Lucio Dalla: “Non sono matto (o la capra Elisabetta)” (1970) – di Rosanna Cornaglia

Anni fa girava per l’Italia una mostra fotografica di Carlo Massarini allestita con alcune delle fotografie da lui scattate nel corso degli anni d’attività come critico musicale, dj e commentatore di musica rock. Tra le molte, in particolare ci colpì una foto di Lucio Dalla. Lui piccolino assieme a un gruppo di stangoni, giocatori di una squadra di pallacanestro… coppola in testa, occhialoni da vista e sguardo da bambino impaurito. Autoironia… è questo che ha sempre saputo fare molto bene. D’altra parte al pubblico piaceva anche per questa sua qualità, che mostrava prepotentemente agli albori della sua carriera. In quel periodo i connotati del suo carattere, taciturno ma determinato e deciso ad abbattere i modelli stereotipati della scena musicale dell’epoca, facevano ben sperare in un minimo di cambiamento nella mentalità e nei costumi di quell’Italietta addormentata degli anni 60. Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943… questa data diventerà il titolo di una sua famosa canzone, conosciuta anche come Gesù Bambino.
Dalla è stato un cantautore apprezzato, ben voluto e seguito da moltissimi fan, soprattutto durante l’ultima parte della sua carriera artistica. Molti però rimangono affezionati al cantautore degli esordi, quando la sua bravura non era poi così tanto compresa. molti infatti pensano che la sua originalità artistica forse era molto più accentuata allora.
Lucio la passione per la musica ce l’aveva da quando era appena un ragazzino.Studia clarinetto e la sua competenza musicale spazia dalla musica tradizionale emiliana al jazz di New OrleansMolto giovane si esibisce per locali… liscio nelle sale da ballo della sua Terra e jazz nell’atmosfera più intellettuale e snob della Capitale. Inizia con la Reno Jazz Gang, poi passa alla Second Roman New Orleans Jazz Band e infine arriva ai Flippers.
Dalla è un clarinettista in gamba e un cantante sperimentale e si avvale di un suo particolare stile di canto fin lì sconosciuto agli italiani: vocalizzi alla Louis Armstrong (la voce che contrappunta, senza testo, usando suoni che imitano uno strumento); una voce portata al limite (a un passo dalla stecca), una “black voice” che prende a modello i mostri sacri del “funk and soul” come James Brown, Marvin Gaye, Rufus Thomas e altri. 
Credendo di avere individuato in Dalla il primo cantante soul da poter proporre al pubblico italiano, Gino Paoli lo sprona e lo avvia alla carriera musicale come solista… Il risultato è scoraggiante. 
Durante il “Cantagiro1965 di applausi ce ne sono ben pochi. Riceve invece tanti fischi, insulti e pomodori.
In un’occasione dal pubblico gli tirano una mela che lo colpisce al petto, facendogli mancare il fiato per il dolore: tiene duro e continua facendo finta di cantare. In realtà è uno del coro che si esibisce al posto suo, ma nessuno se ne accorge. Da questo episodio si può cogliere la forza d’animo di questo artista, che prosegue per la sua strada scontroso, tenace e provocatorio com’è; è difficile quindi farlo accettare dagli italiani ancora abituati a Nilla Pizzi o, al massimo, a Gigliola Cinguetti. Il percorso, anche se arduo, prosegue. 
Nel 1966 lo troviamo a Sanremo, abbinato agli Yardbird, con una canzone molto innovativa, Paff… Bum (titolo che rimanda al battito cardiaco accelerato del cuore, quando incontra la ragazza che lo fa appunto palpitare); anche questo sarà un esperimento che si perderà nel nulla, il pubblico passa oltre e non apprezza. Sempre nel 1966 pubblica il suo primo album con la band degli Idoli, “1999“. Un disco eclettico ma fortemente jazz-popIl brano che darà lustro all’album è Tutto il male del mondo (trent’anni dopo ribattezzato Amici) e vari esperimenti veramente innovativi e pretenziosi (Quando ero soldato e LSD). Il disco non è compreso e si rivela un flop discografico. Lucio qui ha un attimo di sbandamento: deve lasciar perdere con i suoi brani dal suond ostico e dai testi dissacranti per lasciarsi ammagliare da facili guadagni, utilizzando le musiche proposte dalle case discografiche? Sceglie la strada più tortuosa. Nel 1967 lo ritroviamo a Sanremo. Questa volta in coppia con i Rokes. Il brano che propongono diventerà famosissimo: Bisogna saper perdere.
Nello stesso anno Dalla è a Milano a far da spalla a Jimi Hendrix
Brani come Lucio dove vai (pezzo in cui si prende in giro) e Il cielo fanno vibrare l’anima di molti. In queste canzoni, come in altre, si coglie distintamente il grande talento dell’artista poliedrico. La sua capacità e la sua caparbietà gli regaleranno la notorietà nel 1970. Il suo primo successo però è da compositore e non da interprete. Regalerà a Gianni Morandi la sua Occhi di ragazza che per molto tempo resterà al top delle classificheA questo punto il pubblico è pronto per il nuovo album, “Terra di Gaibola” (1970), nel quale troviamo le canzoni più importanti del periodo: Sylvie e Dolce Susanna, interpretata alcuni mesi dopo l’uscita dell’album da un Ron giovanissimo. Così, la Gaibola, frazione dei colli di Bologna, diventò un luogo magico ma anche maledetto, come racconta Non sono matto (o la capra Elisabetta), storia di un “delitto passionale“, come si chiamava allora, dove si coglie appieno la scrittura di Lucio, con un testo indissolubilmente legato alla tradizione dei cantastorie della sua Terra ma anche al suo personalissimo incedere tra le note.

Prima di tutto vorrei che fosse chiaro / che non mi sento per niente matto
ma che sono stato una volta felice / e che al momento non lo sono più
io ero il solo che ti credeva fedele / gli altri sapevano tutto di te
che te ne andavi girando le notti / mentre al bar con gli amici parlavo di te
Fu di marzo che ti incontrai / fu sempre di marzo che un bacio ti regalai
Sai ho cercato quel fazzoletto rosso / e il gran nero degli occhi tuoi
ma giù nel paese non c’è nessuna / non c’è nessuna tanto bella come te
Fu di maggio su quel ponte che Luigi mi parlò di te
e mi disse che eri sua e entro un anno all’altare ti porterà
considerai il raccolto andato male / anche la morte della capra Elisabetta
ma soprattutto il fatto che in venti anni / che in venti anni non ho riso mai
Fu di maggio su quel ponte il fiume i tuoi occhi c’era Luigi
c’erano i regali / allora presi un sasso e in due ore lo ammazzai.
Non sono matto (o la capra Elisabetta)
nota: i rumori di fondo presenti nel brano sono stati registrati (presa diretta) in un’aula di tribunale.

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