Luigi Tenco: “Ballata della Moda” (postumo 1972) – di Andreas Finottis

D’estate mi metto quasi sempre le magliette polo, quelle di cotone traforato e col colletto. Si sta più freschi che con le magliette di cotone liscio, mi piace la forma che hanno, come mi stanno e poi mi sono abituato così. Il problema è quel loghetto del cazzo che ci attaccano. Se posso lo tolgo, mi prendo le forbicine da unghie e taglio i fili che tengono attaccato il logo; anche da ragazzino facevo così, ricordo una volta che mi avevano regalato una Lacoste col suo coccodrillo e l’ho tolto. Quella che me l’aveva regalata mi disse: Ma non ti metti mai la maglietta che ti ho regalato e assomiglia a quella lì. E io: “Ma è questa qui! Ho solo tolto il coccodrillo perché mi stava sul cazzo. Tilt mentale, occhi sbalorditi: Ma come? Perché ti stava sul cazzo il coccodrillo? Ma se gli altri se la prendono apposta per averlo? Proprio non ti capisco, sei strano. E io: Anch’io trovo strani e non capisco gli imbecilli che se non girano col marchio in vista stanno male.
Ora ricamano i loghi che se li togli fai il buco nella polo, non si riesce quasi mai a toglierlo, devi girare col tuo marchietto. Ma girando ti accorgi che diventano simboli di appartenenza, servono per catalogarti, per creare caste umane. Se hai un coccodrillo Lacoste sei visto bene dall’élite di sinistra, va bene per figli di buona famiglia, insegnanti, politici, giornalisti. Se hai un alloro Fred Perry allora vai bene per l’éliterockettara, che si crede trasgressiva e ama particolarmente il rock inglese, la birra e il bancomat. Se hai il giocatore di polo Ralph Lauren sei ok per sembrare un benestante, un po’ filoamericano e anche a destra ti apprezzano… e così via per i vari marchi che costano molto più della media, perché con i soldi per comprartene una di queste succitate, te ne compri due o tre di quelle buone, di una marca sportiva meno prestigiosa; o anche sei o sette se come me vai a rovistare nel cesto delle offerte nei supermarket e durante le svendite. Ne ho una col giocatore di polo originale Lauren che era vecchia e non andava più bene a un mio parente più grosso di me, voleva gettarla negli stracci, mi ha chiesto se la volevo.
Me la sono fatta dare e mi va perfetta, sembra fatta su misura, è di un colore giallino e non si nota che è scolorita.
A volte la metto e mi accorgo che se vado in un ufficio o in banca mi guardano con più benevolenza e stima di quando vado con una che ho preso dai cinesi senza marchio; anche loro, gli impiegati, hanno quasi sempre un marchio prestigioso in evidenza sulla camicia, sul maglioncino e sulla polo. Pensano di essere più prestigiosi così, invece a me sembrano più stronzi di quel che sono. In certi ambienti sono proprio maniaci, guardano subito il marchio per classificarti col loro logorazzismo. Un periodo andavo spesso per lavoro in un ufficio che sotto aveva un negozio di abbigliamento di marche di lusso, aveva i prezzi più alti di ogni altro negozio d’abbigliamento che ci fosse, una camicia costava minimo sui duecento euro, un paio di calzoni idem, le polo erano a centocinquanta euro o più; avevano marchi che manco li conoscevo, Kenzo ricordo, ed era uno di quelli che costavano meno.
Pure nell’ufficio di sopra in cui andavo erano maniaci del vestire firmato. Tutti marchiati Dolce e Gabbana, Armani andavano al negozio di abbigliamento lussuoso di sotto a prendersi da vestire.
In quel periodo mi ero preso tre polo per cinque euro cadauna al mercato, erano fatte bene ma avevano scritto una stronzata come marchio, Orso Profeta c’era scritto. Quando andai, indossando una di quelle polo, in quell’ufficio a portare le carte di lavoro, mi guardarono come se mi avessero cagato sul petto. Di solito sono felice di dare fastidio alla gente ma quella volta provai un senso di imbarazzo, perché piaceva poco pure a me circolare con quella scritta sulla polo. Qualche giorno dopo vidi mia mamma che stava cucendo dei cerchietti concentrici di colori diversi in cotone grosso per farsi delle presine, sembravano dei piccoli bersagli.
Mi venne l’idea: le chiesi se mi attaccava un cerchietto sul marchio delle polo che avevo preso, così me li mise a coprire il logo di tutte e tre le polo, che non si vedeva più quella scritta idiota. 
Quando tornai in quell’ufficio di fanatici modaioli vidi che guardavano fissandolo il cerchietto variopinto, arrovellandosi il cervello non capendo di che marca fosse la polo. Poi, quando me ne andai, passando davanti al negozio di abbigliamento di sotto, c’era il proprietario dentro la vetrina che stava sistemando i nuovi arrivi. Mi fermai a guardare per curiosità quello che stava mettendo in vetrina. Lui notandomi prese a fissarmi col volto perplesso il marchio della polo, non capendo di che marca fosse. “Un nuovo logo che non conosco!” avrà pensato. Mentre mi allontanavo lo vedevo ancora con il viso a punto di domanda.

Era l’autunno e il cameriere Antonio / Servendo ad un tavolo di grandi industriali
Sentì decidere che per l’estate prossima / Sarebbe andata di moda l’acqua blu
Loro dicevano che bastava fare una campagna di pubblicità
Mettere in ogni bar un po’ di bottigliette / Ed il successo non poteva mancare
Antonio tra sé rideva / Ahahah-ahahah
Diceva: “Me ne infischio della moda, io bevo solo quello che mi va”
Venne l’inverno e Antonio vide al cinema / Cortometraggi con bottiglie d’acqua blu
Fotografie sui muri e sui giornali / Di belle donne che invitavano a provarla
In primavera già qualcuno la beveva / E pure lui un giorno a casa d’un amico
Dovette berla perché quello imbarazzato / Gli disse “Scusa ma non m’è rimasto altro”
Antonio però rideva / Ahahah-ahahah
Diceva: “Me ne infischio della moda, ma in mancanza d’altro bevo quel che c’è”
Venne l’estate ed in villeggiatura Antonio aveva sete e non sapeva cosa bere
In ogni bar dove chiedeva un dissetante / Manco a farlo apposta gli servivano acqua blu
Le prime volte lui si era opposto / Ma poi pensò: “Ma chi me lo fa fare?”
E da quel giorno a poco a poco si abituò ( Un mese dopo non beveva altro
Antonio però rideva / Ahahah-ahahah
Diceva: “Me ne infischio della moda, ma bevo questa bibita perché mi va”
Ora è l’autunno, Antonio è all’ospedale / Intossicato perché beveva troppo
E per servire quel tavolo importante / S’è fatto sostituire dall’amico Pasquale
Stan decidendo per la prossima moda / Un pantalone a strisce gialle e nere
Basterà fare una gran pubblicità / Farlo indossare da qualche grande attore
Pasquale tra sé sorride / Ahahaha-ahahah
E dice: “Me ne infischio della moda, io porto solo quello che mi va”
Ma io vedo già Pasquale / Ahahah-ahahah
Chissà come starà male / Coi pantaloni a strisce gialle e nere.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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5 thoughts on “Luigi Tenco: “Ballata della Moda” (postumo 1972) – di Andreas Finottis

  • Giugno 29, 2015 in 2:21 pm
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    Il logorazzismo appartiene ad un passato che non ritornera’ piu’, visto i tempi che corrono,Barbarossa ha descritto con pungente sarcasmo la societa’ degli anni ottanta…forse,pero’ si e’ dimenticato che anche lui apparteneva ( parlo di allora) a quella manica di arrivisti e figli di papa’

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    • Giugno 30, 2015 in 5:34 am
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      … l’edonismo reaganiano, di cui barbarossa è stato degno esponente e cantore… il preludio a questa società in preda agli spasmi…

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  • Giugno 29, 2015 in 8:45 pm
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    Il logorazzismo esiste ancora…
    eccome se esiste…
    ci sono nuovi loghi, ma gli utenti di questo stile di vita ci sono e ci saranni sempre…
    Apparire…
    sopratutto apparire, anche prima di essere

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  • Giugno 29, 2015 in 10:37 pm
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    Esiste ancora,certo Maurizio Garatti,ma in misura meno esasperante di allora,io ho vissuto alla grande quella realta ,poi mi sono ridimensionata perche’ mi sentivo piu’ vecchia di quello ero con quel fardello di firme sembravo una signorotta e non una ragazza di ventidue ventitre anni.Concordo con te riguardo all’ apparire ma mi sembra una vecchia storia

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  • Luglio 2, 2015 in 12:49 am
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    ma stracazzarola, pare scritto da me..io pure eliminavo i “coccodrilli” vari finchè era possibile…pure dai jeans…ahahaahahahaha…e lo faccio ancora fregandomene dei loghi vari ed evitando i LOGGONI tipo i bordi mutande di certe marche. vero, peccato che i più ora li ricamano o altro e se li tocchi fai i buchi ma, ovunque posso ELIMINO etichette e loghi vari!
    condivido al 100%

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