Librino e Ballaró devono morire – di Cinzia Farina

Prima Catania. Ferocemente. Subito dopo, Palermo. Un incendio appiccato con scienza e metodo ha distrutto a Librino la sede dei Briganti Rugby e l’annesso spazio cultura/biblioteca della Librineria. Proprio un paio di giorni prima della riapertura dopo le feste natalizie. Cuore pulsante, anima, centro propulsivo di protezione dono e umanità dentro una periferia altrimenti abbandonata al suo degrado. Precipitata dal suo cielo utopico e mai compiuto di città ideale, fra spaccio, armi, capi contraffatti, soldi falsi, e violenza capillare. Tre giorni dopo a Ballaró viene vandalizzata la piazzetta Ecce Homo, sottratta all’incuria dall’Associazione “SOS Ballaró” che l’ha trasformata da discarica in luogo di riferimento, punto di ritrovo vivibile e “abitato” per tutto il quartiere. Precipitato anch’esso dal suo glorioso cielo di mille anni di storia,  fra eternit munnizza e varie declinazioni di un inarrestabile abbandono. Librino e Ballaró. Esperimenti di un “essere comunità” diverso. Dove finalmente finisce la delega ed è la coscienza del singolo che fa la differenza. Il suo sbracciarsi e fare. Senza soldi, senza sponsor, senza appoggi. Anzi. Coi bastoni dell’indifferenza e degli sfregi sempre tra le ruote. Difficoltà, burocrazia, parole parole, passerelle periodiche, promesse bugiarde e fatti zero. Furti e vandalismi sempre all’orizzonte. A Librino, grazie ai Briganti, il rugby diventa strumento tangibile di educazione civile, dove ragazzi e ragazze imparano un senso dell’onore e del rispetto opposto a quello mafioso. Un farsi grandi, un crescere insieme solidale fatto di responsabilità nella gioia, di generosità. A Ballaró, grazie a una sinergia fra associazioni, un intero quartiere impara a condividere spazi e momenti, caffè e discussioni, creazioni e progetti. E succede che Kevin Trudettino, dodicenne cresciuto anche grazie alla Biblioteca delle Balate, impara la bellezza e ogni giorno dopo la scuola, bonifica e recupera i vicoli abbandonati e zeppi di rifiuti dell’Albergheria, piantandovi commoventi giardini decorati. Per questo. Per questo e per altro ancora, Librino e Ballaró devono morire. Colpirne uno, o due, per annientarne cento. È la capacità di sognare che bisogna distruggere a ogni costo. Di immaginare mondi diversi. Perché è da qui che si materializza adagio adagio quel cambiamento nelle cose e nelle relazioni che diventa simbolo e si fa modello. Pericoloso, nella logica spietata degli affari e della mafia, questo uscire dalla passività con un sogno in testa o un pennello in mano. Questo esempio contagioso che ne partorisce altri e catalizza energie. Orti sociali, gruppi d’acquisto, economia solidale… ma anche pacifismo, antirazzismo, libri, musica, arte e incontri, a Librino come a Ballaró. Inaccettabile questa clamorosa uscita dalla sudditanza – indifferente al marchio di illegalità – che conquista allegramente strutture dismesse, antichi teatri, vecchi edifici… che si riappropria di vicoli piazze strade, di territori maneggiati con bruta indifferenza come terre di nessuno. A Librino, è un impianto pubblico progettato per le Universiadi del 1997 a San Teodoro Liberato, poi dismesso e vandalizzato, occupato dai Briganti e restaurato, “coltivato” e presidiato dai volontari, alla fine ottenuto in comodato d’uso, ma non definitivo. A Palermo è un intero quartiere che, a partire da un’azione spontanea di riqualificazione urbana portata avanti e curata da SOS Ballaró, mira alla salvaguardia dello storico mercato e alla rinascita dell’Albergheria. Inaccettabile e pericoloso dunque, sottrarre piazza e manovalanza alle organizzazioni criminali, ma anche dimostrare che la persona non è merce, che la ricchezza è dentro, che insieme è meglio e si va lontano, che ci sono cose dove la contabilità non vale e che una partita onesta o un barattolo di colore sballano più del fumo… Che si sappia, i Briganti e SOS Ballaró, con tutte le associazioni sorelle, non fanno un passo indietro e hanno già cominciato la ricostruzione. Noi… li aiutiamo?

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