Lucio Battisti: “Emozioni” Rock – di Fabrizio Medori

L’Italia non aveva assimilato affatto il rock’n’roll i vari Celentano, Gaber, Baby Gate (primo nome d’arte di Mina), non erano riusciti a staccarsi dalla melodia tradizionale.
Per costringere la poco duttile lingua italica ai ritmi d’importazione americani si era costretti a scrivere cose tipo:
“Il tuo bacio è come un rock / che ti culla col suo swing…” ed altre nefandezze del genere.
Al contrario, la Francia, per esempio, aveva una fitta schiera di cantanti, capeggiati da Johnny Halliday, che avevano integrato perfettamente il rock’n’roll con la loro lingua d’origine.
La prima vera proposta rock italiana arrivò intorno alla fine degli anni ’60 per mano di un giovanissimo
Lucio Battisti, il quale approdò alla Ricordi in qualità di chitarrista nei Campioni di Tony Dallara, e ben presto si propose, con successo, come autore di canzoni.
Secondo molti critici musicali, infatti, la fine del beat si può tranquillamente identificare con l’uscita, ed il conseguente grande successo, di “29 Settembre”, nel 1967. Composta da Battisti e Mogol, interpretata dall’Equipe 84. Il brano era, infatti, il primo tentativo di distaccarsi dal suono del “complesso”, sostituendo le chitarre e gli organi elettronici con archi e fiati, secondo l’esempio psichedelico dei soliti Beatles e di una miriade di vecchi e nuovi gruppi inglesi e americani.
Giulio Rapetti, in arte Mogol, era un paroliere di successo (“Una lacrima sul viso” per esempio) e, quando conobbe Battisti, abbandonò una sicura e comoda carriera “Sanremistica” (Aveva già vinto il Festival nel ’61, ’63 e ’65), della quale non era evidentemente contento, per gettarsi a capofitto in una nuova avventura dando vita alla più grande coppia di autori che il panorama musicale italiano abbia mai avuto. Quello di cui aveva bisogno era, come oggi ci sembra ovvio, la massima libertà espressiva.
Il risultato più significativo di questa collaborazione fu però che il migliore interprete delle canzoni composte dal duo, era proprio il ragazzo di Poggio Bustone (in provincia di Rieti), e nonostante Battisti e Mogol possano vantare interpreti che vanno da Mina a Raffaella Carrà, dall’Equipe 84 ai Dik Dik, le versioni realizzate da Battisti sono certamente le più emozionanti e sincere, quelle che maggiormente hanno fatto crescere la qualità della musica italiana.
Fin dai primi brani incisi, si capì che l’approccio dei due alla composizione (e subito dopo all’incisione di dischi da parte di Battisti) non aveva niente a che vedere con le musiche che avevano colpito i giovani negli anni precedenti… nessun accenno al rock’n’roll, nessun punto di contatto con lo “yé-yé”, una lontana, quanto inevitabile parentela, con il morente fenomeno del beat.
L’attitudine dei due, invece, sarà sempre e comunque Rock, a volte con venature soul o folk, ma sempre e comunque Rock. Scomparve, finalmente la rima cuore/amore, per dare spazio a sensazioni che andavano a colpire l’immaginazione giovanile in maniera più intima, più responsabile, meno spensierata e “vacanziera”.
L’analisi dei contenuti letterari si presta facilmente a un altro tipo di approfondimento.
Battisti, dalla metà degli anni ’70 è sempre stato considerato fascista, cosa peraltro possibilissima;
ma ciò non toglie che i suoi dischi, tanto nella musica quanto nei testi, siano portatori di un messaggio
socio-politico di indubbia matrice progressista
. Tre sono, a mio avviso, le componenti principali della poetica battistiana (volendo intendere con questo termine l’inestricabile unione fra musica e testi pubblicati a nome di Battisti, ma attribuibili in egual misura a Mogol).
Prima di tutto l’analisi, matura, attenta e tempestiva dell’evoluzione del rapporto di coppia, partendo dai turbamenti adolescenziali, raccontati in “La canzone del sole” e “Fiori rosa, fiori di pesco”, fino alla descrizione dell’ossessione per i due lati dell’infedeltà: l’avventura, ripudiata nell’omonima canzone e perdonata in
“29 Settembre”, il tradimento, subito in “Non è Francesca” e “Mi ritorni in mente” mettendo sempre in risalto però, uno spiccato carattere anti-maschilista.
Più esplicitamente politici sono invece gli altri due aspetti delle tematiche di Battisti:
una forte e costante denuncia contro il consumismo, marcatamente antiamericana e terzomondista
che influenzerà anche la parte strettamente musicale dei brani prodotti, portando gli autori a utilizzare forme musicali, strutture e suoni maggiormente legati alle musiche popolari dell’Europa meridionale.
L’altro aspetto politico di Battisti, fin dal primo periodo, è un forte attaccamento alle sorti del pianeta, quel protoecologismo che al tempo fu battezzato da Mogol “linea verde”, e che già in “Emozioni” è ben presente. Questi elementi, nonostante non possano essere sufficienti a scagionare Battisti dalle accuse di destrismo, spiegano esaurientemente come il grande popolo della sinistra giovanile italiana a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 sia stato affascinato e influenzato dai suoi dischi.
I primi passi nella discografia, Battisti li percorse quasi per sbaglio, perché la sua casa discografica, con una miopia commerciale tanto notevole quanto scontata, gli permise di incidere i primi due singoli
(“Per una lira” e “Luisa Rossi”) come una sorta di premio per avere composto un discreto numero di successi per altri artisti. La Ricordi, infatti, non spese una lira (appunto!) per la promozione dei dischi, i quali, quindi, furono stampati in poche copie, oggi ricercatissime dai collezionisti.
A partire dal 1968 però, Battisti iniziò a guadagnarsi una crescente popolarità da parte di Casa Ricordi, alla quale seguì immediatamente e sempre più intensamente, una crescente fortuna commerciale.
A cominciare da “Balla Linda”, terzo 45 giri della sua carriera, Battisti collezionerà un successo dietro l’altro…  da “Io vivrò (senza te)” a “Un’avventura”, “Non è Francesca”, “Acqua azzurra, acqua chiara”,
“Dieci ragazze”, “Mi ritorni in mente”, “Fiori rosa, fiori di pesco”, “Emozioni”, “Pensieri e parole”…
tutti brani che ancora oggi mantengono una freschezza invidiabile e una popolarità, anche fra le fasce più giovani del pubblico, notevolissime.

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2 pensieri riguardo “Lucio Battisti: “Emozioni” Rock – di Fabrizio Medori

  • maggio 19, 2017 in 10:15 am
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    Articoli sempre molto interessanti e piacevoli da leggere, contenenti un’analisi accurata della produzione di protagonisti della storia musicale italiana, e non, che hanno accompagnato la nostra giovinezza.

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  • maggio 21, 2017 in 10:01 am
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    Grazie! Cerchiamo sempre di dare un motivo in più per ascoltare, o magari “riascoltare” qualcosa di importante.

    Risposta

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