Lucinda Williams: “Good Souls Better Angels” (2020) – di Maurizio Garatti

«A causa di tutte queste stronzate che stanno succedendo, sono in cima alla mente di tutti – è l’unica cosa di cui tutti parlano. In sostanza, il mondo sta cadendo a pezzi – è come l’apocalisse». Queste le parole di Lucinda Williams in occasione della presentazione del suo quindicesimo album, in uscita il 24 aprile su etichetta Highway 20/Thirty Tigers. “Good Souls Better Angels“, questo il titolo del disco, è un lavoro duro ed emozionante, che spazia tra sonorità blues\hard rock\folk rock, mostrandoci l’attuale volto di Lucinda, forte ormai di una carriera quarantennale che l’ha vista diventare uno dei punti di riferimento dell’attuale scena cantautorale americana. Prodotto da Ray Kennedy, con il quale aveva collaborato per il seminale “Car Wheels on a Gravel Road” assieme al marito Tom Overby, anche autore insieme a lei di gran parte del materiale, il disco è ruvido, duro e colpisce con la forza di un maglio. Accompagnata da Butch Norton alla batteria, David Sutton al basso e Stuart Mathis alla chitarra, questa splendida donna della Lousiana ci mostra la sua attuale visione del mondo, offrendoci le emozioni di un’anima nuda e lacerata, che stenta a collocarsi nella realtà che la circonda: una presa di coscienza forte e autoritaria, gettata in faccia al mondo per rivendicare la voglia di urlare no a una escalation sociale e politica che trita tutto come nelle peggiori previsioni di Orwell.
Il timbro della chitarra di Lucinda è la cifra stilistica di tutto il disco, e ci accompagna in questo forte e a tratti dolente, percorso fatto di 12 brani molto intensi, che suonano liberi e figli di una consapevolezza che tutti dovremmo avere. Si parte con You Can’t Rule Me, che unisce un riff tosto, di quelli che farebbero felici Jagger & Richards, e la voce di Lucinda che precisa da subito “Non puoi governarmi“, dando via libera a una sezione ritmica precisa, che sostiene le due chitarre intente a maramaldeggiare alla grande. Poi Bad New Blues, dove il blues si colora con il dark cadenzato e graffiante del timbro vocale della cantante, intriso di pura essenza blues. La seguente splendida Man Without a Soul è una delle perle del disco, e ci racconta di un mondo governato da uomini senza anima, senza verità: con voce che arriva dall’America più vera e profonda, sorretta da una chitarra che pare anch’essa corrotta, Lucinda dà senso alle sue parole mettendoci il cuore, regalandoci un momento di lucida rabbia. L’approccio folk della delicata Big Black Train è il miglior viatico per proseguire su questa strada, sempre intrisa di quella catartica dolenza evocativa che il binomio chitarra voce riesce a sostenere magistralmente.
Wakin’ Up è un brano dissacrante che sfiora il punk e dimostra l’evoluzione artistica dell’artista ormai perfettamente allineata al mondo che la circonda: con un basso pulsante che sostiene la linea melodica, il brano si dipana con la forza di un hip-hop “roccato e sudato” che suona viscerale e grintoso. Poi è il momento di Pray the Devil Back to Hell, che inizia come un talkin’ blues, per poi stemperarsi in un autentico rock urbano, con un crescendo intenso e una chitarra che ritaglia sprazzi quasi alla Crazy Horse, mentre la seguente Shadows & Doubst è una tipica ballata, lenta e struggente come le più classiche composizioni di Lucinda: un brano che tocca l’anima. When the Way Gets Dark è dark e conturbante: un gioiello di Americana racchiuso in un involucro country. Bone of Contention è un altro pezzo che sfiora il punk, portando alla mente i Clash del classico “London Calling“, solo che questa musica tra le labbra di Lucinda prende tutto un altro sapore: si fa rock urbano e post moderno, aggiornando la visione del mondo.
Lo splendido riff con il quale inizia Big Rotator è foriero di un brano cadenzato e forte, che racconta l’evoluzione musicale dell’artista, giunta a un punto di non ritorno fatto di lucida precisione musicale. È il momento della splendida e sentita Good Souls, altra ballata toccante e dolente, ascoltando la quale ci immergiamo in un contesto quasi romantico: una canzone che scorre come una sequenza di immagini, rallentando per un momento il ritmo della vita, costringendoci a riflettere sulle storture del mondo di cui siamo inerti testimoni. Il disco termina qui e, a parte la voglia di risentirlo subito, appare evidente che queste dodici storie, questi fotogrammi che connotano l’opera, possono effettivamente essere visti come un film senza immagini: Lucinda ci fornisce la perfetta Colonna Sonora Originale, ciascuno di noi la usi a suo piacimento per dirigere il proprio film. È sufficiente chiudere gli occhi e lasciarsi andare…

1. You Can’t Rule Me 4:02. 2. Bad News Blues 4.37. 3. Man Without A Soul 5.31.
4. Big Black Train 5.28. 5. Wakin’ Up 4.44. 6. Pray The Devil Back to Hell 5:38.

7. Shadows and Doubts 6.01. 8. When The Day Gets Dark 3.27.
9. Bone Of Contention 4.05. 10. Down Past The Bottom 3.21.
11. Big Rotator 5.20. 12. Good Souls 7.35.

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