Lifehouse: “From Where You Are” (2010) – di Ginevra Ianni

Entra in casa e si butta sul divano senza neanche accendere la luce. Teodora sprofonda nel groviglio di maglia e capelli chiudendo forte gli occhi. Ennesima sera alla fine dell’ennesima giornata di pugni in faccia. Presi. Tutti. Ennesima serata di cena fredda e arrangiata. Si stende e si chiude in posizione fetale. Basta. Basta di domani senza futuro. Basta chiudere gli occhi aspettando un domani pianificato nelle disfatte, fin nei minimi dettagli (che è meglio non soffermarsi a valutare il peggio, che tanto arriva lo stesso, ovviamente peggio del peggio). 
Basta basta basta basta basta basta. Basta scervellarsi cercando vie d’uscita sempre più lontane e meno praticabili. Spazio mentale come un deserto entro cui riecheggiano solo i problemi. Un vuoto pneumatico dove i guai rimbalzano da una parte all’altra del cervello. O dell’anima, chi lo sa. In questa situazione cervello, cuore e stomaco si sovrappongono e si immedesimano l’uno nell’altro: stesse funzioni e stesso malessere costante. Apre un occhio davanti all’ipotesi di una soluzione: Farla finita? Sarebbe un’opzione praticabile. Chiudere tutto. Mettersi in ferie a tempo indefinito, anzi eterno, sbrigliarsi da ogni cosa. Perché no? Purché il passaggio di là sia indolore, magari stordita di alcool. Addormentarsi e via. Ma se poi ti salvano? Ricominciare dopo tanto tribolo con i postumi di una lavanda gastrica o le suture sui polsimmmmmmh. Apre anche l’altro occhio. Non la convince. Allora scappare, darsi alla fuga e far perdere le tracce a tutti: altri posti, altra gente, una vita nuova stile Pirandello… dove? E come?
Scappare lontanissimo ma senza lasciare traccia del proprio percorso di fuga. Quanto lontano bisogna andare per sbrogliarsi dai mille lacci e catene che ti trascinano all’inferno? Questo pensiero arriva improvviso e stavolta si alza e va davanti allo specchio. Si accende una luce nuova su questo aspetto: se si scappa o si muore i problemi della vita, le nere conseguenze dei propri errori, i lutti, gli abbandoni che fine fanno? Li si lascia alle spalle allontanandosi all’orizzonte come nei film o restano dentro? Dentro il groviglio inestricabile cuore-cervello-stomaco? Nel silenzio della testa emerge piano una consapevolezza che Teodora legge nello sguardo stanco: queste rogne vengono da fuori, dal mondo sbagliato circostante ma è dentro sé stessi che mettono radici e crescono.
E siamo noi che gli permettiamo di attecchire e degenerare come una mala pianta che alla fine soffoca l’organismo ospite. Come un parassita stupido. È dentro che sta il male, è lì che le conseguenze delle proprie azioni diventano cancro. Perché glielo si permette, perché il rovello indebolisce il corpo e fortifica la paura. Neanche da morti questa consapevolezza può essere cancellata, figuriamoci andandosene via. Si fissa nel riflesso, consapevole e stupita. È cosi. E proprio così. Magari i problemi non si risolveranno, magari peggioreranno fino al punto di non ritorno ma è necessario imparare ad estirparli da dentro e guardandoli da fuori stavolta. Non come una parte cattiva di sé ma come un problema che si pone al sé. Senza andare lontano. Teodora si infila nel pigiama e va a letto. Che poi, lontano da dove?

So far away from where you are / These miles have torn us worlds apart
And I miss you / Yeah, I miss you / So far away from where you are
Standing underneath the stars / And I wish you were here
I miss the years that were erased / I miss the way the sunshine would light up your face
I miss all the little things I never thought that they’d mean everything to me
Yeah, I miss you / And I wish you were here / I feel the beating of your heart
I see the shadows of your face / Just know that wherever you are
Yeah, I miss you / And I wish you were here / I miss the years that were erased
I miss the way the sunshine would light up your face / I miss all the little things
I never thought that they?d mean everything to me / Yeah, I miss you
And I wish you were here / So far away from where you are
These miles have torn us worlds apart  / And I miss you
Yeah, I miss you / And I wish you were here.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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