Carlos Santana & Mahavishnu John Mclaughlin: “Love Devotion Surrender” (1973) – di Ubaldo Scifo

Dal verbo suchen (cercare) i tedeschi fanno il participio presente suchend e lo usano sostantivato… der Suchende (colui che cerca). Per designare quegli uomini che non s′accontentano della superficie delle cose ma vogliono ragionare d′ogni aspetto della vita. Andare fino in fondo e avere contezza di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono. Un cercare che è già di per sé trovare… come disse uno dei più illustri fra questi «cercatori»: Sant′Agostino. Quel cercare che è in sostanza vivere nello spirito. Suchende sono quasi tutti i personaggi di Hesse: gente inquieta e bisognosa di certezza, gente che cerca l′Assoluto, ossia una verità su cui fondarsi nell′universale relatività della vita e del mondo e tale assoluto incontrano ­se lo trovano in se stessi. “Facendo uso di un titolo pirandelliano, si potrebbe dire che «trovarsi» è l′ansia costante di questi personaggi: pervenire a quella consapevolezza di sé che permette alla personalità di realizzarsi completamente e di vivere, allora, realmente, quelle ore, quei giorni, quegli anni che vengono di solito sciupati nella banalità quotidiana d′una esistenza «d′ordinaria amministrazione”.
(Dall’Introduzione di Massimo Mila al “Siddharta” di Herman Hesse edizione italiana)
Come si può non rimanere suggestionati da “A Love Supreme” di John Coltrane?
Una miscela di rabbia e di rasserenamento al contempo, di lacerazione interiore e di equilibrio mistico. Alla ricerca di nuove espressioni musicali attraverso l’hard-bop e il modal jazz  nella direzione del free e della sperimentazione condotta insieme ad altri tre grandi musicisti: McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso, Elvin Jones alle percussioni. L’album risale al 1964, Coltrane sarebbe scomparso nel 1967. Cosa mai avrà spinto Carlos Santana e John McLaughlin a dedicare un disco a Coltrane, in un momento in cui il rock la faceva da padrone e riempiva gli stadi?
“Love Devotion Surrender”, pubblicato nel 1972, fa parte di un cammino spirituale che inizialmente John “Mahavishnu” e successivamente Carlos “Devadip” avevano intrapreso sotto la guida del maestro Sri Chinmoy dal 1970 al 1975. “Mahavishnu” e “Devadip” sono i nomi attribuiti dal guru rispettivamente a John e a Carlos. Per Carlos erano passati già tre anni dalla memorabile esibizione a Woodstock con Soul Sacrifice, dove la miscela ad alto tasso energetico di rock e latin-sound aveva fatto letteralmente impazzire la marea di gente accorsa a quell’evento. Risale inoltre al 1970 il suo album più famoso, ”Abraxas” che include fra gli altri Samba Pa Ti, Black Magic Woman, Oye Como Va… quest’ultimo brano scritto da Tito Puente, compositore, arrangiatore, percussionista del jazz latino e sacerdote del mambo
John aveva fondato la sua Mahavishnu Orchestra, reduce dal successo ottenuto nel 1971 con il primo album di questa formazione, “The Inner Mountain Flame”. Anche questo un evento che aveva arricchito di nuove formule espressive il rock, contaminandolo con massicce dosi di jazz elettrico. La formazione musicale di McLaughlin è essenzialmente jazzistica, profondamente legata all’ esperienza vissuta con Miles DavisJohn Coltrane, a partire dal 1961, aveva intrapreso un periodo di sperimentazione caratterizzato dalla propria ricerca interiore, praticando la meditazione yoga; e dalla ricerca nella sua musica di originali forme espressive da solo e in quartetto. Dal 1964 al 1967, compose e registrò numerosi album, alcuni pubblicati postumi, in cui risaltava l’aspetto meditativo e religioso, oltre che l’esplorazione di nuovi sentieri nel jazz. Titoli quali lo stesso “A Love Supreme” (1964); “Om”, “Ascension”, “First meditation” (1965); “Meditations” (1966); “Stellar Regions”, ”Installer Space, Expression”(1967); rivelano in maniera chiara che tipo di universo regnasse nella mente del Musicista e per quale motivo ne fosse ossessionato, tanto da dargli forma e, in qualche modo rivelarlo. 
In ”Love, Devotion, Surrender”partendo dalla filosofia di Chinmoy basata su “Amore, Devozione e Abbandono”, Santana e McLaughlin, dedicando l’album a Coltrane intendevano proseguire nel percorso trascendentale iniziato dall’artista in “A Love Supreme”, proponendolo con un altro linguaggio musicale ma con la stessa tensione spirituale. Osservando la copertina del disco e le immagini dei due musicisti vestiti di bianco, ritratti insieme al guru Chinmoy, ci si accorge che si tratta di un incontro tra  musica e spirito, e di purificazione attraverso la musica (uno dei temi preferiti dal guru). Salta all’occhio l’evidente intento di mostrare il lato “celeste” del rock, contrapposto a quello“blu”di “Let it Bleed” degli  Stones, di “Love It to Death” di Alice Cooper e di tanti altri “maledetti”. Anche se, alla fine, tutto confluiva dentro il calderone dello spettacolo e del business. C’era probabilmente anche la certezza che il coinvolgimento del jazz in questa esperienza avrebbe sicuramente comportato i suoi vantaggi commerciali. Alla realizzazione dell’album parteciparono sia la band di Santana che la Mahavishnu. Una session straordinaria. La base ritmica era formata da Billy Cobham, iperbolico batterista fondatore – insieme a John – della Mahavishnu; Michael Shirieve, eroico batterista di Santana. Alle percussioni Don Alias (collaborazioni con i Weather Report) e Armando Peraza. Al basso Doug Rauch. Alle tastiere Mingo LewisJan HammerKhalid Yasin all’organo. Questi i musicisti oltre a Eve & John McLaughlin e Carlos Santana.
A Love supreme (John Coltrane) riprende la prima delle quattro parti che compongono la suite di ColtraneAcknowledgement – seguendone il tema conduttore. Il brano è giocato su una possente base ritmica, tra batterie e percussioni, che ricorre in molti brani di Santana… Oye Como Va, per fare un esempio. Le chitarre effettate di Carlos e John dialogano attraverso riff nervosi mentre il canto, che interviene solo nella parte finale, riprendendo la linea del basso e reiterando all’unisono la frase “A Love Supreme”, è eseguito come da spartito originale del quartetto di ColtraneNaima (John Coltrane) è una ballad dedicata da Coltrane alla prima moglie, un capolavoro musicale inserito in “Giant Steps”, per la prima volta registrata nel 1959. Una sua versione crepuscolare, metropolitana, dolce e disincantata fu eseguita in quartetto con l’aggiunta di Eric Dolphy, autore di un assolo indimenticabile al clarinetto basso. La versione scelta da Santana e McLaughlin è invece tratta dall’album “Live in Europe”
del 1961. Il brano, eseguito in duo e inserito nell’album, ricorda una serenata tzigana al chiaro di luna. Carlos esegue la melodia sospesa tra flamenco e blues, mentre John lo sostiene attraverso articolate armonie, tipiche del suo repertorio jazz. The Life Divine (John Mc Laughlin) è brano devozionale giocato tra le evoluzioni alla batteria di Cobham, il dialogo tra le due chitarre fortemente effettate e un mantra che periodicamente emerge dal magma sonoro, prendendo alla fine il sopravvento. Let us Go Into the House of the Lord (Tradizionale) è un gospel ri-arrangiato e trasformato in una corsa frenetica verso la “casa del Signore” al ritmo travolgente latino-americano e con l’uso massiccio di percussioni che esalta le qualità straordinarie dei due chitarristi. I ritmi sviluppati da Santana non sono altro che un’anticipazione del suo album “Welcome” (1973). Meditation (John McLaughlin) è un adagio molto largo e delicato, composto da McLaughlin per pianonoforte e chitarra. John in questa occasione suona il pianonoforte, facendo largo uso del pedale di risonanza, mentre Carlos suona la chitarra acustica. A Love Supreme (Alternate Take 2) e Naima (Alternate Take 4) sono due pezzi aggiunti solo alla versione CD.

John McLaughlin: chitarra, pianoforte. Carlos Santana: chitarra.
Doug Rauch: basso. Eve McLaughlin: pianoforte. Khalid Yasin: organo.
Mingo Lewis: tastiere. Billy Cobham: batteria. Don Alias: batteria, percussioni.
Jan Hammer: tastiere. Michael Shrieve: batteria. Armando Peraza: percussioni, congas.

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3 pensieri riguardo “Carlos Santana & Mahavishnu John Mclaughlin: “Love Devotion Surrender” (1973) – di Ubaldo Scifo

  • Agosto 13, 2015 in 6:00 pm
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    Non so ancora darmi una risposta. Per essere più vicini al divino, che si replica in noi, è meglio ricercare la perfezione? Per esempio celebrando la sacralità con azioni e prodotti artistici che rasentino il più possibile la perfezione? Oppure è spogliando il prodotto artistico di molte velleità e di strutture complicate e ricercando la semplicità e l’essenziale che ci troviamo a far parte dell’universalità?

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  • Agosto 14, 2015 in 1:23 pm
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    La ricerca del Divino è innata nell’uomo.
    E’ ovvio e naturale, anche se inutile credo.
    Il divino è dentro di noi, e la musica è un modo per entrare in contatto con esso.

    Risposta
  • Agosto 14, 2015 in 2:27 pm
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    Concordo. Siamo noi “dei”. Può essere che uno dei sensi della vita sia quello di conoscerci, migliorare e mettere a disposizione degli altri le nostre capacità. Ti assicuro che certe espressioni d’arte toccano certe corde della mia anima e aprono le porte a emozioni profonde e particolari. Un esempio: quando penso a Michelangelo, come da blocchi di marmo abbiamo creato le sculture che conosciamo; che un singolo e piccolo uomo abbia affrescato la cappella Sistina …. mi commuove sempre molto e altro ancora e che non riesco a esprimere con parole.

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