Lucio Dalla: “L’anno che verrà” (1979) – di Ginevra Ianni

Prima è venuta la radio e la televisione, poi sono arrivati i social: Facebook, Istagram, TikTok, Telegram e compagnia. Come una nuova piazza virtuale la gente si incontra, interagisce, giudica sempre, qualcuno si innamora e taluno purtroppo odia, ma comunque tutti si esprimono, parlano, votano, giudicano. Un vortice caotico di parole e immagini in cui tutto viene immesso e si mischia fino a diventare nulla, niente. In teoria la libertà di esprimersi è un diritto legittimo ma in questo spazio virtuale si corre un rischio oggettivo, più si comunica e meno si dice. Qui crolla il limite interiore di ciascun individuo: ogni cosa per esistere viene messa in mostra e quindi diviene oggetto di critica, tutto assurge alla massima o alla minima misura. In un mondo in cui ognuno per esistere deve mostrare ogni cosa, tutto diventa oggetto di giudizio ma senza giudizio, senza valutazione minima, vale solo il primo impatto: bellissimo, bruttissimo, buonissimo, cattivissimo; la propria faccia, l’auto, la pietanza, la moglie.
Come tutto, come di fatto niente, anche se in fondo si tratta solo di cose, animali e persone normali: non troppo belle né troppo brutte. Così così. Normali. Come tutto. Banali. E non è una cosa negativa. La vita è banale, talora noiosa, la salute è banale e scontata come un diritto, come i tramonti e la luce elettrica. In nome della massima velocità e del massimo coinvolgimento popolare è stato eliminato il valore del pensiero individuale, dell’elaborare un giudizio ponderato, figlio di un tempo lungo come quello usato per stendere le idee sul foglio vergando le parole a penna e rileggendo o per i più attrezzati di una volta “battendo a macchina“. Il tempo di riflettere non esiste più. Neanche per sfogliare una rivista. Un Grande, che qui non merita nemmeno di essere menzionato per non macchiarne la grandezza, sosteneva che i media danno la notizia, il giornale ci fa ragionare su. Ora non è più così e anche questa è la conseguenza della rete: nel mondo virtuale le notizie si raccontano contemporaneamente al momento in cui si verificano e questo in sé è un bene, ma anche i notiziari si sono moltiplicati, pure i quotidiani sono finiti online e spesso, prima del pezzo, scrivono quanti minuti occorrono per leggerlo. Il tempo di “Caro amico ti scrivo” non esiste più, almeno quello fatto di spazio/tempo ponderato, di giusta attesa.
Esiste ovunque una presunta massima informazione che va dalla vita privata ai fatti di cronaca e che passa talmente veloce da non consentire nulla più che un primo impatto superficiale. Senza riflessione il mondo viene raccontato sulla prima emozione: bellissimo o bruttissimo. Senza ponderazione, appunto, senza esercizio di pensiero, senza coltivare il valore di un giudizio, estetico o morale che sia. E di conseguenza nascono le figure degli haters, degli influencer, qualche Università ne fa persino corsi di laurea. Si impone la necessità di avere un maestro di pensiero, un guru che ignorando (nel senso letterale di non sapere) la pluralità e la misura di giudizio, sancisca ciò che è giustissimo o è sbagliatissimo. Molto spesso senza avere adeguata preparazione o idonea conoscenza delle cose su cui si esprimono. I Tuttologi depositari di ogni conoscenza che fanno tabula rasa delle incertezze altrui. In questo troppo pieno di immagini e giudizi, nel vuoto totale di vero pensiero, manca il Professore di italiano. Quello burbero che faceva un po’ paura e che metteva i tre… o in “non classificato” ma che quando spiegava si prendeva tutto il tempo che serve per insegnare a pensare. Quello quasi dimenticato, fuori moda, che scriveva sulla lavagna i concetti importanti da imparare a memoria e su cui riflettere da soli con la propria testa. Quanto manca… tanto come una lettera a un nostro simile che racconta ed esalta l’attesa di una risposta.

Caro amico ti scrivo  / Così mi distraggo un po’ / E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò / Da quando sei partito / C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai / Ma qualcosa ancora qui non va
Si esce poco la sera  / Compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra
E si sta senza parlare per intere settimane
E a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno / Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando / Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno
Ogni Cristo scenderà dalla croce / E anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno / Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno / E si farà l’amore ognuno come gli va
Anche i preti potranno sposarsi / Ma soltanto a un a certa età
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà / Saranno forse i troppi furbi
E i cretini di ogni età / Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
E come sono contento di essere qui in questo momento
Vedi, vedi, vedi, vedi / Vedi caro amico cosa si deve inventare
Per poter riderci sopra / Per continuare a sperare
E se quest’anno poi passasse in un istante
Vedi amico mio come diventa importante
Che in questo istante ci sia anch’io
L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
Io mi sto preparando / È questa la novità

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