Louis DeCicco: “Watermouth” (New Model Label 2016) – di Capitan Delirio

Louis (Luigi) DeCicco è un musicista nato a Benevento da genitori musicisti, che lo invogliano a sviluppare una naturale confidenza con gli strumenti fin dalla nascita. La tastiera della chitarra è il luogo che ha frequentato di più nel corso della sua vita; trampolino immaginifico verso culture musicali di altri paesi del mondo, catapulta che lo proietta nel profondo studio del Blues, tanto da riuscire a suonarlo in massima libertà con le tecniche del picking e dello slide. Il passaggio dal Blues al Jazz per un bravo musicista è del tutto lineare e, grazie all’approfondimento di questi generi, vince un concorso importante dalle sue parti. Vincere concorsi o prendere una laurea non può di certo soddisfare il suo spirito da giramondo, per cui anche quando si ferma in un posto dove si trova bene, come gli è capitato a Napoli, la città dei suoi studi, non fa nulla per cullarsi in questo benessere, sospinto in maniera incontenibile dalla voglia di conoscere altri posti, altri volti, altre lingue. Si trasferisce a Berlino e come chiunque arrivi per la prima volta in Germania ed è sensibile ai suoni, si accorge immediatamente dell’assonanza di due frasi fondamentali che la lingua tedesca offre: ich lebe (io vivo) e ich liebe (io amo). Le parole sono suoni da mettere insieme come in composizioni melodiche. Si innamora di un’altra assonanza emblematica tra parole dal diverso significato come: gedicht (poesia), gesicht (volto) e geschichte (storia), che per il musicista equivale a dire che la storia di ogni volto è poesia. Così nasce il suo album d’esordio “Watermouth” in cui le poesie sono nove brani strumentali, senza parole, senza testi, solo musica… che parla diverse lingue. Come si impara la lingua di un luogo che si visita così impara a suonare gli strumenti tradizionali di quel posto come se fossero una lingua, per comunicare in maniera più profonda. Questo disco ci fa fare un viaggio intorno al mondo, parlandoci le lingue dei posti in cui ci guida attraverso gli strumenti. Alla chitarra acustica affianca sintetizzatori ultramoderni e antichi flauti dei Balcani, la m’bira dell’Africa subsahariana e il kou xiang dell’estremo oriente… oltre a sonagli, tamburelli e cembali di ogni genere. Con la sua filosofia da globetrotter (The Arounder) scova segreti sonori in ogni angolo del globo, tra Blues, danze tribali e nenie incantatrici. Abituato alla possessione tarantolata dei sabba inscenati dalle streghe del Sannio, crea ritmi ipnotici in grado di sconfiggere la gravità (How To Defeat The Gravity Being Togheter), costruire ponti onirici, che uniscono culturalmente i paesi del bacino del Mediterraneo al Nord Europa, le sconfinate distese che attraversano gli Stati Uniti (The Arounder reprise) all’atmosfera limitata da festa di paese tutta italiana (San Giovanni Decollato), i ghirigori della Grande Muraglia a rovine di città sepolte nella notte dei tempi (Nimrud). Attraverso il rapporto intimo creato con la chitarra esplora le vastità dei continenti e ce li offre come se ce li avesse dentro da sempre e, sfiorando le percezioni sensoriali, permette all’ascoltatore di entrare nella dimensione spirituale (Sycomore Song). “Watermouth” è tutto il suo mondo ed è tutto il mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *