“Andiamo a Londra”: Bluvertigo – di Bruno Santini

Andiamo a Londra, dei Bluvertigo,  è il primo singolo estratto da “Tuono – Tono, Tempo, Suono”, album annunciato agli inizi del 2016 (conseguente all’esperienza Sanremese) dopo 15 anni di congelamento del gruppo, la cui esperienza musicale si era interrotta nel 2001, con l’ennesima delusione dell’Ariston (in gara il brano l’Assenzio).
Il singolo, preludio dell’album annunciato e della partecipazione della Band al festival, è stato presentato per la prima volta al Concerto del Primo Maggio, dopo circa mezz’ora di esibizione in cui sono stati suonati brani che hanno fatto la storia dei Bluvertigo (l’Assenzio, La Crisi, Altre FDV, Iodio). Ciò che colpisce del brano, e – in generale – dell’intero album, è la controtendenza artistica e musicale ben evidente: i Bluvertigo smettono di cavalcare l’onda dell’alternative rock e dell’elettronica per approdare nel mondo del synth e del pop, ben influenzato da artisti come David Bowie, la cui presenza s’intreccia, in qualche modo, con quella dei Bluvertigo.
Difatti, il video musicale del brano (la regia è stata affidata a Jacopo Rondinelli) è liberamente ispirato all’esibizione live dello stesso David Bowie e di Iggy Pop nel brano Fun Time, del 1977. Le stesse pose, le stesse acconciature, gli stessi cappelli e, nei limiti della possibilità (perché inimitabili) gli stessi movimenti di Iggy Pop. Un filo impercettibile che, dunque, collega due periodi musicali: 39 anni della storia della musica, il progressivo disperdersi dell’ondata pop – che ha caratterizzato la storia musicale degli anni ’60-’80 – e l’avvento delle nuove tecnologie musicali che hanno portato ad un progressivo allontanarsi dalla musica e dal suo significato, ricercando e preferendo melodie semplici e orecchiabili, parole messe in rima e ritmi scanditi e veloci. 
L’esperimento dei Bluvertigo è da considerarsi, quindi, un grande esempio di ricerca: ricerca che, diversamente da quanto si è abituati a vedere, si basa sul passato, su basi musicali già esistenti e collaudate, sulla popular music. Allo stesso tempo, però, questo stesso esperimento ha portato degli effetti negativi: critiche e disprezzo, oltre che l’etichetta di “Bluvertigo scomparsi”Sono gli stessi fan storici a contrastare i propri idoli, rei di aver mutato considerevolmente il proprio percorso (oltre che il proprio genere) concependo un altro tipo di musica, ben lontana dagli standard di brani come L.S.D. (la sua dimensione) in cui non esiste melodia né rima, c’è un utilizzo quasi esagerato della chitarra elettrica e il ritornello sembra essere ridondante, quasi forzato.
I Bluvertigo, nella loro nuova esperienza musicale, forse mancano di quel significato più complesso e profondo dei loro vecchi brani, ma acquistano sicuramente una fluidità musicale e ritmica che prima non c’era e che negli ultimi anni di storia musicale si è dispersa, surclassata dall’avvento del rap.
Insomma, Andiamo a Londra può considerarsi davvero il manifesto dei “nuovi Bluvertigo”, una band inevitabilmente maturata nel tempo, il cui cantante – Morgan – ha ora 44 anni, mentre negli anni d’oro del gruppo ne aveva poco meno di 30. 
Evidentemente, le esperienze private e musicali dei singoli hanno portato ad un cambiamento delle concezioni, ora più studiate e mature… e, alla luce del nuovo album, questo può considerarsi un cambiamento più che eccellente.

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bluvertigo santini

Un pensiero riguardo ““Andiamo a Londra”: Bluvertigo – di Bruno Santini

  • 15 Luglio, 2016 in 7:17 pm
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    Molto bravi, sempre detto. Sempre molto propositivi e il loro grande merito, sotto valutato, di proporre testi in italiano accoppiati a sounds notoriamente molto poco adattabili alla nostra lingua. Grande Morgan che ha il coraggio di mostrare un fisico non proprio in forma ma che così facendo dimostra che siamo belli come siamo e ci dobbiamo stimare per la nostra unicità .

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