Linn County: from Iowa to San Francisco – di Lino Gregari

Linn County è il nome di una florida e popolosa contea dello Iowa, stato americano che ai più risulta noto per i ricordi suscitati dalla capitale Des Moines, legata alle divagazioni “on the road della Beat Generation di Kerouac. È qui che nel 1966 si formano i Prophets, gruppo di tutto rispetto che si evolverà in una band destinata a fare cose egregie, senza tuttavia riuscire effettivamente a emergere dall’anonimato. I Prophets hanno un grande potenziale e la Mercury Records li mette sotto contratto, spingendoli però a un radicale cambiamento. Sono gli anni del puro “San Francisco Sound”, con la psichedelia che arriva a vertici incredibili, e il gruppo emigra verso l’assolata California, grazie anche al sostanzioso bonus di 50.000 dollari che la Mercury garantisce ai musicisti. Stabilitisi proprio a Frisco, pur mantenendo uno stretto legame con le origini, la band cambia nome assumendo quello di Linn County, in omaggio alle loro radici e alla loro cultura. L’Iowa è distante anni luce dalla California e il fermento musicale che agita San Francisco ben si addice alle idee musicali del gruppo, che pubblica immediatamente un album strepitoso.
Proud Flesh Soothseer” esce nel 1968 e si presenta come un concentrato di blues e psichedelia decisamente tipico del periodo, ma in grado di emergere grazie allo splendido inciso dell’organo di Stephen Miller accoppiato alla chitarra di Fred Walk e al volubile sax di Larry Easter. Ciò che maggiormente colpisce è la freschezza di un sound che, seppur legato ai tipici canoni del periodo, riesce a coniugare tradizione e sperimentazione creando un mix avvolgente e caldo come le assolate spiagge californiane. L’incredibile copertina del disco poi anticipa in modo clamoroso quello che un anno dopo sarebbe stato uno degli eventi cardine del secolo: pur con le dovute riserve, è facilmente intuibile il richiamo allo sbarco dei primi uomini sulla luna. L’album ottiene un lusinghiero successo e la band va in tour con alcuni dei mostri sacri del periodo: gli Animals di Eric Burdon, I Ten Years After di Alvin Lee e i grandi Sly and the Family Stone ma, soprattutto, è fondamentale la presenza del gruppo nello storico Tour Nordamericano dei Led Zeppelin 1968-1969: il 17,18 e 19 gennaio del 1969, presso la Grande Ballroom di Detriot, la band apre al “Dirigibile del Rock“, regalando al pubblico tre set estremamente vibranti e molto tirati.
Esce “Fever Shot“, disco che ripropone in toto tutte le qualità del gruppo, aggiungendovi spruzzate di blues e soul, perfette per un suono che sta evolvendo rapidamente in altre direzioni. Chitarra e organo continuano a dettare legge, e la splendida canzone che dà il titolo al disco rappresenta, con i suoi sei minuti, tutto il mondo musicale entro il quale si muovono i musicisti. L’anno seguente, siamo nel 1970, la band dà alle stampe “Till the Break of Dawn“, epilogo di una trilogia davvero notevole, nel quale brilla di luce propria la splendida e personalissima versione che il gruppo fa di Tell the Truth di Ray Charles. Ma è ormai tempo di addii: Stephen Miller entra nella band di Elvin Bishop e Clark Pierson e si unisce a Janis Joplin: resta il solo Fred Walk a tenere insieme la band con musicisti di varia estrazione, senza tuttavia dare alle stampe altri dischi. I tre album pubblicati restano comunque a testimoniare la qualità e la grande anima di una piccola grande band, di quelle che noi, instancabili amanti delle cose belle, amiamo riscoprire e ricordare.

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