The Rolling Stones: “Let’s Spend the night together” (1967) – di Cinzia Pagliara

Quando avevo vent’anni andava di moda la “comitiva“, si usciva insieme e si condivideva tutto, tranne gli amori… finché duravano. Ricordo le feste con il telo sulla lampada percreare l’atmosfera, indispensabile per il momento più atteso: i balli lenti, che venivano dopo quelli veloci che facevano sudare; ma gli odori si confondevano grazie all’intervento ormonale e nessuno, nessuno, si ritraeva da un abbraccio e da carezze che oggi sembrerebbero ridicole ma che erano l’iniziazione indispensabile. E indimenticabile. Ragazzi, ci sono i Rolling Stones al San Paolo di Napoli“. Marco era sempre il più aggiornato in campo musicale e, anche se non esisteva “la rete”, lui le notizie le sapeva sempre. A vent’anni non ci pensi un attimo.
Antonella aveva la Golf nuova rossa con l’impianto stereo: niente di ciò che si può avere oggi, ma per quegli anni era una gran figata. Due calcoli su come dividere le spese, una telefonata a uno zio che potesse ospitarci con i sacchi a pelo, i biglietti comprati con euforia indicibile. E finalmente la partenza.
A turno si guida, tutti si canta, ininterrottamente. C’è tempo per ridere, per scherzare, per confessioni proibite. Io guido mentre canta Bruce The Boss Springsteen (adoro You Can’t Light a Fire Without a Spark e ancora oggi mi viene voglia di prendere la macchina e andar via quando la ascolto), accelero seguendo le parole e il ritmo. Libera, ho ancora addosso  quell’emozione e lo sguardo (atterrito) dei miei compagni di viaggio.
Autogrill. Pausa pipì e panino, ancora non globalizzato, ancora con i sapori  propri di ogni zona. Buonissimo. “Do you speak English?” chiede una voce. E tutti indicano me, as usual. Lui è carino da morire, capelli lunghi e lisci, occhi grigi, pelle delicatissima e già arrossata dal sole. Chiede un passaggio, va al concerto anche lui. I miei amici alle sue spalle mi fanno NO con il dito. No?… “Yes, of course“, come posso dire no al suo sorriso? Si riparte un po’ più stretti. Il San Paolo è già preso d’assalto alle prime ore della mattina, come arriveremo fino alla sera? Getti d’acqua ci rinfrescano, le magliette arrotolate sulla testa, musica ancora: da cantare, da ballare come a Woodstock.
Quando si sentono brani dei Pink Floyd è un’ovazione. Il palco è davanti a noi, si protrae in avanti, come braccia che ci porteranno Mick e le sue smorfie da guitto affascinante. Il ragazzo inglese è sempre accanto a me, mi offre la sua birra, mi spruzza di acqua e mi sorride. Parliamo: meno male che ho studiato.
I miei amici ridono e mi prendono in giro, come da copione di comitiva. Il buio è sceso, si accendono le luci su un palco strabiliante e indimenticabile e per un attimo mi sembra che cali il silenzio, che tutti trattengano il fiato, che i cuori si fermino prima del boato esplosivo all’ingresso dei Rolling Stones, prima che Mick nella sua strettissima giacchetta di cinque colori diversi ci urli “Let’s spend the night together” e che il mondo si trasformi e diventi solo musica. Si muove lungo il braccio del palco come su una piattaforma, si avvicina al pubblico, ormai delirante di ritmo e di passione. Keith Richards fa parlare la chitarra ed è magia che entra nel sangue e circola liberamente. Io sono nelle luci, nella musica e nel ritmo. E tra le braccia del ragazzo inglese che mi dice all’orecchio (urlando) “I like you“. A me. “I can(‘t) get (no) satisfaction“. Indimenticabile Mick.

My, My, My, My / Don’t you worry ‘bout what’s on your mind (Oh my)
I’m in no hurry I can take my time (Oh my)
I’m going red and my tongue’s getting tied (tongues’s getting tied)
I’m off my head and my mouth’s getting dry. / I’m high, But I try, try, try (Oh my)
Let’s spend the night together / Now I need you more than ever
Let’s spend the night together now / I feel so strong that I can’t disguise (oh my)
Let’s spend the night together / But I just can’t apologize (oh no)
Let’s spend the night together
Don’t hang me up just to let me down (don’t let me down)
We could have fun just groovin’ around around and around
Let’s spend the night together / Now I need you more than ever
Let’s spend the night together / Let’s spend the night together
Now I need you more than ever / You know I’m smiling baby
You need some guiding baby / Now I need you more than ever
Let’s spend the night together / Let’s spend the night together now
This doesn’t happen to me ev’ryday (oh my) / Let’s spend the night together
No excuses offered anyway (oh my) / Let’s spend the night together
I’ll satisfy your every need (every need) / And I now know you will satisfy me
Let’s spend the night together / Now I need you more than ever
Let’s spend the night together now

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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One thought on “The Rolling Stones: “Let’s Spend the night together” (1967) – di Cinzia Pagliara

  • Giugno 19, 2015 in 11:15 pm
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    Avrei tanto voluto esserci anch’io – Ho la maglietta però ,quella famosa con la lingua rossa grazie al fatto che mio marito lavorava per la Piaggio e Gilera era sponsor e l’ho sfoggiata tanti anni barando spudoratamente.

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