Little Feat: “Sailin’ Shoes” (1972) – di Carmine Spinella

Ripercorrere la carriera dei Little feat, una delle band più straordinarie della storia della musica a partire dal 1970, ci riporta inevitabilmente a Frank Zappa, ai Mothers of Invention e a personaggi come il bassista Roy Estrada ed il chitarrista, cantante, armonicista e compositore Lowell George. Ancor prima dei Mothers – precisamente nel 1964 – Roy, californiano di Santa Ana, aveva fondato una sua band chiamata Soul Giants, con Jimmy Carl Black, batterista di origine pellerossa (anni dopo incontrando Lowell George farà caso ai piedi piccoli del chitarrista che si ricorderà dell’esclamazione “little feet!” pronunciata da Jimmy e la utilizzerà per dare il nome alla nuova band) e Ray Collins, cantante, armonicista e percussionista. Nel giro di due anni, nel giugno 1966, dopo essere stati inglobati da Zappa l’anno precedente, debutteranno con lo storico doppio album “Freak Out” della Verve, sotto il nome di Mothers of Invention, con la sola aggiunta del chitarrista Elliot Ingber.
Roy Estrada sarà tra i protagonisti del periodo più creativo e sperimentale dei Mothers: il suo basso e la voce in falsetto attraverseranno capolavori come (oltre al già citato “Freak Out”) comeAbsolutely Free” (Verve 1967), “We’re Only in it for the Money” (Verve 1968), “Lumpy Gravy” (Verve 1968), “Cruising with Ruben & the Jets” (Verve 1968), “Uncle Meat” (Bizarre 1969), “Burnt Weeny Sandwich” (Bizarre 1970), “Weasles Rippled my Flesh” (Bizarre 1970). Anche il principale protagonista di questa nostra storia, Lowell George, iniziò a suonare in una band minore chiamata The Factory ed ebbe il suo primo approccio con Zappa con i loro primissimi brani scritti che Zio Frank, in quel periodo produttore di musica e di piccoli film, finanziò pubblicandoli. Il chitarrista Lowell, nativo di Hollywood e di qualche anno più giovane di Roy Estrada, in questa sua prima band riuniva già elementi che poi avrebbero militato nei futuri Little Feat: stiamo parlando di Ritchie Hayward e di Fred Martin. Anni dopo, Zappa si ricorderà di quel chitarrista, magari un po’ “sballato” ma dalle potenzialità enormi e lo chiamerà alla sua corte. Lowell parteciperà, anche se non accreditato, a “Hot Rats” (Bizarre 1969) venendo poi confermato per la registrazione del successivo “Burnt Weeny Sandwich” (Bizarre 1970) e di “Weasels Ripped my Flesh” (Bizarre 1970): i primi due a nostro avviso immancabili per la formazione di una qualsiasi discografia che si rispetti. In questo contesto ci fu l’incontro di Lowell George con Roy Estrada e, pochi mesi dopo, l’uscita del loro primo album.
“Little Feat” (Warner Bros 1970) vide la luce con il ricongiungimento del batterista Ritchie Hayward di cui abbiamo parlato sopra e, soprattutto, con l’ingresso di uno dei più grandi tastieristi della storia ancora in vita. Il texano Bill Payne, nato nella città di Waco nel 1949, da sempre ambito da gruppi e musicisti come J.J. Cale, Pink floyd, Doobie Brothers, Jackson Browne, Bonnie Raitt, James Taylor e tanti altri. I due ebbero modo di conoscersi durante delle audizioni che Payne fece con le Mothers. Il tastierista non entrò nel gruppo di Zappa, ma un anno dopo si cercheranno e Bill sarà parte importante delle idee per la scrittura e con Lowell George formerà la coppia pensante della Band. In questo disco di debutto Lowell avrà una partecipazione leggermente ridotta: per un infortunio alla mano dovrà rinunciare a suonare alcuni brani. Toccherà all’amico Ry Cooder prendere il suo posto, soprattutto nel brano testamento del chitarrista, quella Willin’ su cui in seguito ci soffermeremo un po’ di più. Due anni dopo la band uscirà con l’album in studio “Sailin’ Shoes” (Warner bros 1972). Disco perfetto in ogni suo brano, una sequenza mozzafiato, una miscela esplosiva fatta di rock ma anche di southern e, soprattutto, di blues. Per l’occasione Lowell è protagonista assoluto con la sua incredibile voce, gli assoli di chitarra, e l’utilizzo della slide che, con Duane Allman e lo stesso Ry Cooder, lo porterà nell’Olimpo degli esecutori di questa tecnica chitarristica.
Il primo pezzo è Easy to Slip, scritto da Lowell insieme a Fred Martin. Un brano che da subito ci prende e ci catapulta in quelle che saranno atmosfere ricorrenti della band, fatte di gioia e di grande respiro musicale. Nemmeno il tempo di rilassarsi ed ecco Cold Cold Cold, un blues stracciato e viscerale con la voce di Lowell filtrata e resa sporca, mentre  usa – come raccontano le cronache – uno svitacandele al posto dei canonici cilindri di vetro per ottenere il suono slide con risultati incredibili e pescando note altissime, fino a tonalità simili a sibili. In Trouble, Lowell ci accompagna con la voce, mentre la fisarmonica suonata da Bill Payne, ci avvolge in un velo delicatissimo di note. Ritornano i fischi nel quarto brano, la travolgente Tripe Face Boogie, con ancora la voce a duettare con le note, e l’armonica a ricordarci l’amore per il blues; e qui Bill Payne, che scrive il brano con il batterista Hayward, mostra la sua immensa classe al piano elettrico in un boogie-blues travolgente. Poi la band, ma soprattutto Lowell George, ci stende letteralmente con Willin’… e qui vale la pena soffermarci, perché il brano è leggendario ed avvolto da un paio di episodi che vanno necessariamente raccontati.
Lowell George
scrisse questo brano quando militava nei Mothers of Invention e la storia ci racconta di un’audizione del brano fatta ascoltare a Zappaerba, vino e “viaggi” nel Messico profondo insomma, un “On the road” post Kerouac. Molti sostennero che, mesi dopo, il “genio di Baltimora” lo avrebbe allontanato per il contenuto del brano. Noi propendiamo per un’altra versione, più poetica e pratica: “Zio Frank” colse lo spessore compositivo di Lowell e ritenne fosse giusto che le strade si separassero. Zappa si preparava all’ennesima rivoluzione musicale, con cambiamenti quasi totali dei musicisti che fin qui l’avevano seguito: infatti anche Roy Estrada, bassista fin dalle origini, chiederà di essere lasciato libero per poter vivere nuove esperienze. Detto questo, Willin’ fu pubblicato già nell’album di esordio, ma l’infortunio alla mano limitò la partecipazione dell’autore.. e Lowell non poteva accettare supinamente questo destino, conscio del capolavoro da lui composto. In “Sailin’ Shoes” verrà inserito come penultimo brano della side A, introdotto dalla chitarra acustica e la sua voce bassa e un po’ roca, alternando il parlato al cantato, per raccontare questo viaggio in un’atmosfera che sa di magia e di avventura… il tutto impreziosito dalla steel guitar di Sneaky Pete Kleinow (presente anche in “Waka jawaka” del 1972). Willin’ diventerà da subito e per sempre il suo inno, quello che rappresenterà Lowell per i pochi anni che vivrà e, soprattutto, per i posteri. Ancor oggi, quando si parla di lui, è difficile non pensare a questo brano: tantissimi artisti lo omaggeranno rendendolo “senza tempo”. La side A si chiude con uno di quei blues che in tantissimi si sognerebbero di scrivere e suonare: A Apolitical blues schiuma di rabbia e strafottenza, la voce di Lowell da subito ringhia la sua libertà“sta squillando il telefono ed il presidente Mao mi cerca, ditegli che sto avendo un blues apolitico, sta squillando il telefono e stavolta è John Wayne che mi cerca, dite anche a lui che sto avendo un blues apolitico”. Il brano parte con una slide che ci ricorda il Muddy Waters dei locali di Chicago: il pianoforte di Payne è di quelli che trovi nelle bettole consumando vino e wiskey, la batteria di Hayward suona secca e con la cassa che ti sfonda il petto ed ancora, Lowell impreziosisce il brano con la blues harp – anche un assolo – che ricorda i primi suoni elettrificati di Little Walter.
Il lato B inizia con Sailin’ Shoes: “Lady in a turban, cocaine tree. Does a dance so rhytmically. She’s crying, and a singin’ and having a time and gee that cocaine tree look fine”. Un dolcissimo omaggio all’amico e Maestro Ry Cooder con la slide e le atmosfere che ci riportano al primo album dell’artista, “Ry Cooder”, uscito l’anno precedente. Dopo questo doveroso omaggio Lowell ci spara addosso un rock’n’roll con Teenage Nervous Breakdown e mostra i muscoli con la slide e la voce decisa e intrigante, il piano elettrico di Bill Payne, veloce e martellante come in un saloon del vecchio West, catapultandoci nell’ennesimo Blues, questa volta scritto dal tastierista. Qui si può cogliere appieno la grandezza dei Little Feat dall’intesa magica e commovente e con tempi ed atmosfere unici. No c’è tempo per tirare il fiato: dopo Got No Shadow Bill Payne attacca al pianoforte in un’altra sua composizione, Cat Fever. Stavolta è lui a cantare… e allora scopriamo la sorprendente poliedricità di questi musicisti. Lowell si pone leggermente in disparte, anche se la sua slide-guitar suona magici accordi che trasudano di blues da ogni minuscolo poro. Difficile non lasciarsi cullare dalle note di questi quattro ragazzi, capaci di mettere in sequenza brani particolarissimi e carichi di pura bellezza.
Il finale, Texas Rose Cafè, è la giusta conclusione per questo luna park emozionante e suggestivo, da riascoltare senza soluzione di continuità. Il brano, scritto da Lowell George, ci porta in Texas, da Houston alla città di Austin, a bere Lone Star, suonare la chitarra e fare all’amore al Rose Cafè… ma c’è anche un messaggio antimilitarista che ci racconta di giovani pronti ad arruolarsi nei marines. Così il brano suona diverso nella sua struttura, con il falsetto di Lowell che ci parla, soave, di quei momenti goliardici con gli strumenti che docilmente arpeggiano… poi tutto cambia: la voce diventa dura ed imprecante mentre la musica sfocia in un rock duro che ne simula le contrarietà e l’alienazione. Per chiudere la cronistoria di “Sailin’ Shoes” si citerà l’inglese Martin Muller, meglio conosciuto come Neon Park. Questi, trasferitosi in America, disegnerà tutte le copertine della band (escluso l’album di debutto) e incrocerà ancora i destini dei futuri Little Feat con Frank Zappa, in quanto disegnerà “Weasels Ripped my Flesh” (Bizarre 1970), ultimo album delle Mothers con Roy Estrada e Lowell George, caratterizzando la carriera del gruppo sul mercato per le stupende copertine. La band proseguirà il suo cammino con tantissimi album successivi e cambiamenti di formazione. Roy Estrada lascerà la band subito dopo quest’album, per unirsi a Captain Beefheart. Nel 1976 tornerà a collaborare con Zappa per qualche anno ma anni dopo farà una brutta fine. Tutt’ora risiede nelle patrie galere americane per violenza su minori e ne avrà ancora per altri vent anni.
Lowell George invece, all’inizio del 1979, lascerà la band per iniziare una sua carriera solista ma avrà vita breve. La tossicodipendenza, unita ad una brutta epatite, lo aveva ridotto a pesare oltre 110 kg, anche per il forte uso di medicinali. Una sera, all’Hotel Marriott, di Arlington in Virginia, il suo cuore cesserà di battere dopo un concerto di cui si raccontano meraviglie tenuto a Washington nel Lisner Auditorium. La causa fu un’overdose dopo uno speedball (“pera” mista di eroina e coca). Era un giovedì del  28 giugno 1979. Uno dei più grandi musicisti e chitarristi della storia ci lasciava a soli 34 anni. Qualche giorno dopo la sua morte, i familiari di Lowell si imbarcheranno sullo scafo che il chitarrista usava per andare a  pesca e disperderanno le sue ceneri nell’oceano pacifico.

“Sailin’ Shoes” (Warner Bros. 1972). Roy Estrada:  basso e accompagnamento vocale.
Ritchie Hayward: batteria, percussioni e accompagnamento vocale.
Bill Payne: tastiere, fisarmonica e voce solista in Cat Fever.
Lowell George: voce solista, chitarre, armonica.

Nota: Questo articolo e dedicato ad Alfredo Migliaccio detto “witness”, mio fratello “musicale” di tante puntine consumate e scomparso da un anno ormai, testimone e partecipante attivo ai tantissimi concerti che si organizzavano nei primi anni 70. Con lui condividevo la scoperta di band poco conosciute come quelle di oggi… Riposa in pace Bro.

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