Litfiba: “Desaparecido” (1985) – di Fabrizio Medori

L’attesa per il primo vero lp dei Litfiba era tanta, la scena del nuovo rock italiano stava per esplodere e i gruppi fiorentini, Litfiba, Diaframma e Neon, insieme agli emiliani CCCP, rappresentavano l’avanguardia della New Wave italiana. Sicuramente il gruppo di Piero Pelù era quello più conosciuto, molto amato dalla stampa dell’epoca ed era sicuramente quello nel quale il pubblico riponeva la maggiore fiducia. Tutto il movimento “indipendente” stava muovendo i suoi primi passi, e le centinaia di concerti in giro per l’Italia non avevano portato ancora ad un degno risultato discografico. Ci pensarono Alberto Pirelli e sua moglie a creare la struttura idonea, l’Immortal Record Alliance, attraverso la quale diversi gruppi imboccarono la strada del successo. La punta di diamante dell’etichetta erano i Litfiba, che avevano già inciso, nel 1982,  un mini lp omonimo, oggi ricercatissimo dai collezionisti, un 7” contenente La Luna e La Preda, un lp contenente la colonna sonora dello spettacolo teatrale “Eneide” ed un mix contenente la loro cover di Yassassin di David Bowie, scelta anomala per un gruppo che faceva una bandiera dei suoi testi in italiano. Nel 1984 l’I.R.A. pubblica “Transea”, un ep in cui si delinea un suono più maturo e più professionale, ma che è soltanto l’anticipazione di “Desaparecido” (I.R.A.1985). Il disco inizia con Eroi nel vento, evidente tributo al suono “epico” degli U2, con la chitarra di Ghigo Renzulli in grande evidenza e la voce di Piero Pelù ad interpretare quello che allora veniva chiamato con più di un filo d’ironia “rock del vero sentire”. Ancora Renzulli protagonista nel remake di La preda che beneficia delle cure e delle attenzioni di un vero produttore e di una registrazione professionale. Il “cavallo di battaglia” del gruppo viene esaltato da un’interpretazione nervosa e spigolosa. Lulù e Marlene è un brano completamente nuovo e ci trascina in una plumbea atmosfera decadente mitteleuropea, sfruttando al massimo le capacità teatrali del cantante che raggiunge il suo apice nel ritornello carico di languore. Dopo un discreto accumulo di tensione arriva il primo momento di distensione, il climax creato dai primi tre brani sfocia in una delicata ballata intitolata Istambul, nella quale le sonorità orientali dei synt di Antonio Aiazzi incorniciano un brano sognante e trascinante, una piccola hit della sua epoca, quando non si usava ancora il termine “di nicchia”. Uno dei vertici stilistici del disco è Tziganata, nella quale si assiste ad una notevole evoluzione stilistica da parte dei Litfiba, capace di evocare situazioni e sensazioni lontane da quelle più tipicamente “dark” ricercate fino ad allora. La delicata introduzione tastieristica apre lo scenario su un bel rock pulsante e dinamico sul quale svetta la potente voce di Pelù, capace di spostare il focus su un mondo artistico nuovo. Dopo questa sferzata si torna subito in un territorio più delicato e, Pioggia di luce, è un’altra eccellenza di questo storico disco. Il suono del gruppo è delicato e articolato, legato dalla batteria di Ringo De Palma e giocato su un bellissimo intreccio di chitarre, tastiere e basso, culminando nell’assolo del chitarrista ospite Hanno Rinne. Il suono perde un po’ della sua brillantezza nei due brani conclusivi, tornando ad un’atmosfera meno professionale, anche se il brano che intitola il disco è un ulteriore passo verso sonorità acustiche e, in particolare, il campionatore di Aiazzi utilizza un suono di tromba che ci trasporta in Messico. Il finale è affidato ad un’altra reinterpretazione – questa volta di Guerra – e la sua introduzione che con i timpani ed il conteggio in tedesco evoca una cupa atmosfera nazista. Quando affiora il basso di Gianni Maroccolo il suono diventa più epico, pur mantenendo uno scontato ritmo marziale. Un tripudio di suoni acidi e distorti ci accompagna verso la conclusione di questo ultimo brano, quasi a voler chiudere un cerchio, a voler concludere un periodo glorioso e pioneristico. Da quel momento in poi i Litfiba spiccarono il volo verso un successo inimmaginabile all’epoca… ma anche verso la perdita di un’ingenuità che aveva contribuito a fare del gruppo una vera e propria bandiera per molti.

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