Loreena McKennitt: “Lost Souls” (2018) – di Maurizio Garatti

Loreena McKennitt torna a pubblicare un disco di inediti a distanza di 12 anni da “Ancient Muse” che a sua volta la riportava sul mercato dopo una assenza di ben nove anni. Dire che Loreena sia parca in fatto di pubblicazioni è quindi una banalità, tuttavia risulta logico quando ci si accinge a recensire il nuovo lavoro di una delle voci più importanti del Folk Celtico. In questi dodici anni abbiamo accolto con piacere il notevole “A Midwinter Night’s Dream” del 2008, che altro non era se non la riedizione ampliata di “Winter Garden – Five Songs For The Season” del 1995, a cui vengono aggiunti otto inediti, seguito poi da “The Wind That Shakes The Barley” del 2010, contenente nove brani della Tradizione Irlandese riveduti dall’artista, Ma un disco completo di inediti, in effetti mancava da una dozzina di anni. Prima di immergerci nelle sinuose ed eteree atmosfere che da sempre contraddistinguono il sound della Loreena McKennitt, occorre fare una doverosa precisazione: la definizione di Folk Celtico racchiude solo in parte il mondo musicale nel il quale si muove l’Artista Canadese. Brani come Marco Polo, Santiago, Caravanserai, per non parlare poi della struggente ed evocativa Tango to Evora, collocano la sua musica entro una dimensione che contiene elementi Mediorientali, sprazzi di New Age conditi con delicati tocchi di World Music… e una connessione con tutta l’Area Mediterranea che non trova altri luoghi per emergere nel chiuso Mondo Celtico. Appare quindi evidente che non esiste una definizione predefinita per circoscrivere una Artista che è riuscita nel difficile intento di racchiudere in se l’essenza pura dell’attuale Europa: Tradizione e apertura verso Nuove Culture. Veniamo ora a questo lungamente atteso “Lost Soul”, lavoro di difficile collocazione, che contiene nove brani per un totale di quarantotto minuti scarsi di musica. L’Album si apre con la lenta e sontuosa Spanish Guitar and Night Plazas, che ci introduce subito in un mondo dolcemente malinconico nel quale, accompagnati dalla sempre splendida voce di Loreena, in grado di evocare realmente le immagini dipinte dal suono, è bello indugiare: strumentazione scarna, chitarra oltre le righe e violino perfetto, che tratteggiano una melodia sinteticamente perfetta alla quale si aggiunge poi il delicato ritmo di nacchere e percussioni, Inizio di effetto e davvero pertinente. A seguire ecco A Hundred Wishes, ballata caratterizzata dal pianoforte, che lega splendidamente la chitarra e la voce, creando arabeschi intensi quanto struggenti: è incredibile constatare quanto sia semplice per Loreena McKennitt racchiudere in poche battute un mondo di suoni così vario come quello dal quale attinge. Splendida esecuzione per una melodia che cattura da subito. Con Ages Past, Ages Hence varchiamo i confini temporali che ci separano dal Medioevo, e ci ritroviamo al cospetto di sonorità che appaiono moderne pur affondando le radici in un passato lontano e poco frequentato: pianoforte e violino fanno da contraltare alla voce, sempre una presenza in grado di spostare gli equilibri di ogni singola composizione, consegnandoci un raffinato gioco di alto tasso emotivo. The Ballad of the Fox Hunter è, come da titolo, una ballata soffice e romantica che si pone perfettamente nel contesto della tradizione artistica di Loreena: uno dei suoi brani classici, di quelli che l’hanno resa celebre e molto amata, che riporta alla mente lo splendido “The Mask and the Mirror” dell’ormai lontano 1994. A questo punto arriviamo al primo brano strumentale del disco: con Manx Ayre, eccoci finalmente nei territori celtici che sono stati il viatico mediante il quale la Musa Canadese ha fatto breccia nei nostri cuori. Arpa, flauto e violino, per disegnare una melodia semplice e molto accattivante che smuove un po’ il lento incedere dell’Album. La seguente La Belle Dame Sans Merci, profuma di Irlanda, e il suo incedere quieto e trasognante ci culla in modo romantico, fino al sopraggiungere di Sun, Moon and Stars, brano strumentale di chiara ispirazione orientale che spicca da subito come la vetta compositiva del lavoro. Ritmato e profondamente evocativo questo “Tessuto Musicale” pare la perfetta colonna sonora di un momento storico di difficile lettura: sospesa tra Oriente ed Occidente, la musica fluisce libera e indipendente, sciolta da qualsiasi costrizione culturale. Sarà uno dei momenti più alti dei concerti del nuovo tour Mondiale che seguirà l’uscita del disco. La seguente Breaking of the Swords è una enfatica ballata di stampo militare dedicata alla Royal Canadian Airforce, ispirata alla partecipazione di Loreena al Canadian National Vimy Memorial per il centesimo anniversario della storica Battaglia di Vimy Ridge che vedeva contrapposti il Canadian Corps e tre Divisioni della Sesta Armata Tedesca, durante la Prima Guerra mondiale: un brano marziale, che suona epico e molto appropriato. La conclusiva Lost Souls, che dà il titolo al disco, ci porta in dono una melodia quasi pudica, dotata di estrema bellezza e sancisce la fine di un lavoro che, pur evidenziando qualche discontinuità, ha il pregio di tornare a farci ascoltare una delle più belle voci che il Canada e il Folk in generale abbiano mai partorito Thanks Loreena

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