“Life Is There And Everywhere”: intervista con Gloria Trapani – di Gabriele Peritore

Gloria Trapani è un’autrice e interprete che sa spaziare con estrema disinvoltura e leggiadria tra i vari generi, partendo dal Jazz, fino al Folk e al Blues per poi approdare al Pop. Quello che spicca maggiormente di lei è l’uso della voce che, in maniera elegante e raffinata, si colora dei toni della dolce sensualità. Gloria con “Life Is There And Everywhere” è giunta al suo secondo album, recensito, tra l’altro, sulla nostra rivista nelle scorse settimane. Disco che, in maniera originale e ponderata, si distacca notevolmente da tutta la produzione musicale attuale. Il suo percorso artistico, impreziosito da un talento ancora in crescita, ha preso una direzione che noi vorremmo conoscere meglio, rivolgendole qualche domanda.
Ciao Gloria, mi sembra di capire che il tuo percorso artistico sia partito dal Jazz… volevo chiederti appunto com’è nato il tuo amore per la musica?
Intanto ti ringrazio Gabriele per aver ascoltato ed apprezzato il disco, per le bellissime parole e per il grande lavoro che fate di promozione e di diffusione della musica. Il mio amore per la musica è nato quando ero molto piccola. Mio zio è un grande appassionato di musica brasiliana e ricordo che suonava e cantava i classici della Bossa nova e a me piaceva moltissimo ascoltarlo. Mia nonna mi racconta spesso degli aneddoti simpaticissimi, di cui purtroppo non ho un ricordo nitido perché ero molto piccola, riguardo al fatto che mi piaceva tantissimo cantare; e così che a sette anni, grazie soprattutto ai miei genitori che intuirono la mia grande curiosità per la musica, iniziai un po’ per gioco a studiare il pianoforte.
Parli di un’infanzia che hai trascorso a Gaeta… quindi il tuo percorso artistico parte dalla tua città? Com’è la scena Jazz o musicale in genere a Gaeta se c’è?
Si sono di Gaeta, una città meravigliosa ricca di arte e di natura e negli ultimi quindici anni fortunatamente anche di tante belle realtà musicali, mi sento di citare tra queste Jazzflirt e Gaeta Jazz Festival, che lavorano da anni con tanta dedizione e passione, portando nel nostro territorio nomi di punta del Jazz Nazionale e Internazionale e sicuramente il loro operato ha contribuito notevolmente a creare una scena musicale che negli anni passati mancava nella nostra zona, almeno nei miei ricordi. Infatti dopo il liceo ho sentito la necessità di lasciare la mia città alla ricerca di stimoli musicali che ho trovato prima a Viterbo, dove ho studiato Conservazione dei beni culturali e contemporaneamente ho iniziato a coltivare più seriamente la mia passione per la musica, e poi a Roma dove invece è iniziato realmente il mio percorso artistico. Una cosa mi sento di dirti, che la musica ha il grande potere di creare relazioni; ci dà la possibilità di entrare in contatto con noi stessi e con gli altri, di far circolare energia positiva “contagiosa”; ecco io ho avuto la grande fortuna di essere stata contagiata e continuare ad esserlo tuttora da tanti musicisti meravigliosi, appassionati, che ho incontrato lungo la strada e a cui va tutta la mia gratitudine.
Lungo la strada hai avuto anche la possibilità di capire qual è il tuo strumento? Eppure hai iniziato con il pianoforte, suoni anche la chitarra ma, poi,  hai scelto la voce…
La voce è lo strumento principale che ho naturalmente scelto per esprimermi, perché per me rappresenta la nostra unicità e la nostra essenza. Il piano e la chitarra sono gli strumenti necessari per  comporre, studiare ma non mi ritengo assolutamente né una pianista né una chitarrista; nonostante questo ti dico con sincerità che negli ultimi anni mi ci sto dedicando con molta passione e infatti ho iniziato ad utilizzarli anche per accompagnarmi nei miei live e in quest’ultimo disco ho preso coraggio e ho registrato parti di piano, rodhes, e di chitarra e la cosa devo dire mi ha entusiasmato molto; tutto per me è uno stimolo costante di crescita.
E si sente la tua crescita, tutto il tuo talento vocale e di compositrice nel tuo ultimo disco “Life Is There And Everywhere”, particolarmente ricco di atmosfere diverse sia nel genere che nello stile… ma com’è nata la scelta degli arrangiamenti che creano queste atmosfere e la direzione dei brani?
Per questo disco avevo l’esigenza musicale di esprimermi attraverso tutto ciò che mi ha sempre catturato per la sua bellezza. Ti spiego meglio, se una musica mi cattura, è bella, non penso al genere, ma la sento, la percepisco, la vivo, mi emoziona; è stata quindi un’esigenza di “pancia”. Mettici poi che dopo la fase di ricerca e di scrittura personale ho voluto fare un lavoro sugli arrangiamenti collettivo che potesse quindi valorizzare anche la creatività dei musicisti che da tanti anni mi accompagnano in questo cammino… sono Alessandro Del Signore (che ha anche coprodotto con me il disco), Luigi Di Chiappari, Mattia Di Cretico; ed è stata questa anche la fase più bella e al tempo stesso più complessa; trovare il vestito adatto non è facile, né scontato. In alcuni casi è stato immediato, in altri invece c’è voluto tempo; bisogna imparare a comunicare  ai musicisti con i quali si lavora le proprie emozioni e il mood che si vuole creare anche attraverso immagini; ricordo che per ogni brano scrivevo delle indicazioni (colori, immagini, momenti della giornata, stagioni, stati d’animo…). Ed è così che è nato questo disco.
Hai reso perfettamente l’idea della direzione presa e sembra di capire che c’è un approccio di maggiore fiducia nei confronti della vita in questo disco… potrebbe essere il tuo invito o la tua speranza?
Si, credo bisogna essere fiduciosi verso la vita per poter cogliere ciò che di bello può offrirci. Questo disco è nato, come scrittura intendo, in uno dei periodi più difficili e dolorosi per me e per la mia famiglia, dovuto alla scomparsa di mio padre; avrei potuto concentrarmi sulla sofferenza, sul dolore, sul senso di vuoto; e invece il cuore, forse anche per sopravvivere al dolore, ha scelto altro, ha scelto le cose  belle che mio padre mi ha dato, il coraggio, la dignità, l’ironia, il sorriso, l’amore per il mare, la volontà di migliorarsi sempre, e questa grande, immensa fiducia verso la vita, che è stato per me un seme prezioso da coltivare, una scelta da onorare. Quindi per rispondere alla tua domanda, non vuole essere un invito né una speranza, ma una scelta.
E questa scelta da onorare mi sembra che richieda una notevole forza d’animo… e fa aumentare la stima nei tuoi confronti… queste emozioni così intense hai deciso di esprimerle in inglese come ormai sempre più autori italiani scelgono di fare… la senti come la tua lingua di riferimento?
Anche qui si tratta di una direzione molto naturale. In questi due dischi uso l’inglese perché la musica a cui mi sono ispirata è prevalentemente in lingua inglese. Ho scritto anche in italiano ma al momento ancora nulla che mi convinca troppo.
Come tanti artisti Jazz che amano l’improvvisazione anche tu ti esprimi meglio dal vivo?
Si, senza alcun dubbio preferisco il momento del live, anche perché c’è un elemento fondamentale che in studio non c’è, il pubblico, che ti dà tensione, energia, che bisogna saper ricreare in studio; devo essere sincera, non riesco mai ad essere soddisfatta completamente del risultato in studio, però credo che più esperienza se ne faccia e più ci si possa avvicinare all’idea a cui vogliamo dar vita… anche questo è un percorso.
Penso che in questo lavoro tu ci sia riuscita… e in ultimo, cosa speri che il tuo disco possa comunicare a chi lo ascolta e quale percorso ti auguri per lui e per te?
Mi auguro che la mia musica possa trasmettere vibrazioni positive a chi l’ascolta, che possa fare del bene; sono sempre molto curiosa di sapere invece cosa realmente trasmetta agli altri, perché il più delle volte non coincide con ciò che magari chi scrive ha la volontà di esprimere o tradurre in musica in quel preciso momento, è tutto così soggettivo e allo stesso tempo curioso e stimolante ed è proprio giusto sia così.
E nell’invitare all’ascolto di questo bellissimo disco non mi rimane che ringraziarti per esserti concessa per questa intervista con totale apertura.
Grazie Gabriele, per le tue domande che mi hanno permesso di parlare un po’ più a fondo. 

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