Lori McKenna: “The Tree” (2018) – Maurizio Garatti

Lori McKenna compirà cinquant’anni il 22 dicembre di quest’anno. Un traguardo importante per la country girl di Stoughton, Massachusetts sposata da sempre con Gene McKenna e madre di cinque figli, che viene in qualche modo evidenziato dalla pubblicazione del suo decimo album. A distanza di due anni dal buon “The Birdie and the Rifle”, premiato da lusinghiere vendite e dalla comparsa in ottima posizione nelle classifiche Folk e Indie americane (rispettivamente 4° e 15°), ecco questo “The Tree” che segna un ulteriore successo per Lori, capace di scrivere una serie di canzoni molto belle e facilmente fruibili. Va innanzitutto detto che il disco è suonato benissimo, e il lavoro di produzione di Dave Cobb (che ha prodotto artisti come Colter Wall, Chris Stapleton e la Zac Brown Band) è fantastica, e dona a Lori McKenna quel suono e quello spessore che probabilmente le mancava. E’ proprio il suono a fare la differenza, unito a una scrittura efficacemente immediata e fresca come l’acqua di un torrente di montagna. Lori canta benissimo, e il disco scorre velocemente sul lettore, senza punti morti o cadute di tono. Sono undici brani, per circa 36 minuti di musica… stiamo quindi parlando di un lavoro breve, ma comunque in grado di lasciare il segno. Accompagnata tra gli altri dallo stesso Dave Cobb, in veste di chitarrista, e dal figlio Christopher al Mellotron (una presenza invisibilmente importante) Lori stupisce per la qualità del songwriting e per la pacata freschezza con la quale affronta i temi sonori proposti. Canzoni lievi e tenui, sospese tra intrecci di chitarre per lo più acustici, ma che sanno colpire nel modo giusto e, quando la sezione ritmica entra in gioco, seppur in punta di piedi, il disco si accende come per magia. Ne sono passati di anni dai tempi in cui a ventisette anni, già madre di tre figli, scelse di fare della musica la sua professione. Una scelta logica, visto che sin da quando era adolescente scriveva e cantava le sue canzoni. Ventidue anni dopo quella scelta ecco il lavoro che premia una vita a tinte chiare e pulite: un disco essenziale nella sua lucida costruzione. L’apertura è affidata alle delicate note di A Mother Never Rests, tratteggiata da una chitarra semplice e ritmata, a cui si affianca la notevole voce di Lori: è un inizio in grande stile, che ci introduce senza sforzo tra le pagine del disco. Quando un leggero velo di sezione ritmica si aggiunge alla melodia, la canzone prende il volo e raggiunge vette altissime. E’ poi la volta della splendida The Fixer, una delle molte perle del disco, nella quale Lori canta in modo incredibile, sprigionando una melodia che resta nell’aria per molto tempo. La strumentazione parca e la produzione attenta e precisa ci regalano una canzone capace di dare i brividi. People Get Old prosegue su questi livelli, confermando lo stato di grazia che Lori McKenna attraversa, mentre la seguente Young And Angry Again è un brano che suona decisamente più country, pur restando nell’ambito della canzone d’autore: un altra canzone di grande livello. Il brano scelto per dare il titolo all’album è lento, suadente e potente, di quelli che invogliano a premere il tasto repeat sul lettore. Grande melodia e splendida voce, per una delle cose più belle ascoltate negli ultimi mesi. Il disco non ha cedimenti: non un passo falso, non un momento sottotono… ma una cascata di note che rimangono sospese nello spazio che ci circonda. La bellissima Happy People merita di essere ascoltata ripetutamente, ricca com’è di ritmo e voglia di comunicare belle cose, mentre la sentita The Way Back Home ci ricorda la strada di casa, forse assolata e polverosa, ma comunque invitante e protettiva. Chiude Like Patsy Would, malinconica e perfetta, tanto da costringerci a riascoltare il tutto. Lori McKenna ha trovato la sua giusta dimensione: la fusione perfetta tra canzone d’autore e semplicità. Il risultato è un disco che si ascolta tutto d’un fiato e che sarà sicuramente tra le cose più belle di questo 2018.

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