Laura Marling: “Semper Femina” (2017) – di Capitan Delirio

A reggere le fila dell’intera operazione “Semper Femina” c’è lei, Laura Marling, cervello registico e appassionata studiosa che, nonostante abbia soltanto ventisette anni, è arrivata al sesto album in studio. Merito del suo talento cantautoriale, con quel modo di creare atmosfere intime grazie al dialogo continuo con la chitarra, che tesse arpeggi piacevoli, suadenti, ma mai banali o già sentiti; flussi di coscienza che confluiscono in torrenti di parole che descrivono le indescrivibili emozioni dell’anima. Una voce ammaliante che dispensa momenti di dolcezza e di audace sensualità, riversati con notevole sensibilità creativa in quest’ultimo album (quasi un concept). Da femmina parla dell’universo femminile, da osservatrice diventa osservata, mettendo in gioco le proprie emozioni. A partire dal titolo che cita un passo dell’Eneide, “Heia age, rumpe moras. Varium et mutabile semper femina”, con cui la penna di Virgilio tramanda ai posteri una descrizione dell’essenza femminile come di un’essenza mutevole. Laura sa che non può soffermarsi sui luoghi comuni che si affollano costantemente sulla condizione della donna, deve riuscire a cogliere aspetti che riguardino, sì la bellezza ma anche la fragilità… la capacità seduttiva ma anche la vulnerabilità, l’indipendenza sofferta, l’emancipazione senza alibi, la possibilità di generare vita, di scatenare guerre e di fare da musa ispiratrice e, anche se selvaggia, la natura è comunque meritevole di comprensione. Laura Marling ci riesce tramite la delicata capacità di avvicinarsi alla intima essenza di ogni soggetto proponendo nove ritratti di donne come un unico autoritratto. Le canzoni nascono dalla magia che si crea nell’incontro tra la sua voce e il suono della chitarra: Nella maggior parte dei brani, infatti, si affida ad arrangiamenti essenziali, sostanzialmente folk ma, pur partendo dalla tradizione, la evolve con gusto da paziente tessitrice; in tal senso emergono per originalità compositiva Wild Fire e Always This Ways. In altri brani, come Don’t Pass Me By o Nothing, Not Nearly, lascia spazio a brevi monologhi di chitarra elettrica che rispolverano sonorità di rock espressionista dei primi anni settanta e, quando vuole sprigionare caldi effluvi di sensualità, come nel brano Soothing, sguinzaglia il basso elettrico e il sintetizzatore per ripercorrere melodie che ricordano atmosfere trip hop degli anni novanta. Ogni elemento di “Semper Femina” è curato in ogni minimo dettaglio, Laura ha le idee chiare sul tipo di musica che vuole fare e, se si prendono in considerazione le produzioni precedenti che si inerpicano in pure sperimentazioni artistiche, si comprende facilmente che ci riesce benissimo e che continuerà a farlo anche in futuro.

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