LatteMiele 2.0: “Paganini Experience” (2019) – di Alessandro Freschi

Una locuzione d’impronta informatica inserita nella coda del moniker per celebrare l’evoluzione di un progetto musicale ‘vecchio’ mezzo secolo. Un concept dedicato a colui che è stato capace di cambiare il modo di fare musica, convertendo la sofferenza di una alterazione genetica in sublimi melodie. È una storia tutta genovese quella legata a “Paganini Experience” (Black Widow Records 2019), album che segna la ricomparsa sulle scene dei Latte e Miele, o per meglio dire, dei rinnovati LatteMiele 2.0. Dalle ripresa delle attività nel 2008, contrassegnata da tournèe in terra d’Oriente e repentini cambi in line-up, il bassista storico Massimo Gori si è rivelato elemento essenziale nell’assicurare continuità al rigenerato progetto. In quest’ultimo frangente, al suo fianco si è fatta preziosa e costante la presenza di Luca Poldini, membro dei Latte e Miele nella seconda metà degli anni settanta, che concorse alla realizzazione dall’interessante “Aquile e Scoiattoli” (Magma 1976) e di Sto volando con te (cover di Kiss You All Oversuccesso degli Exile), singolo che dispensò una inattesa notorietà alla formazione sino a condurla, con esiti irrilevanti, alla partecipazione del Sanremo 1980. Per l’assetto 2.0oltre al navigato tastierista, Gori raduna alla sua corte il valido batterista-percussionista Marco Biggi (apprezzato con le band Garybaldi e Una Stagione all’Inferno e come collaboratore del Maestro Reverberi nei Rondò Veneziano) e la giovanissima Elena Aiello, virtuosa del violino proveniente dell’Orchestra sinfonica del Teatro Carlo Felice
Niccolò Paganini, sullo sfondo di una nebulosa Genova ottocentesca, stringe sotto il mento il ‘cannone’, osservando assorto dalla copertina di “Paganini Experience”. È quanto mai suggestiva la cornice grafica ideata da Carosini e Mastroianni per raccontare, attraverso i tipici tratti fumettistici, i contenuti musicali dell’opera dei LatteMiele 2.0. All’insegna di quella commistione tra rock e musica sinfonica che già in passato ha contraddistinto i suoi lavori, Gori ed i suoi nuovi soci ripercorrono in nove movimenti la vita dell’illustre concittadino, padre della moderna tecnica violinistica, partendo dall’infanzia trascorsa nel caruggio di Via del Colle per giungere sino alla morte avvenuta nel 1840. Inevitabilmente il centro del proscenio è occupato dalle evoluzioni di Elena Aiello, abilissima nel proporsi in spaccati solistici (Cantabile 2019, Cantabile 1835) così come ad inserirsi negli articolati incastri dettati dalla sezione ritmica e dalle diagonali maestose, di emersoniana memoria, dell’hammond e del pianoforte (a tal proposito è presente un sentito omaggioKeith Emerson tra le tavole del booklet).
Tra melodie barocche ed intenzioni progressive si snoda l’emozionante viaggio tra le nebbie del
Porto di Notte e le romantiche atmosfere suscitate dal ricordo di un amore proibito nella terra d’Albione (Charlotte); e se tra le variazioni del capriccio n°24 della Danza di Luce affiorano risonanze tipiche seventies, con la rivisitazione di Angel  (brano composto da Jimi Hendrix a fine 1967), vengono esaltate le affinità tra il chitarrista di Seattle e la rock star ante litteram Paganini, ognuno a modo proprio ‘dannato innovatore’ dei propri tempi. Possiamo tranquillamente affermare che la nuova anima dei Latte e Miele raggiunge con pieno merito quello step successivo che si era prefissato, una versione 2.0 con la quale dimostra di essere in possesso di carte valide per fare parte del palinsesto rock italiano anche nel prossimo decennio. Tra barocco e progressive, tradizione ed innovazione. Certamente il loro Paganini avrebbe apprezzato questo inconsueto tributo.

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