Lorenzo Feliciati e Michele Rabbia: “Antikythera” (2019) – di Alessandro Freschi

Scrutare le stelle ricorrendo ad un antico calcolatore meccanico, lo stesso con cui, nel 250 a.c., i greci riuscivano a predire posizioni astronomiche ed eclissi. Profetizzare il futuro attraverso un oggetto ritornato dal passato. Trae spunto dal seducente strumento di precisione riemerso dalle acque dell’Egeo“Antikythera” (RareNoiseRecords 2019), l’esordio discografico dell’inedito tandem composto dal bassista Lorenzo Feliciati e dal percussionista jazz Michele Rabbia. Il frutto di due anni trascorsi in sala di d’incisione tra improvvisazioni e montaggi (oltre ai propri strumenti ‘tradizionali’ Feliciati si diletta con chitarre, tastiere e samples mentre Rabbia si dedica alla componente elettro) trovano la consona collocazione in un album totalmente strumentale dove ricerca, abilità tecnica ed ispirazione si prendono sottobraccio confermando, qualora ce ne fosse stata la necessità, le mirabolanti doti della coppia. Un vero e proprio percorso emozionale suddiviso in otto movimenti costellato da diradati vortici celestiali al quale prende parte un’eccellente schiera di ospiti
Così, se nei vagiti cosmici dell’opener Irregular Orbit i rintocchi di Alessandro Gwis (piano) si mescolano alle sapienti vibrazioni dei piatti di Rabbia, il sax soprano dell’esperto Andy Shepard (Gil Evans, Paolo Fresu, Carla Bley) si posa sui precisi ingranaggi (223 Teeth) dell’“Antikythera”, tratteggiati finemente dal tic tac di un ‘sound generator’ e dagli arpeggi della brava Rita Marcotulli (pianista, vincitrice del David di Donatello 2011). Nitide e solari le melodie del trombettista vietnamita Cuong Vu riscaldano i paesaggi brumosi di Prochronistic ed introducano le palpitazioni astrali di Sidereal mentre Roy Powell, fedele compagno di viaggio di Feliciati (insieme nei progetti Naked Truth e Mumpbeak) dispiega Fender Rhodes ed Hammond per guadagnare l’onirico Apogee e, se l’abissale Corrosion offre l’unica opportunità per ammirare all’opera i titolari dell’opera da soli, Parapegma, elegante performance in odor di tango ordita sulle raffinate evoluzioni di Marcotulli e Shepard è il degno epilogo di un lavoro che non conosce colpi a vuoto. Visioni spaziali, incursioni elettro-ambient e riverberi jazz. “Antikythera” rappresenta un elaborato mixture di pregiata fattura nel quale vengono esaltate le ardite velleità (nonché l’ottimo affiatamento) di un duo di passionali sperimentatori coinvolti nella inesauribile ricerca di nuove rotte musicali e, perché no, di nuovi portali iperspaziali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: