L’età dell’innocenza (perduta) – di Cinzia Pagliara

Siamo una strana società, velocissima nel diffondere notizie più o meno vere, perennemente connessa, paurosamente superficiale (se non indifferente) rispetto a quello che accade esattamente accanto a noi. Siamo tutti un po’ psicologi, molto sociologi, un pizzico pedagogisti, abbondantemente filosofi. Sappiamo difenderci bene, conosciamo le leggi e i cavilli creati apposta per farle violare quel tanto che basta. Siamo sempre di corsa, e sempre in ritardo. Siamo distratti, ma pronti a reclamare la massima attenzione. Siamo reali, ma viviamo soprattutto virtualmente. Gli adolescenti di oggi hanno questo nulla davanti: non un muro da abbattere o da scavalcare, non un’idea (giusta o sbagliata) di libertà da affermare. Il nulla: così noioso, così lungo da far passare, così vuoto di parole e di emozioni. Leggo post di adolescenti che iniziano così: “noia…”, nell’età in cui la fantasia dovrebbe mettere le ali, in cui i desideri e i sogni  pulsano e scalpitano e spingono per venire alla luce. Sono vestiti da adulti fin da bambini, lolite inconsapevoli, machi con i cerotti sui ginocchi; ballano e si muovono come animali da circo (senza neppure gli animalisti che insorgano a difenderli) tutti uguali, guai a chi esce dal branco. Hanno anni di pubblicità e tv e video musicali che hanno presentato corpi come merce da esibire e da (s)vendere, anni in cui il sesso è diventato sinonimo (non componente essenziale, badate: sinonimo) di amore, anni in cui la politica e la società adulta hanno distorto il meraviglioso concetto di libertà e hanno raccontato storie di compravendita di donne sempre più giovani, storie di potere, di denaro, di successo. Le adolescenti vivono il proprio corpo con la necessità di apparire, con il culto della bellezza; gli adolescenti hanno perduto le emozioni delle prime cotte in attesa del bacio, resi forti e diretti nelle parole dallo schermo dello smartphone attraverso cui interagiscono. Si vive virtualmente anche la vita reale, senza un “piccolo grande amore” da ricordare con tenerezza da adulti. Si cambia, si gioca in modo sempre più pericoloso, si vince e si perde. Loro lo sanno: o stai dentro o sei fuori. Senza mezze misure. Inutile fingere. Inutile giustificare: Inutile parlare di ragazzate, di scherzi mal riusciti. Inutile nascondere i nostri errori e i nostri fallimenti di adulti. Gli adolescenti sono troppo spesso “cattivi”, spietati verso il più debole, il diverso, il disabile, verso il femminile (visto come corpo esibito). Sono come abbiamo lasciato che diventassero, in nome di una libertà che non è educativa, perché essere liberi significa saper partecipare. Mi viene in mente il romanzo “Il Signore delle mosche” che, straordinariamente, mostra come il bambino non è poi così innocente come si crede. Il bambino riflette quello che impara. Ci tocca fare un profondo esame di coscienza, e cominciare a chiamare ogni cosa con il termine appropriato, giusto per chiarirci le idee, e chiarirle ai ragazzi. Violentare una ragazza ( la propria ragazza) in branco è un atto criminale. Deridere e picchiare un disabile in branco è un atto criminale. Discriminare il diverso (per religione, genere, denaro, provenienza) fino a spingerlo al suicidio è mostruoso. Anche se a farlo sono i nostri figli, che forse no, non sono bravi ragazzi come abbiamo creduto, sono piccoli mostri, e ammetterlo ci fa mostruosamente male.

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