Lina Wertmüller: “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada” (1983) – di Alessandro Freschi

il modello viene fabbricato in una cittadina giapponese con dodicimila ingegneri. Il cervellone elettronico che elabora il meccanismo si chiama Zeus e il prototipo si chiama Prometeus. Prometeus gabbò il fuoco agli Dei e fu punito da Zeus che lo fece incatenare e gli fece mangiare il fegato dalle aquile. “Prometeo incatenato” di Eschilo. La vendetta degli Dei”.
Roma, estate 1982. Appena oltrepassato il fontanone del Gianicolo la tecnologica e super-blindata “Prometeus“, auto blu di fabbricazione giapponese con a bordo il Ministro degli Interni (Gastone Moschin), va inspiegabilmente in tilt imprigionando al suo interno il politico e l’autista. Caso vuole che tale inconveniente avvenga nei pressi della villa dell’onorevole democristiano De Andreiis (Ugo Tognazzi) che, nel tentativo di accattivarsi simpatie a facile prezzo, non esita a ospitare il veicolo con l’autorità nel proprio garage e a convocare nel massimo riserbo l’ufficiale della Digos (Renzo Montagnani) e il segretario del Ministro (Roberto Herlitzka) per cercare di liberarlo. Purtroppo l’invio sul posto di tecnici specializzati si rivela vano e l’avveniristica autovettura rimane inesorabilmente bloccata. Il tutto mentre in TV viene trasmesso l’incontro del campionato mondiale di calcio Italia-Camerun e all’interno della casa si susseguono vicende tragicomiche che vedono come protagonisti la moglie di De Andreiis (Piera Degli Esposti), ex militante di sinistra impegnata nel nascondere il suo amante in cantina, il terrorista evaso Pedrinelli (Enzo Jannacci), la stralunata figlia quindicenne (Valeria Golino) e una bizzarra suocera stordita dall’abuso di spinelli.
Contraddistinto dall’immancabile titolo chilometrico il 30 settembre 1983 viene distribuito nelle sale cinematografiche italiane “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada”, tredicesimo film di Lina Wertmüller. Reduce da un decennio di memorabili successi al botteghino grazie a pellicole come “Mimì Metallurgico ferito nell’onore“, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto e “Pasqualino Settebellezze” (che le varrà tra l’altro la candidatura a tre premi Oscar) la regista romana inaugura la sua produzione ottanta” rinunciando all’apporto del fedelissimo Giancarlo Giannini con una pellicola nella quale si diletta nel tratteggiare, attraverso la consueta vena satirica, lo spaccato di un’Italia corrotta e ancora prigioniera dei suoi oscuri anni di piombo. Sono ancora fresche le ferite inferte dal terrorismo ed il richiamo a non alimentare allarmismi è di primaria importanza. Ma dietro le maschere di circostanza indossate dagli uomini di potere investiti dal tourbillon grottesco del caotico episodio, emergono nitidi i falsi moralismi che li animano e le subdole rivalse velenosamente annidate dietro gli ipocriti slanci di apparente generosità.
I dissapori di sottofondo si alimenteranno con il precipitare degli eventi e i deprecabili atteggiamenti di convenienza verranno puniti nel surreale epilogo dall’inviolabile Prometeus, che terminerà per inghiottire spietatamente i mediocri protagonisti della vicenda, condannandoli a un eterna segregazione. Il film sancisce l’esordio sul grande schermo dell’attrice napoletana Valeria Golino e affida il suo commento sonoro al celebre pianista jazz Paolo Conte, il quale bisserà la collaborazione con Lina Wertmüller l’anno successivo, componendo le musiche per “Sotto… sotto… strapazzato da anomala passione. Prova dalle tinte teatrali di gran spessore e cast di prim’ordine dove brillano di luce proprie le prove di Ugo Tognazzi e Piera Degli Esposti e, se Gastone Moschin si limita dall’interno dell’autovettura, con smisurato mestiere, a una recita muta basata esclusivamente su eloquenti sguardi, Enzo Jannacci appare a suo agio nelle vesti dello sconclusionato evasopercaso.

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