Luciano Cilio e Girolamo De Simone: “I Nastri Ritrovati” (2018) – di Pietro Previti

Hanno atteso trentacinque anni per saltare fuori. Come il tempo che ci separa da Luciano Cilio. Ne dava annuncio Girolamo De Simone, pianista, studioso ed amico dello stesso Cilio in occasione della ventunesima edizione della rassegna musicale Musica MilleMondi svoltasi alla Galleria Toledo di Napoli lo scorso mese di Maggio. Si tratta delle registrazioni inedite di Cilio, che si immaginava essere andate perdute per sempre ed invece, incredibilmente, recuperate dallo stesso De Simone da una bobina inedita custodita dal pianista Eugenio Fels che, negli anni Settanta, rientrava tra i collaboratori più stretti e fidati di Cilio. Probabile che in quei tempi di ristrettezza di mezzi, non solo economici ma anche tecnologici, registratore e bobina venissero utilizzati da entrambi per fissare idee e provini. Queste registrazioni sono ora un disco, contenente 19 tracce per circa un’ora di musica, edito dalla Konsequenz diretta dallo stesso De Simone. Procediamo con ordine, è il caso di dire riavvolgiamo i nastri… Napoletano, classe 1950, come Alan Sorrenti e Toni Esposito, Luciano Cilio all’alba dei Settanta è un giovane musicista che riesce a coniugare, specialmente negli spazi off dove si fa teatro d’avanguardia, ricerca e sperimentazione. Il suo è un percorso indiscutibilmente antiaccademico. Luciano non legge le note, del resto sul finire degli anni Sessanta immaginava per sé un futuro da architetto, ma suona indiscutibilmente bene. E’ un esperto polistrumentista e ha approfondito anche la musica classica indiana. Chitarra classica, pianoforte, mandola, flauto e sitar. A testimonianza di quella stagione esiste una foto di Fabio Donato che lo ritrae mentre suona il sitar in compagnia di un altro drop out dell’epoca, Armando Piazza. Luciano entra in contatto anche con il texano Shawn Phillips, tra i folk singer più allucinati di quella generazione, la cui casa a Positano diventa rifugio e punto d’incontro per gli artisti napoletani più innovativi. A quanto pare, in quei giorni, Cilio registrò a casa di Phillips almeno un altro nastro con alcune tracce andate poi irrimediabilmente perdute perché sovraincise. Ha appena ventisette anni quando nel 1977 la EMI italiana decide di licenziare il suo unico lavoro in vita, “Dialoghi del Presente”. L’incisione è di una bellezza cristallina, di straordinaria espressività e, soprattutto, porta a compimento un percorso musicale avviato intorno al 1969. La musica di Cilio è, però in anticipo sui tempi e difficilmente etichettabile. Non contiene canzoni ma quattro brani prevalentemente strumentali, denominati Quadri “Della Conoscenza”, ed un interludio. Al progetto viene solitamente cucita addosso l’etichetta di classica contemporanea o musica d’avanguardia. La personalità e statura artistica di Cilio risentirono certamente della mancata considerazione di critica e successo di pubblico di “Dialoghi del Presente”. A seguire ulteriori insoddisfazioni derivate da rassegne musicali di musica contemporanea da lui dirette. La scelta di farla finita nel 1983, a soli trentatré anni,  ebbe come conseguenza un lungo periodo di oblio sulla sua figura ed opera unica, divenuta nel frattempo difficile da reperire e costosa rarità da collezionisti. Soltanto a partire dal 2004, in occasione della prima ristampa su CD ad opera della Die Schachtel, vi è stata una riscoperta di Cilio come musicista e compositore, degno di figurare tra i precursori delle musiche di frontiera. Alla ristampa di “Dialoghi Del Presente” venne dato il titolo di “Dell’Universo Assente”, stante l’aggiunta di un paio di composizioni inedite (la versione originale Della Conoscenza e Studio Per Fiati) ed altre quattro trascritte ed eseguite da Girolamo De Simone. Lo stesso De Simone trascriverà ed eseguirà al pianoforte ulteriori due composizioni inedite di Cilio (Primo Quadro, Parte Prima e Parte Seconda) nella seconda ristampa expanded del 2013 (Die Schachtel) contenente un corposo booklet con introduzione del fan Jim O’ Rourke. Con quest’ultima pubblicazione sembrava che il catalogo di Cilio avesse raggiunto il traguardo conclusivo. I nastri ritrovati permettono di fare luce sul metodo compositivo dell’autore napoletano, assolutamente singolare per la sinergia con i musicisti chiamati a collaborare, da cui richiedeva dedizione totale. Una ricerca rivolta al sottrarre piuttosto che aggiungere, che aspira al silenzio ed in cui la melodia timbrica prevale sull’armonia. Chi successivamente si è confrontato con l’opera ciliana si è trovato, praticamente, nell’impossibilità di riprodurre i brani secondo lo spirito dell’autore, chiaramente concepiti nella sua mente ma mai trascritti sul pentagramma. Per quanto le composizioni di Cilio possano trascriversi, le sue masse timbriche rimarranno irripetibili. Gli unici a potere aspirare a riprodurle sono solo gli amici di un tempo, Eugenio Fels e Girolamo De Simone. Anche per questa ragione alcune delle tracce contenute in “I Nastri Ritrovati”, come ad esempio i lunghi brani semplicemente denominati # 1 e #10, rappresentano l’artista il più fedelmente possibile e ne svelano all’ascoltatore la sua anima in maniera definitiva. E’ il caso di dire che le musiche  di Cilio aspirano ad una struggente ricerca dell’Infinito. Sia ben chiaro che l’Infinito di Luciano non tende all’Assoluto, tantomeno se consolatorio. E’ piuttosto espressione di forze immanenti, arcaiche ed inquietanti. Ascoltatelo. Potreste preferirlo a “Dialoghi del Presente”.

Foto Pietro Previti©tutti i diritti riservati 
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