AC/DC: “Bad Boy Boogie” (1977) – di Cinzia Pagliara

Siamo una strana società, velocissima nel diffondere notizie più o meno vere, perennemente connessa, paurosamente superficiale (se non indifferente) rispetto a quello che accade esattamente accanto a noi. Siamo tutti un po’ psicologi, molto sociologi, un pizzico pedagogisti, abbondantemente filosofi. Sappiamo difenderci bene, conosciamo le leggi e i cavilli creati apposta per farle violare quel tanto che basta. Siamo sempre di corsa, e sempre in ritardo. Siamo distratti, ma pronti a reclamare la massima attenzione. Siamo reali, ma viviamo soprattutto virtualmente. Gli adolescenti di oggi hanno questo nulla davanti: non un muro da abbattere o da scavalcare, non un’idea (giusta o sbagliata) di libertà da affermare. Il nulla: così noioso, così lungo da far passare, così vuoto di parole e di emozioni. Leggo post di adolescenti che iniziano così: “noia…“, nell’età in cui la fantasia dovrebbe mettere le ali, in cui i desideri e i sogni  pulsano e scalpitano e spingono per venire alla luce. Sono vestiti da adulti fin da bambini, lolite inconsapevoli, machi con i cerotti sui ginocchi; ballano e si muovono come animali da circo (senza neppure gli animalisti che insorgano a difenderli) tutti uguali, guai a chi esce dal branco.
Hanno anni di pubblicità e tv e video musicali che hanno presentato corpi come merce da esibire e da (s)vendere, anni in cui il sesso è diventato sinonimo (non componente essenziale, badate: sinonimo) di amore, anni in cui la politica e la società adulta hanno distorto il meraviglioso concetto di libertà e hanno raccontato storie di compravendita di donne sempre più giovani, storie di potere, di denaro, di successo. Le adolescenti vivono il proprio corpo con la necessità di apparire, con il culto della bellezza; gli adolescenti hanno perduto le emozioni delle prime cotte in attesa del bacio, resi forti e diretti nelle parole dallo schermo dello smartphone attraverso cui interagiscono. Si vive virtualmente anche la vita reale, senza un “piccolo grande amore da ricordare con tenerezza da adulti. Si cambia, si gioca in modo sempre più pericoloso, si vince e si perde. Loro lo sanno: o stai dentro o sei fuori. Senza mezze misure. Inutile fingere. Inutile giustificare: Inutile parlare di ragazzate, di scherzi mal riusciti. Inutile nascondere i nostri errori e i nostri fallimenti di adulti. Gli adolescenti sono troppo spesso “cattivi”, spietati verso il più debole, il diverso, il disabile, verso il femminile (visto come corpo esibito).
Sono come abbiamo lasciato che diventassero, in nome di una libertà che non è educativa, perché essere liberi significa saper partecipare. Mi viene in mente il romanzo “Il Signore delle mosche” (1954) di William Golding che, straordinariamente, mostra come il bambino non è poi così innocente come si crede. Il bambino riflette quello che impara. Ci tocca fare un profondo esame di coscienza, e cominciare a chiamare ogni cosa con il termine appropriato, giusto per chiarirci le idee, e chiarirle ai ragazzi. Violentare una ragazza (la propria ragazza) in branco è un atto criminale. Deridere e picchiare un disabile in branco è un atto criminale. Discriminare il diverso (per religione, genere, denaro, provenienza) fino a spingerlo al suicidio è mostruoso. Anche se a farlo sono i nostri figli, che forse no, non sono bravi ragazzi come abbiamo creduto, sono piccoli mostri, e ammetterlo ci fa mostruosamente male.

On the day I was born / The rain fell down
There was trouble brewin’ in my home town
It was the seventh day / I was the sixth son
And it scared the hell out of everyone
They said stop, I said go / They said fast, I said slow
They said yes, I said no / I do the bad boy boogie
Bein’ a bad boy ain’t that bad
I had me more dirty women than most men ever had
All you women come along with me
And I’ll show you how good a bad boy can be
I said right and they said left / I said east and they said west
I said up and they said down / I do the bad boy boogie
All over town / I wouldn’t tell you no story / Tell you no lie
I was born to love till the day I die / I just line ‘em up
And I knock ‘em down
And they all came a runnin’ when the word got around
Just keep a runnin’ / I said up / They said down
(Bad boy boogie) / They said straight / I said round
(Bad boy boogie) / They said lost / I said found
(Bad boy boogie) / I said free / And they said bound
Bad boy boogie / Do the bad boy boogie
Bad boy boogie / Bad boy boogie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: