Lou Reed: “Perfect Day” (1972) – di Lorenzo Scala

Avete mai toccato il buio? La cecità della ragione è impalpabile. Lo sa bene Luigi, per gli amici Lu. Nell’autunno di un anno qualsiasi fu accompagnato dai genitori  in un centro per la disintossicazione dall’alcol. Lu aveva perso la sua intima connessione con la realtà dei rapporti sociali già da diversi anni. Come si dice in questi casi, aveva toccato il fondo. La prima malattia: la depressione, la seconda malattia, inizialmente percepita come una cura autoprescritta: il Campari Gin. Il lato scuro di questa storia però non è il protagonista. I protagonisti reali sono l’amore residuo di Lu e la caparbietà dei suoi genitori nel volerlo aiutare… con decisione ma senza essere asfissianti. Mesi di parole, parole, ancora parole condivise con psicologi e ogni sorta di umanità legata dal filo liquido e invisibile della dipendenza. Con il passare dei giorni Lu cominciò a ricercare tutte le briciole che aveva lasciato dietro di sé, anche nei giorni di follia alcolica, senza rendersene conto, per non perdere del tutto la strada del ritorno. Le briciole rappresentavano la sua voglia di godere, sorridere, emozionarsi. Briciole fatte di legami familiari, amicizie del passato ma, soprattutto, briciole più personali… quelle composte dalle sue intime passioni: sotto consiglio dello psicologo tirò fuori, nei mesi successivi al buio, le sue vecchie passioni, tra queste la musica. Il primo vinile recuperato è stato “Transformer” di Lou Reed, uscito nel 1972, una delle briciole più grosse che lo ricollegava direttamente a uno dei periodi più belli della sua vita: l’adolescenza fatta d’amori, nottate euforiche e sbornie ma quelle belle, imbevute nei vortici della spensieratezza. La  sua canzone preferita era  Perfect Day e, nel risalire la sua personale china, imparò ad ascoltarla due o tre volte ogni mattina, cercando di tenere a bada gli alligatori famelici dell’astinenza: mentre il caffè saliva nella moka, Lu cantava la canzone di Lou e la cantava a pieni polmoni gesticolando, cavalcando il crescendo emotivo del brano, fino a quel ritornello tanto struggente quanto liberatorio. Un giorno infine accadde quello che doveva accadere, si presentò la giornata  rara come l’emblema della sorpresa, la giornata perfetta, quella dove il cuore si gonfia di gioia, il sole splende ed è tutto trasmutato in folle poesia, i pianeti allineati con l’anima, il cosmo assoggettato al nostro spirito che splende… quella giornata in cui si è veramente felici e ci si espande in fantasmagoriche ellissi di beatitudine. Dopo aver preso il caffè e dopo aver finito di cantare Perfect DayLu prese le sue sigarette dal tavolo e  il suo cellulare, si chiuse la porta alle spalle e sfilò le chiavi dalla toppa mettendosele in tasca. L’astinenza era finalmente finita e il suo proposito era quello di correre al centro terapeutico dove era in cura, per contagiare di euforia gli altri ragazzi del gruppo. Poi chissà. Forse sarebbe andato da sua madre o forse, cosa ancora più entusiasmante, avrebbe fatto scorrere la sua agenda mentale in cerca di qualche amica compiacente e conturbante del suo passato. Il cervello di Lu era pervaso da tutti questi pensieri mentre, nel sole d’agosto, attraversava la strada senza guardare. In quel preciso istante, alla guida del furgone che sopraggiungeva c’era Carlo, un uomo buono che amava la sua famiglia, grande lavoratore con l’unico, enorme problema del gioco d’azzardo. In quel giorno assolato Carlo era sereno, sarebbe sceso, questi erano i suoi pensieri in quel momento, dal furgone appena arrivato alla sua casa, dove avrebbe finalmente iniziato le sue ferie. Proprio questo pensiero luminoso, questa smania di iniziare il suo meritato riposo dividendosi tra l’amore della famiglia e le modeste giocate all’ippodromo, portò Carlo ad aumentare la velocità del suo mezzo. Al resto pensò il sole limitandogli la visibilità. Mentre investì  Luigi, detto Lu, tirandolo sotto le ruote, dallo stereo del suo furgone fluiva l’algida voce di Lou reed, sopra le note cariche di pathos di  Perfect Day. “Solo un giorno perfetto, i problemi sono lasciati soli, turisti per conto nostro, è così divertente”.

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