“Le migliori dieci canzoni italiane” – di Andreas Finottis

Stavo pensando a quale può essere la canzone italiana più bella e quella più brutta di sempre… Tra quelle più belle penso a: GangLe radici e le ali, BiscaMiracoliSkiantosNon sopporto il capodannoAlberto RadiusChe cosa seiTimoriaSole spentoFossati/PrudenteLo stregone (voglia di sapere)Lucio BattistiAnima latinaFaust’OBenvenuti tra i rifiutiEnzo Del ReLavorare con lentezza… Però m’accorgo che sono già nove, potrei dire le dieci migliori, ma ne resta ancora solo una, me ne vengono in mente tante e non ho inserito neanche una canzone di gente essenziale, come gli Area o i Massimo Volume. Nella scelta mi sono fatto trasportare più dai sentimenti che dalla ragione. Infatti come decima canzone penso a Primavera di Cocciante; la canticchiava spesso (…) e solcherò il tuo corpo come se fosse terra, cancellerò quei segni dell’ultima tua guerra (…), quasi sussurrandola, una ragazza che in quel periodo era in banco con me alle superiori, era mora con i capelli tagliati a caschetto… bella, sembrava anche da come si vestiva una indiana nativa americana; ricordo in particolare quando indossava un vestito meraviglioso, bianco candido con dei disegni multicolori davanti e delle catenine di perline che pendevano sul seno. Si lavava una volta alla settimana, al sabato pomeriggio, così dal giovedì aveva i capelli unticci che non lasciava più sciolti ma raccoglieva a coda di cavallo e la sua pelle iniziava ad odorare di anatra; ma a me piaceva molto quell’odore sempre più presente negli ultimi giorni della settimana, soprattutto il sabato mattina: il miglior profumo che avessi mai sentito. Aveva anche molta forza, nonostante fosse magra e bassa, circa 160 centimetri, batteva quasi tutti i maschi a braccio di ferro, pure io dovevo sforzare molto per batterla. Mi affascinano le donne forti fisicamente, magari è la mia parte omosessuale che si sfoga in questa maniera o, più probabilmente, come mi ha detto uno, è perché ho una mente con un imprinting da agricoltore perciò mi attira la donna forte, in quanto il mio subconscio immagina sia una valida compagna di vita che mi può aiutare nei lavori pesanti in campagna. Penso sia vera la sua ipotesi. Se ne intendeva, studiava psicologia all’università quello che me lo ha detto: non passava mai gli esami ed è finito a fare l’imbianchino. Così alla sera veniva in birreria a ubriacarsi e da ubriaco psicanalizzava tutti; tuttavia credo che, almeno nel mio caso, abbia indovinato. Anni dopo sono andato a pescare in un canale e, mentre stavo riavvolgendo la lenza col mulinello, un’anatra che era nelle vicinanze, vedendola passare velocemente sulla superficie dell’acqua, mi ha mangiato l’esca, rimanendo impigliata nell’amo. L’ho tirata a riva e non senza difficoltà sono riuscito a toglierle l’amo; mi sono poi ricordato in quel momento della ragazza mora che mi sussurrava Primavera di Cocciante… così ho annusato l’anatra, ma non era lo stesso odore, sapeva più di anatra selvatica l’amica mora al sabato mattina che un’anatra autentica. Mentre lasciavo andare libera l’anatra riflettevo sulla potenza dei ricordi legati agli odori: stravolgono persino la percezione della realtà. Così come mi piaceva più l’odore della mia amica che quello dell’anatra, mi piaceva anche più Primavera nella sua versione di quella originale di Cocciante, che è comunque un’ottima canzone e lui è un buon musicista. Ah, per la canzone più brutta ho l’imbarazzo della scelta, in un Sanremo a caso sono quasi tutte papabili per me… mi ricordano l’ottima descrizione che ne faceva Finardi in Musica ribelle, (…) le strofe languide di tutti quei cantanti con le facce da bambini e con i loro cuori infranti (…). Questi sono i miei gusti, magari sono scelte un po’ da sniffatore di anatre, basate più sulle emozioni che mi trasmettono certe canzoni… però anche analizzandole razionalmente confermo tutto.

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