Lars Von Trier: “Antichrist” (2009) – di Dario Lopez

Il Cinema di Lars Von Trier non è semplice, “Antichrist” forse lo è ancor di meno. Al momento della presentazione del film a pubblico e critica, quest’ultima non fu troppo benevola nei confronti del film e del regista, definendolo un vuoto artificio di pura, sebbene spesso meravigliosa, forma. Sostanzialmente estetica, tecnica, messa in scena del nulla o quasi; qualcuno usò anche, parafrasando un poco il titolo del film, la definizione “Anticinema”. Eppure mi sembra molto ingiusto ridurre l’opera al solo aspetto formale (in alcune sequenze realmente eccezionale), il film esce dagli schemi, è interessante e in qualche modo richiama minuto dopo minuto l’attenzione e la partecipazione dello spettatore. Alla fine si può discutere sul fatto che “Antichrist” sia o meno un bel film, può piacere come no, personalmente avrei difficoltà ad esprimere un giudizio netto in questo senso… trattandosi di un’opera così particolare faccio fatica anche a mettermi d’accordo con me stesso al riguardo, certamente è un film che vale la pena guardare per poterlo giudicare, e già questo potrebbe essere un ottimo inizio. Come ottimo è l’inizio della pelicola. La sequenza d’apertura è una dimostrazione di talento da parte del regista danese, un ralenty in un superbo bianco e nero di circa cinque/sei minuti sulle note dell’aria di Händel “Lascia ch’io pianga”. Moglie (Charlotte Gainsbourg) e marito (Willem Dafoe) hanno un appassionato rapporto sessuale, prima sotto la doccia, poi in bagno, poi ancora a letto. Il tempo è dilatato, le gocce d’acqua si separano l’una dall’altra mentre cadono calde sul volto della Gainsbourg, il vapore aleggia lento, dietro una finestra la neve scende fredda, il sesso di lui la penetra in maniera così naturale, la lavatrice gira, il volto di lei è puro piacere… nell’altra stanza un palloncino vola, un bel bambino biondo gioca nel suo lettino. Tre statuine osservano tutto: sono lutto, dolore e disperazione, anticipo del film a venire. Il bambino scende dal letto, una bottiglia cade nel vuoto spargendo il suo liquido, il vento apre la finestra come il sesso apre la bocca di lei. Un parallelo di tragedia e piacere. Il bimbo cade, la madre ha il suo orgasmo, la lavatrice si ferma… al suo interno tutto è di un candore immacolato. Una costruzione perfetta fatta di simbolismi, parallelismi e tecnica, visivamente molto accattivante, esplicita, rafforzata dalla scelta della musica. Lo stesso Von Trier ha dichiarato di aver “usato” “Antichrist” come terapia per uscire da un suo periodo di profonda depressione… da qui i vari simbolismi e le tematiche forti presenti nel film, non solo quella sull’elaborazione del lutto, ma anche quelle sul percorso terapeutico, sul conflitto atavico tra uomo e donna. Il discorso sulla Natura come espressione femminile, spesso malevola e, più in generale, il tema del potere femminino, della figura della donna: argomento per il quale il regista è anche stato tacciato di misoginia. Insomma, almeno potenzialmente in “Antichrist” c’è parecchia carne al fuoco… ai veri esperti l’ardua sentenza sul come e sul se gli argomenti di cui sopra siano stati trattati effettivamente dal regista. La prima parte è dedicata all’elaborazione del lutto. Il marito, affermato psicoterapeuta, andando contro quel che suggerisce la professione, si fa carico della guarigione della moglie, tra sofferenza, scoperte e recriminazioni. Si passa poi al caos provocato dal dolore, si torna sui luoghi dei ricordi… il film piega su un percorso ancor più psicologico, visionario, onirico e sicuramente crudo e violento, tra sesso, contrapposizioni forti e nuove inquietanti rivelazioni. Si passerà poi al conflitto aperto e all’orrore della disperazione. I due protagonisti tengono in piedi il film da soli. Charlotte Gainsbourg, eccezionale, si concede oltre ogni limite (lo rifarà in misura ancor maggiore più avanti con “Nimphomaniac” sempre di Von Trier). Il film presenta diverse sequenze onestamente disturbanti, lesioni della carne con almeno una scena estrema raramente vista in altre occasioni, sesso e masturbazione, tensione e dolore. All’apparenza tutto sembra avere la sua ragione… il film colpisce duro allo stesso modo in cui probabilmente una terapia d’urto potrebbe fare nei casi più gravi. Von Trier sostiene che la terapia “Antichrist” con lui ha funzionato… non so quanto il film possa funzionare per lo spettatore. Sicuramente “Antichrist” non è una visione per tutti, è un film cerebrale che allo stesso tempo attacca la pancia e, prima di iniziarne la visione, è bene essere preparati: non si affronta un film come questo per riempire un paio d’ore.

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