Lonnie Johnson: “Up and Down” – di Gabriele Peritore

Chissà se quando accompagnava i clienti su e giù per i piani dell’hotel dove lavorava come addetto all’ascensore, intorno alla metà degli anni cinquanta, pensava agli alti e bassi della sua vita. Perché è così che si può descrivere la sua vita, come un vertiginoso saliscendi che ha toccato apici di celebrità e fortuna e immersioni nell’abisso del dolore e dell’oblio. Anche se il suo sguardo trasognato fa pensare che tutto quello che ha vissuto abbia soltanto un piano immaginario che plana tra gli altri, subendo anche rovesciamenti di posizione, ma rimanendo immutato nella propria direzione: l’Arte. Nascere in una famiglia di musicisti a New Orleans, è la prima fortuna.
Alonso
 “Lonnie” Johnson fin da bambino ha la possibilità di cimentarsi con vari strumenti a cui approccia con un sensibilissimo orecchio. Le capacità di suonare il violino, il pianoforte, la chitarra lo portano a esibirsi ben presto dal vivo fino a partire per una lunga tournée in Inghilterra dove suona per i soldati americani. Quando torna dall’Europa, però, scopre che la sua numerosa famiglia è stata decimata da un’epidemia di influenza. Si salva soltanto suo fratello James, anche lui musicista. Gli ci vogliono due anni a capire se la sua sia stata una fortuna, per essersi salvato lontano dalla famiglia, o una sfortuna per dover affrontare un dolore così grande. Con il fratello si trasferiscono a Saint Louis dove trovano impiego come musicisti su un battello che tocca vari porti sul Mississipi. Inizia così a fare su e giù sul grande fiume cogliendo influenze musicali dalle varie città con cui entra in contatto. Grazie alla visibilità che gli concede il suonare sul battello fluttuante ha la possibilità di entrare in sala di incisione diverse volte in quegli anni. Decide dunque di privilegiare la chitarra rispetto agli altri strumenti e il suo modo di fondere tutte le tecniche di sua conoscenza, sulle sei corde e poi sulle dodici corde, rende unico il suo stile. Usando il pollice per battere il ritmo come nel ragtime e pizzicando le corde con le restanti dita con abilità virtuosistica eccezionale nell’arpeggio per intonare melodie blues. Uno stile che influenzerà tutti i più grandi chitarristi negli anni a seguire. Nel 1925 vince un concorso che gli permette di pubblicare i suoi nuovi brani alla chitarra. Il suo stile lo porta a suonare nelle orchestre di Louis Armstrong e Duke Ellington e accompagnare in tour Bessie Smith. Ma la sua vita non sarebbe la stessa se non si presentasse una buona dose di sfortuna. La grande depressione che colpisce gli Stati Uniti negli anni trenta gli impedisce di affermarsi definitivamente per mancanza di investitori e per sopravvivere è costretto a lavorare come operaio in un’acciaieria. Al contrario di molti suoi colleghi non ama esibirsi per strada o nelle bettole. Anche dal punto di vista sentimentale la vita non è una passeggiata. Conoscere la cantante Mary, provare una sintonia sublime, la passione trascinante, sposarsi e fare sei figli in sei anni per poi precipitare nelle dinamiche dell’incompatibilità dei caratteri, arrivando all’inevitabile divorzio è un altro esempio delle montagne russe emotive a cui non si è mai sottratto. Il distacco interiorizzato, però, nei confronti dei sentimenti, lascia un segno indelebile nella sua anima e si respira in molti dei suoi brani dedicati alle tentatrici e beffarde donne, come in Too Late To Cray. Nei suoi brani c’è anche molto altro naturalmente, perché la sua sensibilità non gli permette di dimenticare le problematiche legate alla sua razza e la fragilità di chi proviene da ceti sociali più deboli come in Crowing Rooster Blues ma non disdegna le belle melodie; emblematica è la sua versione di Summertime, il celebre brano di George Gershwin. Così prosegue tra alti e bassi la sua vita fino a quando il disk Jockey Chris Albertson, in pieno periodo di revival della musica folk, non lo cerca per registrare nuovi brani con la sua chitarra e lo trova in un hotel di Philadelphia con la divisa da ascensorista. Grazie a quest’ultima chance la sua celebrità si stabilizza al piano più alto. Sceglie di trasferirsi a Toronto in Canada dove apre un suo locale. Sembra che tutto vada bene ma nel 1969 viene investito da un auto che gli procura gravi danni all’anca e al rene non impedendogli però di suonare ancora. Poco più di un anno dopo soltanto un infarto metterà fine alla sua altalena di emozioni lasciando le sue registrazioni a condurre gli ascoltatori verso l’alto, soltanto verso l’alto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *