Led Zeppelin: “Led Zeppelin IV” (1971) – di Nicholas Patrono

È l’8 novembre 1971, esce in tutti i negozi specializzati il “disco senza titolo”, quarta opera dei Led Zeppelin, passato poi alla storia con il nome ufficioso di “Led Zeppelin IV” e firmato Atlantic Records. È il quarto album per la band di Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham, fondata solo tre anni prima, nel 1968. Un ritmo di produzione impressionante, specie se rapportato alle band odierne, che impiegano due o tre anni, se non di più, tra un disco e l’altro: tour, pre-produzioni, registrazioni, promozione digitale. Tempi diversi, produzioni diverse, nonché sound diversi e, quello dei Led Zeppelin di “Led Zeppelin IV” è memorabile, perché ciò che era stato fatto nei tre dischi precedenti viene elevato ad una maturità artistica definitiva. Innovativi e caratteristici per l’epoca, Plant e compagni si possono considerare, assieme ai connazionali britannici Deep Purple e Black Sabbath, tra gli illustri padri fondatori di ciò che è diventato l’Hard Rock moderno, poi evolutosi nell’Heavy Metal che oggi conosciamo. A partire dalle prime note dell’opener Black Dog, i Led Zeppelin di “Led Zeppelin IV” si dimostrano intenzionati a spingere sull’acceleratore. Un riff di chitarra che non invecchia mai sfida per tutto il brano le caratteristiche vocalizzazioni di Plant, in un botta e risposta continuo che culmina nell’assolo finale. Mai nominato nel testo della canzone, il “cane nero” di cui parla il titolo era un labrador che si aggirava nei pressi degli studi di registrazione Hadley Grange, divenuto per un breve tempo una specie di mascotte. La successiva Rock and Roll, specialmente apprezzata dal vivo dai fan, è una canzone puramente rock ‘n roll, che rigetta la ricercatezza armonica e pensa solo a entusiasmare il pubblico durante i concerti. Nata spontaneamente, citando il chitarrista Jimmy Paige durante una jam session in cui stavano cercando di concludere la traccia Four Sticks, Rock and Roll è un brano che esprime appieno la filosofia del “less is more”: il meno è più, perché bastano tre accordi e un ritmo spinto per creare una canzone storica. Un’introduzione di mandolino apre la successiva The Battle of Evermore, dove troviamo un Robert Plant meno strillante e più melodico, accompagnato dalla cantante Sandy Denny, già voce dei Fairport ConventionFotheringay e splendida icona del Folk Britannico. Brano a tinte folk, sorretto nella sua totalità dal mandolino, dal testo a tematica fantasy e che parla di re, regine, un Signore Oscuro e di battaglie… tanto che sembra di trovarsi sulle pendici delle colline scozzesi durante le guerre d’indipendenza, o forse nella Terra di Mezzo del Signore degli Anelli e, se con The Battle of Evermore i Led Zeppelin si affacciano oltre il confine del folk, sfiorano poi i lidi del Progressive Rock con la successiva Stairway to Heaven, tra i brani più conosciuti, se non forse il più conosciuto in assoluto della band. Aperto da una delicata introduzione di chitarra acustica e flauto, Stairway to Heaven estranea l’ascoltatore dal mondo. Costruita in un crescendo studiato e dosato, dove gli strumenti si aggiungono uno per volta e l’atmosfera cresce lentamente, senza fretta, creando un climax sapiente, “di mestiere”, nel quale gli ingredienti musicali sono tanto bilanciati da creare la ricetta perfetta. La canzone accelera verso i 6 minuti, nella sezione finale, con un assolo di Page che dura quasi un minuto. Poi il movimentato momento conclusivo, prima che la canzone raggiunga la sua coda. Negli ultimi quindici secondi, Robert Plant ripete per l’ultima volta: “And she’s buying a stairway to Heaven”. Capolavoro di meritato successo, canzone che tutt’ora ha il potere di introdurre i giovani musicisti alle meraviglie del Rock e dello studio della musica. Reggere il confronto è difficile… e così, la successiva Misty Mountain Hop, per quanto sia un brano di valore, non può che sfigurare al confronto. Dal titolo ispirato dalle Montagne Nebbiose (Misty Mountains) ne “Lo Hobbit” di J. R. R. Tolkien, la canzone affronta il tema delle droghe e l’argomento della legalizzazione, molto caro ai musicisti di quegli anni, in un’atmosfera più simile ai primi due brani, lontana dal folk di The Battle of Evermore e dalle meraviglie di Stairway to Heaven. Il disco prosegue con Four Sticks, brano che esprime un rock contaminato da influenze orientali, sia nelle melodie di ogni strumento, che nell’uso di sitar e tamburi tabla. Brano originale, dalla forte identità, che presenta sonorità sperimentali e un piacevole distacco dal familiare Hard Rock della precedente Misty Mountain Hop. La successiva Going to California, altro intermezzo acustico dal retrogusto folk, utilizza un’accordatura di chitarra alternativa a quella standard: le due corde del Mi, grave e cantino, sono abbassate di un tono, fino al Re. Quest’accordatura viene definita “double drop D” in inglese ed è stata usata da artisti come Neil Young, The Doobie Brothers, The Doors, Bruce Springsteen e Nick Drake. Un brano di riposo, che prepara il terreno al gran finale, When the Leevee Breaks, cover del duetto blues Kansas Joe e Memphis Minnie. Introdotta da un cadenzato pattern di batteria di John Bonham, il brano procede con un groove irresistibile, senza perdere le sue atmosfere blues, eppure impreziosito da un crescendo di hard rock, che accompagna l’ascoltatore fino alla fine del disco. Seconda per durata solo a Stairway to Heaven, la rivisitazione dei Led Zeppelin di When the Leevee Breaks conclude più che degnamente il “disco senza titolo” che senza titolo non resterà mai. Perché questo sarà sempre, e per tutti, “Led Zeppelin IV”; un concentrato di classici, alla pari di “Led Zeppelin I”, “II” e “III”, se non superiore. Fondatori dell’hard rock più classico, nonché tra i suoi più grandi esponenti, e progenitori di ciò che è poi diventato l’Heavy Metal moderno, i Led Zeppelin possono permettersi di aver percorso fino alla fine la loro Stairway to Heaven (Scala per il Paradiso) personale. Una scala i cui gradini sono gli otto dischi (“Coda” a parte) pubblicati e che li ha portati nel Paradiso degli immortali della Musica.

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