“Le rose e il deserto”: intervista con Luca Cassano – Marco Valerio Sciarra

Il cantautore calabrese (milanese d’adozione) Luca Cassano, il 4 novembre 2018, presenterà a “Il giardino blu” di Milano, il suo nuovo progetto solista “Le rose e il deserto”. Parlando del suo lavoro Luca si descrive come un Tuareg metropolitano che osserva col binocolo le dune, alla ricerca delle poesie che spontaneamente affiorano dalle sabbie della sua immaginazione desertica. Il testo è al centro della sua ricerca: il suo interesse è nei suoni e nelle immagini che le parole, anche senza musica, sono in grado di evocare. Ad oggi le canzoni ci sono tutte ma l’album non è ancora stato pubblicato. Qualora dovesse uscire come titolo avrebbe: “Cocci Sparsi”, per riallacciarsi alla poesia più alta come quella di Montale. Prima di lanciare il suo progetto solista, Luca ha suonato nei locali milanesi con le band Citofonare Colombo e Il quinto piano. In entrambi i gruppi Luca cantava e suonava chitarra ed ukulele. “Le rose e il deserto” è un progetto con due anime. Da un lato ci sono le rose e l’esigenza di esternare ansie e paure, il rapporto con le passioni e con i genitori, il rapporto di amore/odio con la città in cui vive. Dall’altro lato c’è il deserto: la voglia di scrivere per gridare contro certe ingiustizie che ancora oggi siamo costretti a sopportare quotidianamente, per esempio il razzismo sempre più dilagante.
I brani di questo progetto nascono principalmente nella tua città d’adozione ma l’amore per la musica ha radici più profonde credo. Quando è scoccata la scintilla per la musica come espressione personale?
E’ stato un processo piuttosto lungo. Ho (ri)comprato una chitarra classica (avevo studiato chitarra da bambino) nel 2014, in un periodo di grandi cambiamenti nella mia vita. Ho cominciato a suonare cover dei gruppi che mi piacevano in quel periodo, per distrarmi. La chitarra ha quindi da subito rivestito un ruolo terapeutico. Poi, a poco a poco, è venuta fuori la voglia di esibirmi: ho iniziato a portare un repertorio di cover in giro per i locali di Milano con i miei coinquilini…ci facevamo chiamare Citofonare Colombo. D’altro canto, invece, sono da sempre un lettore famelico: le parole sono in qualche modo il mio pane quotidiano; o ancora meglio un bellissimo gioco. Mi piace ascoltarne il suono, pensare all’etimologia, cercare le parole più inusuali e le immagini più evocative. Scrivere, prima ancora che suonare, è presto diventata la mia vera valvola di sfogo: ho iniziato a scrivere testi miei nella primavera del 2017, e non ho ancora smesso…fortunatamente.

Nei tuoi testi si sente un grande amore per la poesia. Oltre i cantautori italiani ci sono anche dei poeti che ti hanno ispirato come nel caso di Eugenio Montale?
Nei miei testi ci sono sedimentazioni di tutto quello che ho fatto, ascoltato e letto negli ultimi 33 anni… Sicuramente Cocci sparsi e Fiori e maledizioni richiamano il “Meriggiare pallido e assorto” di Montale, così come una mia amica (grazie Miriana) mi ha fatto notare che la spiegazione che sta dietro al nome “Le rose e il deserto” ricorda “Il porto sepolto” di Ungaretti. In Risveglio rivedo una bellissima poesia (senza titolo) di Nazim Hikmet, oppure potrei svelare che Come una sentinella è stata pesantemente ispirata dal primo capitolo di “Oceano mare” di Alessandro Baricco… ma potrei citare tanti altri poeti e romanzieri che in un modo o nell’altro hanno influenzato il mio immaginario e la mia lingua, da Jacques Prevert a Vincenzo Costantino, Osvaldo Soriano, Italo Calvino forse è meglio che la smetta…
Tra le righe si avverte anche un rapporto conflittuale con Milano, e coi luoghi in cui vivi attualmente. Approfondiresti questo concetto di amore/odio con la tua città d’adozione?
Vivo a Milano da poco più di cinque anni. Prima ho trascorso dieci anni, da studente universitario prima e ricercatore poi, a Pisa, ed ho trascorso la mia infanzia ed adolescenza nel mio paese di origine, Corigliano Calabro, in Calabria. Seppur molto differenti, Corigliano e Pisa hanno molti aspetti in comune: il mare vicino, tanta campagna intorno, ritmi di vita molto rilassati. Di contro, come tutte le realtà di provincia, offrono molto poco alla curiosità culturale. Al contrario, Milano è un tripudio di opportunità e stimoli, che però vengono al costo di una frenesia che fatico molto a tollerare: della coda per entrare in qualsiasi evento, dell’aria puzzolente al mattino e, peggiore delle privazioni per me, della estrema lontananza dal mare. Una volta sentii dire ad un milanese “Milano è come una droga, fa schifo ma non puoi farne a meno”: sono molto d’accordo con questa colorita definizione

E sì, mi ricorda il modo di fare schietto dello stile meneghino. Milano ha una grande tradizione cantautorale. Ti è mai capitato di entrare in contatto con il cantautorato storico della città?
Mi piace molto andare in giro per i (ormai purtroppo pochi) locali che propongono musica a Milano. Non direi che sono venuto direttamente a contatto con il cantautorato storico milanese. Ho però conosciuto molti cantautori della scena underground, o come va di moda chiamarla ora emergente (che poi emergenti per sbucare dove?): primo fra tutti Paolo Saporiti, strepitoso, in un set voce-chitarra e batteria… ma anche Volpe ed i suoi Nuovo corso cafè… e poi ci sono i buskers: mi vengono anche in mente Icio Caravita e Claudio Niniano che ci regalano la loro arte sotto il Duomo.

Invece per quanto riguarda il tuo progetto solista, hai già un’idea dell’impatto che potrà avere sul pubblico? Sorprenderai e ti farai sorprendere?
In realtà ho iniziato a suonare il mio repertorio di inediti in questa nuova veste chitarra-voce da pochissimo, quindi non mi lancerei nel fare dei report. Anzi, direi che è ancora tutta una scoperta. Sono desideroso di ascoltare cosa chi mi ascolta avrà da dire sui miei pezzi. Tieni conto che queste canzoni, covate con amore nell’ultimo anno e mezzo, sono state ascoltate finora da pochissime, selezionatissime, persone. Quindi sarà tutta una scoperta, in primo luogo per me, e poi anche per il pubblico. Speriamo si riveli una bella scoperta. Speriamo che le canzoni stesse siano la bella sorpresa per me e per il pubblico.

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