Leonard Cohen: “Thanks For The Dance” (2019) – di Maurizio Pupi Bracali

Più che cantare parla, però parla bene, con quella voce profonda e incisiva che conosciamo ormai da cinquant’anni e, come si addice a un poeta e fine dicitore, non ha perso un grammo del suo indubbio fascino. Stiamo parlando, ovviamente, di Leonard Cohen che, a quattro anni esatti dalla morte, torna con un nuovo ottimo album voluto e assemblato dal figlio, Adam, che ne ha curato lo svolgimento musicando alcune poesie e rivestendo di abiti nuovi anche vecchie incisioni abbozzate e canzoni pre-esistenti che Cohen senior aveva riscritto e ricantato prima della morte. Il progetto è largamente riuscito, Adam Cohen, con immenso rispetto, ha ricamato sulle parole del padre, suoni minimali e delicati, piccoli tocchi strumentali eterei ed evanescenti che, nonostante la pletora di illustri ospiti (Beck, Feist, Daniel Lanois, Richard Reed Parry degli Arcade Fire, Dustin O’Halloran, Damien Rice, tra gli altri), non prevalgono sulla parola ma si svolgono come un tappeto magico sul quale la voce, di cui abbiamo già detto, si muove recitativa, rauca, sinuosa e affascinante.
Oltre il brano di apertura Happens to the Heart, forse la perla più scintillante di questa breve collana, guidato con effetto etnico e straniante dal liuto spagnolo di Javier Mas, segnaliamo la magnifica e smandolinata Moving On e il minimale valzer dal sapore messicano che titola l’album, arricchito da voci femminili (Jennifer Warnes e Sharon Robinson) che fanno da perfetto contraltare alla voce di Cohen. Si avverte un’aura di malinconia e di tangibile commozione, se non di tristezza quando il Vecchio e grande canadese“ringrazia per il ballo” (Thanks for the Dance) ben sapendo che quel ballo è stato la sua vita che sta terminando, ma è una malinconia incantevole e serena nella sua purezza. Valore aggiunto, anzi basilare, per chi conosce la lingua, sono i testi, naturalmente poetici e mai banali che toccano varie dimensioni dei sentimenti umani in questo album pervaso da smaglianti luccichii sonori, melodie semiacustiche leggere e trasparenti che nella sua brevità, (mezz’oretta, circa) si rivela assolutamente intenso.

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