“Lights Out” – di Bartolo Federico

Tempo fa, in una vecchia cassetta arrugginita, ci ho messo quelle cose che mi servono quando voglio essere coccolato. Su di un lato ho fatto spazio per i Ray-Ban Wayfarer. Da ragazzo li usavo anche di notte.
Seduto per terra “Meno Di Zero” l’ho letto per strada. Niente di particolare. Allora però non dubitavo di nulla. O forse sì, solo che non lo sapevo. Ognuno di noi ha i suoi buoni motivi per diventare una bestia con il mondo. Specie con quelli che hanno un cuore grande così. Quelli che restano per sempre, con l’anima di un bimbo. In quelle notti quando mi portavo una bottiglia, delle sigarette, e nel chiuso della mia stanza sognavo, mi chiedevo come sarebbe andata con quella tipa dagli occhi azzurri pallidi. Ho finito per girare a vuoto, senza meta, fino all’alba. Quello che mi stupiva era il blues, con le sue confidenze, i suoi dubbi, le sue esitazioni. E fumavo a occhi chiusi. Che era un bel modo per un’anima smarrita. Ma non ero obbligato a cercare soluzioni. Non ero costretto a fare nulla. Neanche a camminare sotto la pioggia battente. Era questo il bello di quel gioco. Poi però si resta soli. Allora ti compri una chitarra e cominci a suonare i primi accordi. Con le dita delle mani che fanno un male cane, ogni tanto ti fermi e soffi sulla punta dei polpastrelli. Soffrendo riprendi a cercare le note. Piano piano, a poco a poco, la musica viene fuori. Mi sono venuti subito dei blues scuri e rochi, ingialliti, dalla nicotina. Mentre quell’odio freddo che covavo, si distillava nel suono. Ho acceso una sigaretta. E’ dura quando smetti di piacerti. Quando cominci a farti nausea. Succede sempre quando tutto ti ritorce contro. Quando non puoi difenderti; e ti ritiri nel tuo buco con quel freddo che ti congela le ossa. Ho sentito i rami degli alberi frusciare nel vento. Mi sono seduto sulla mia vecchia poltrona, che è conciata da buttare via, e ho ascoltato il ronzio della radio. A furia di rimescolarsi, vengono i rimorsi, e la tristezza sopraggiunge falciandoti. Anche David Corley ha provato queste sensazioni. Ne sono sicuro. Lo sento sulla mia pelle, il suo brivido tumefatto di stupore. I conti tornano sempre. E’ inutile che ci si affanni, non c’è niente da vincere in questa vita. L’ho capito quando ho avuto solo voglia di starmene in silenzio. Quando ho spostato la merda, con la punta dello stivale. La cicatrice aveva ripreso a bruciarmi, inesorabile. Ci si chiede perché, quando non si ha più niente a cui aggrapparsi. Sbattuto nel vento, preso a calci nel culo, mi sono guardato intorno e per non trasformare questa storia in una crocifissione, ho ripreso coscienza. E’ tutto un mistero canta David Corley, con una voce zeppa di ruggine. Anche se ormai sono ridotto quasi in poltiglia, ho tenuto botta. Dopo un paio di passi nell’oscurità, ho sentito i battiti del mio cuore. Ho frugato ancora nella cassetta arrugginita. Bisogna decidersi, prima di appassire del tutto. Strana la vita. C’era troppa luce adesso. Ho spento il mozzicone nel posacenere, e sono andato alla finestra a guardare la strada. Mi sono girato e appoggiandomi al vetro, ho respirato profondamente. Come sempre cerco di essere solo.

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Un pensiero riguardo ““Lights Out” – di Bartolo Federico

  • Ottobre 11, 2016 in 7:40 pm
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    Specie “con” quelli che hanno un cuore grande così.
    la frase va letta senza il con..

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