Let’s Spend the night together (una notte con Mick) – di Cinzia Pagliara

Quando avevo venti anni andava di moda la “comitiva“, si usciva insieme e si condivideva tutto, tranne gli amori… finché duravano. Ricordo le feste con il telo sulla lampada per “creare l’atmosfera”, indispensabile per il momento più atteso: i balli lenti, che venivano dopo quelli veloci che facevano sudare; ma gli odori si confondevano grazie all’intervento ormonale… e nessuno, nessuno, si ritraeva da un abbraccio e da carezze che oggi sembrerebbero ridicole ma che erano l’iniziazione indispensabile. E indimenticabile.
“Ragazzi, ci sono i Rolling Stones al San Paolo di Napoli”… Marco era sempre il più aggiornato in campo musicale e, anche se non esisteva “la rete”, lui le notizie le sapeva sempre.
A vent’anni non ci pensi un attimo. Antonella aveva la Golf nuova, rossa, con l’impianto stereo: niente di ciò che si può avere oggi, ma per quegli anni… una gran figata. Due calcoli su come dividere le spese, una telefonata a uno zio che potesse ospitarci con i sacchi a pelo… i biglietti comprati con euforia indicibile.
E finalmente la partenza.

A turno si guida, tutti si canta, ininterrottamente. C’è tempo per ridere, per scherzi, per confessioni proibite. Io guido mentre canta Bruce The Boss Springsteen…
(“You can’t light a fire without a spark” la adoro e ancora oggi mi viene voglia di prendere la macchina e andar via quando la ascolto) accelero seguendo le parole e il ritmo.

– Libera… ho ancora addosso  quell’emozione  e lo sguardo (atterrito) dei miei compagni di viaggio –  Autogrill. Pausa pipì e panino, ancora non globalizzato, ancora con i sapori  propri di ogni zona. Buonissimo.“Do you speak English?” chiede una voce. E tutti indicano me… as usual.
Lui è carino da morire, capelli lunghi e lisci, occhi grigi, pelle delicatissima e già arrossata dal sole.
Chiede un passaggio, va al concerto anche lui. I miei amici, alle sue spalle, mi fanno NO con il dito.
No?… “Yes, of course”… come posso dire no al suo sorriso? Si riparte, un po’ più stretti. Il San Paolo è già preso d’assalto alle prime ore della mattina… come arriveremo fino alla sera? Getti d’acqua ci rinfrescano, le magliette arrotolate sulla testa, musica ancora: da cantare, da ballare come a Woodstock.

Quando si sentono brani dei Pink Floyd è un’ovazione. Il palco è davanti a noi… si protrae in avanti, come braccia che ci porteranno Mick e le sue smorfie da guitto affascinante.
Il ragazzo inglese è sempre accanto a me, mi offre la sua birra, mi spruzza di acqua e mi sorride.
Parliamo: meno male che ho studiato. I miei amici ridono e mi prendono in giro, come da copione di comitiva. Il buio è sceso, si accendono le luci su un palco strabiliante e indimenticabile… e per un attimo mi sembra che cali il silenzio, che tutti trattengano il fiato, che i cuori si fermino prima del boato esplosivo all’ingresso dei Rolling Stones, prima che Mick nella sua strettissima giacchetta di cinque colori diversi ci urli “Let’s spend the night together” e che il mondo si trasformi e diventi solo musica.
Si muove lungo il braccio del palco come su una piattaforma, si avvicina al pubblico, ormai delirante di ritmo e di passione.
Keith Richards fa parlare la sua chitarra… ed è magia che entra nel sangue e circola liberamente.
Io sono nelle luci, nella musica e nel ritmo…
E tra le braccia del ragazzo inglese che mi dice all’orecchio (urlando) “I like you”. A me.
“I can (‘t ) get (no) Satisfac
tion”. Indimenticabile Mick.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

rolling pagliara due

Un pensiero riguardo “Let’s Spend the night together (una notte con Mick) – di Cinzia Pagliara

  • Giugno 19, 2015 in 11:15 pm
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    Avrei tanto voluto esserci anch’io – Ho la maglietta però ,quella famosa con la lingua rossa grazie al fatto che mio marito lavorava per la Piaggio e Gilera era sponsor e l’ho sfoggiata tanti anni barando spudoratamente.

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