Leprous: “Bilateral” (2011) – di Warden

Tutte le grandi storie iniziano da qualche parte, anche quelle non proprio conosciutissime e quella dei Leprous, fidatevi, è una storia che vale la pena conoscere. Band norvegese emersa negli anni 2010, progressive metal agli esordi (dopotutto li produceva Ihsahn, il frontman della band black metal Emperor, non proprio un Howard Benson poppettaro qualsiasi), si è parlato in un altro articolo del capolavoro del 2015 The Congregation ma la discografia dei Leprous nasconde altre gemme, una di queste “Bilateral”, uscito nel 2011 per la Inside Out Music. Una signora etichetta per un secondo disco, e un signor album per essere soltanto la seconda creazione della band dopo l’esordio “Tall Poppy Syndrome” (Sensory Records 2009), terzo se si conta il demo “Aeolia” del 2006. Il percorso dei Leprous dalla Sensory alla Inside Out ricorda quello di un’altra band di cui si è parlato su Magazzini Inesistenti, gli inglesi Haken, gruppo progressive metal passato alla Inside Out nel 2013 con The Mountain e da lì affermatosi come una delle migliori realtà prog-metal moderne. E i Leprous sono lassù a contendersi il titolo con gli Haken per band più interessante da seguire al momento in questo genere, anche se il percorso del gruppo norvegese li ha portati a un cambio di sonorità abbastanza radicale negli ultimi tempi, già iniziato con il quinto disco “Malina” del 2017 e divenuto molto evidente con l’ultimo “Pitfalls” (Inside Out 2019).
Bilateral” mostra invece cos’erano i Leprous prima di evolversi, quando ancora viaggiavano su ritmiche pestate e sound abbastanza aggressivo. Il breve pezzo d’apertura, Bilateral, si presenta stranamente come uno dei meno interessanti del disco. Un ritornello ben distinto e riconoscibile, elemento da sempre marchio di fabbrica della band norvegese, non assicura che sia anche gradevole. Di ben altro livello la seconda Forced Entry, piazzare un pezzo di 10 minuti come questo tra le prime tracce è sempre una scelta coraggiosa e nel caso dei Leprous paga: un riff dispari da perdercisi dentro, struttura irregolare fra cambi e scelte estreme, e un ritornello indovinatissimo. Restless inizia in sordina per esplodere dopo un minuto, se si eliminassero le parti di canto sporcato e si riducesse un poco la distorsione potrebbe essere scambiato per un brano di “Malina”. La sinistra Thorn presenta una collaborazione con Ihsahn, che presta le sue gride demoniache al brano aggiungendo spessore a un pezzo già riuscitissimo in partenza.
Non sarà l’ultima volta che l’ex frontman degli Emperor comparirà in una canzone dei Leprous, non solo, darà vita a uno dei brani più impressionanti dell’intera discografia, la mostruosa Contaminate Me (da “Coal”, Inside Out 2013). Emerge poi il lato più intimista della band con la splendida Mb. Indifferentia, qui la voce del cantante Einar Solberg è l’assoluta protagonista ma è solo la punta di un iceberg che nasconde un ottimo arrangiamento sommerso. Crescendo e acuto finale (eseguito con grande tecnica canora) da manuale. Discorso diverso per Waste of Air, una valanga di cazzotti nelle orecchie dalla prima all’ultima nota, brano tiratissimo in cui Einar Solberg si cimenta ancora nel canto sporcato – non tra le sue armi principali comunque – creando un brano aggressivo di fortissimo impatto. Una boccata d’aria con Mediocrity Wins, con un bel groove a guidarla e un basso ben udibile. Dobbiamo aspettare la metà del brano per sentire di nuovo un po’ di distorsione, il pezzo si chiude sul riconoscibile ritornello e sfuma fino a Cryptogenic Desires, meno di tre minuti di pezzo, una breve accelerazione che diverge abbastanza dallo stile classico dei Leprous pur mantenendone i marchi di fabbrica a cui segue Acquired Taste, brano che a livello strutturale può ricordare in parte l’altra lenta, Mb. Indifferentia, per alcuni accorgimenti.
Un ritornello eccezionale sorregge l’ennesimo brano indovinato e ci conduce tra melodie sofferenti fino alla conclusiva Painful Detour, altro pilastro di ben 8 minuti, conclusione di gran livello da cui permeano oscurità e disperazione (“Stranded in a painful detour, what went wrong?”). Compisizoni e arrangiamenti di “Bilateral” sono di qualità altissima, specie se si considera che è il secondo disco di una band (ai tempi) agli albori. La peculiarità di questo album è che tantissime scelte compositive sono talmente diverse da quello che i Leprous sono oggi, grazie anche a un’evoluzione artistica notevole. Due dischi quasi opposti come “Bilateral” e “Pitfalls” potrebbero non piacere allo stesso pubblico. Il nostro consiglio è comunque di recuperare tutte le produzioni di questa eccezionale band. Ne vale la pena.

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