Leadbelly: breve ritratto tra storia e leggenda – di Gabriele Peritore

Nel 1933 la Library of Congress  di New York incarica l’etnomusicologo John Lomax, e il figlio Allan, di reperire composizioni musicali appartenenti alle radici culturali di tutto il territorio degli Stati Uniti. I due studiosi si spostano verso il meridione del Paese scoprendo ben presto che una delle fonti di principale rigoglio sono le prigioni, in cui i carcerati passano la maggior parte del tempo intonando e mormorando le loro litanie, scambiandosi canti mai scritti o registrati. Il loro girovagare tra le prigioni li porta in quella dello Stato della Louisiana, dove incontrano un uomo che si fa chiamare Leadbelly. Dall’aspetto fiero, come scolpito nel granito, Leadbelly è in grado da solo di improvvisare tutto il repertorio del folk, tra cui country, blues, cajun, ragtime, woogie boogie e spiritual e, grazie al suo stile unico di suonare la chitarra a dodici corde, creare anche composizioni inedite e del tutto originali, fondendo tutti i generi di sua conoscenza ai generi provenienti dalla cultura dei bianchi. Lomax si attiva per chiedere immediata istanza di scarcerazione. Il governatore in carica, visionando le carte del processo sommario e commosso dalla voce di Leadbelly, decide di scarcerarlo. Lomax lo porta con sé a New York e impara a conoscerne la storia spesso confusa alla leggenda. Sa già che non è la prima scarcerazione che lo vede protagonista, forse è la seconda, forse la terza, comunque l’ennesima. Il suo nome di battesimo è Huddie William Ledbetter, ma a causa delle continue noie con la Legge è stato costretto spesso a cambiarlo, fino a identificarsi definitivamente in Leadbelly, letteralmente “piombo nello stomaco”, a causa di una pallottola, presa in un conflitto a fuoco, e mai estratta. Cercò di scappare da casa la prima volta all’età di sette anni: già da bambino aveva voglia di suonare e conoscere il mondo, fin da quando, cioè, lo zio Terrell gli regalò una fisarmonica. La decisione definitiva di lasciare la casa dei genitori e vivere da musicista avviene a ventun anni. Raggiunta la maggiore età imbraccia la chitarra e inizia a vagabondare seguendo il corso del Mississippi. Suona nei locali per neri e lavora come manovale quando serve. Raccoglie cotone e canta, intreccia canapa e canta, scarica carbone e canta. Fino ad arrivare a Dallas, dove conosce Blind Lemon Jefferson, già celebre e riconosciuto come Padre del Blues, che gli insegnerà le più raffinate tecniche chitarristiche. Il giovane Leadbelly, amante dell’alcool e delle donne, usa la musica per fare le sue conquiste. È già ricercato dalle forze dell’ordine per aver ingravidato delle giovani ragazze, rifiutando di sposarle. Riesce a fuggire una prima volta da un carcere durante una rivolta. Possiede un carattere irascibile e rissoso e si trova spesso coinvolto in tafferugli da bar. È così fin troppo facile accusarlo e condannarlo per l’uccisione di un uomo. Dopo ben sette anni di carcere compone una canzone per il governatore dello stato del Texas, che lo ha condannato, in cui dichiara il suo pentimento e il suo cambiamento. La canzone smuove i sentimenti del governatore Neff, che gli concede la grazia. Fortunatamente, nell’America del tempo vigeva la legge che i reati commessi in uno stato non venivano considerati tali in altri stati, perché diversamente Leadbelly avrebbe visto ben poco la luce del sole. Infatti, nonostante le dichiarazioni di pentimento, il cambiamento non è reale e la sua irruenza non tarda a riemergere. Si fa così riconoscere anche in Lousiana, dove non è difficile per un musicista nero con il suo carattere e i suoi trascorsi essere accusato di tentato omicidio e essere tradotto immediatamente in carcere. Forse quello passato in prigione è il periodo più formativo della sua vita, fin quando, almeno, non conosce Lomax e inizia così la carriera di musicista professionista. La collaborazione con lo studioso, tuttavia, prende una piega che uno con il caratteredi Leadbelly non può accettare. In certi momenti si ritrova a intrattenere intellettuali bianchi incuriositi dai fenomeni sociali, che lo fanno sentire una sorta di fenomeno da baraccone. Il suo sentimento di gratitudine verso Lomax ben presto si esaurisce, e così anche l’amicizia, che si rompe in maniera brusca, violenta, come sua consuetudine, forse perché non vuole più fare il buffone di corte o forse perché proprio non riesce a controllare la sua rabbia. Così, durante una violenta discussione, Leadbelly perde il controllo e punta un coltello al collo di Lomax, minacciandolo di morte. Durante gli anni quaranta, il chitarrista nutre grande favore da parte delle case discografiche, incidendo i brani che diventeranno standard del Blues e saranno oggetto di cover per tanti suoi estimatori negli anni a seguire, come Black Betty, Where You Don’t Sleep Tonight, Rock Island Line, You don’t Know My Mind e altri. Memore del suo passato da perseguitato, Leadbelly abbraccia la lotta di artisti che si battono per i diritti civili, stringendo amicizia con musicisti del calibro di Woody Gutrhrie e Pete Seeger. Nonostante lo stile di vita malsano e i numerosi eccessi, all’età di sessantaquattro anni il grande bluesman è ancora in giro per il mondo a esibirsi dal vivo con l’energia di un ragazzino. Saranno gli esiti esiziali di una sclerosi laterale, diagnosticata nel 1949, a porre fine alla storia Huddie Leadbelly Ledbetter, consegnando il chitarrista e la sua musica a imperitura leggenda.

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