso Jesolo (‘L’anziano che guidava diceva “in questo mondo materiale perché c’é la vita ?”’), Come le Onde o Tripoli (‘Avete per caso il disco di uno che si dice Quarantotto? No, ma lo conosciamo bene è quello matto. Allora mi guardai allo specchio e dissi: sono matto perché piove? Matto perché piove forte?‘) scintillano come piccoli gioielli ma al momento restano dispersi nel nulla, ostaggio di ristampe mai realmente troppo desiderate. Peccato perché nell’epoca dell’esaltazione del modello irreale sarebbe quanto mai provvidenziale provvedere al recupero di quei canovacci tessuti dal talento cristallino di colui che era stato capace di trascrivere con l’inchiostro le proprie alienazioni nevrotiche. Un fato infausto lega Quarantotto ad un altro originale compositore passato alla corte di “Donna Caterina“, quel Franco Fanigliulo che tra le trame del successo maggiore aveva predetto la causa delle sua prematura dipartita (‘Ho un nano nel cervello, un ictus celebrale’). Lucio, in Viaggiando verso Jesolo, recita ‘Io penso che finito questo me ne andrò nel vuoto. Me ne cadrò in silenzio’. Il silenzio assordante di un soleggiato martedì di Luglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: