Lino Capra Vaccina: “Metafisiche Del Suono” (Dark Companion Records 2017) – di Capitan Delirio

C’è un tipo di musica che va ascoltato ad occhi chiusi, per poter assaporare, con le fibre profonde dei condotti auricolari, presenti nelle orecchie, nel cuore, nei polmoni, nell’epidermide, il perfetto equilibrio tra vibrazione sonora e vibrazione del silenzio. Equilibrio trascendente che riconcilia con la vibrazione dell’universo. Questa la ricerca musicale nell’ultimo lavoro di Lino Capra Vaccina “Metafisiche Del Suono”. Una ricerca iniziata fin da subito, agli inizi della sua carriera, all’alba degli anni settanta, dalle prime esperienze con gli Aktuala, sperimentando la contaminazione tra ritmi etnici indiani e rituali primitivi con la psichedelia e il progressive. Continuata con le collaborazioni con autori sperimentali tra cui Franco Battiato, Juri Camisasca e la formazione dei Telaio Magnetico; proseguita, qualche anno più tardi, con la musica dodecafonica e con i progetti da solista che hanno segnato la storia del filone minimale come “Antico Adagio” o “Arcaico Armonico”, in cui ha saputo modificare il suo bagaglio di percussionista, costruito negli anni, trasformandolo nel dono sapiente del lieve tocco, in grado di sfiorare l’anima delle note, arrivando così ad oggi, a questo ultimo progetto. “Metafisiche Del Suono” è un viaggio musicale, in sei movimenti, che esplora i lati più remoti dell’io interiore, come un’onda che propaga sgocciolando nel buio, dove rimbomba un vuoto ipnotico, in cui il respiro modula lo stesso ritmo del senso di pace e soffia potente come il vento nel deserto. Lentamente gli spazi di suono, attraverso Policromie Sospese e Geometrie Astrali, lasciano il posto agli spazi di silenzio, creando una vera e propria metafisica trascendente. Come il respiro stesso, come il fruscio dello scorrere del sangue, come il battito del cuore, tutto muore e rinasce nello stesso attimo, tutto fluisce muovendosi in maniera ellittica, proiettando nell’essenza più primitiva della vibrazione, di quando il vagito originario squarcia il buio. Un lampo nell’infinito che non emette suono ma percezione sensoriale, energia vitale, consapevolezza assoluta di essere un uno unico nell’insieme universale. Universo, verso l’uno, l’insieme degli uno che vibrano nel suono e nel silenzio e hanno necessità primaria di quel suono primordiale e di quel silenzio ancestrale. L’esperienza primordiale del suono viene ricreata attraverso tecniche musicali moderne e strumenti antichi come le tablas o il salterio suonato per l’occasione da Michael Tunner, o ancora, l’oboe a cura di Camillo Mazzoni e la viola di Alison Cotton. Il mare anche quando sembra fermo si muove e la nostra anima con lui, fluttuando in calde correnti ascenzionali.

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