A me Lapo è simpatico – di Ginevra Ianni

In un fine d’anno pieno di programmi e speciali sul referendum che divide il paese in fazioni contrapposte l’un contro l’altra armata, una sola notizia riesce a distogliere gli italiani dall’annoso dilemma del si e del no: Lapo Elkan e le sue vicende personali rimbalzano dai tiggì nazionali ai quotidiani, ai settimanali, dilagano tra le riviste impegnate e quelle di puro gossip. La gente ascolta, legge, segue avida e commenta gli accadimenti della sua vita. Rampollo della nobiltà industriale italiana, nipote di un’icona come Gianni Agnelli e  della principessa Caracciolo, di una zia senatrice della Repubblica italiana, Susanna, il piccolo Lapo è nato in un mondo ovattato, di ricchezza irreale, lontano dalla quotidiana difficoltà del vivere dei comuni mortali; e crescendo egli si adegua al suo status, misura le proprie capacità secondo le sue forze e ciò che il suo ambiente gli impone, diviene latin lover, re della movida, si fidanza e sfidanza con attrici, starlet e donne tra le più disparate, impone uno stile unico, personalissimo e prova a vivere (da privilegiato) come tutti. Poi accade che ogni volta che fa uno scivolone, grosso o grossissimo come in quest’ultimo caso di cronaca,  tutti si voltano a guardare, a scrutarlo e a criticare: “che sballato, che vergogna, non combina mai niente di buono!”. Ognuno si sente in diritto di giudicarlo dall’alto della propria condizione, nella misura variabile in cui si sente più capace di lui per essere riuscito a fare nel proprio piccolo quello che Lapo non ha fatto, qualunque cosa sia. Ma in realtà sembra che dietro tutte queste critiche feroci si nasconda sempre il tarlo sordo e malcelato di un’invidia recondita: “Sei caduto? Bene, ben ti sta! Così impari a fare il ricco fannullone! Che bella vita da ricco crapulone fino allo spreco, scemo!” Come la maggior parte degli umani non conosco Lapo ma a me è simpatico.
A giudicarlo da fuori sembra un buffo guascone ricchissimo ma irrealizzato. Mi è simpatico per quella faccia e quel pelo rosso dei capelli, perché non è certo bellissimo e ha uno sguardo stralunato da canaglia. E’ uno che ci prova a vivere, a trovarsi un equilibrio personale crescendo all’ombra dei giganti imponenti che sono parte della sua famiglia e alla ricerca di qualcosa con cui cimentarsi anche lui. Quando si fa cogliere dalla polizia in una casa privata in strana compagnia pieno di coca o come nell’ultima pensata geniale in cui ha simulato il proprio rapimento per avere dalla propria famiglia diecimila euro extra di paghetta, o per meglio dire di extra al suo appannaggio principesco, sembra un’adolescente stupido che gioca col mondo dei grandi senza capire bene le conseguenze delle sue sciocchezze, una goliardata stupida da universitario squattrinato fuori sede e fuori corso, una cosa da picari. O magari invece lo sa benissimo e, consapevole delle sue forze, se ne infischia. Ma in entrambi i casi a me è simpatico, o perché dondola sui suoi privilegi e, vivendo una vita di spassi, ci fa marameo dall’alto del suo empireo precluso a noi mortali o  perché non si posa mai, come uno spirito inquieto sempre senza pace, alla perenne ricerca di una dimensione personale; a me Lapo Elkan fa simpatia, ma questo non fa di lui né uno sbandato da recriminare né un personaggio pubblico negativo. Egli vive la sua esistenza senza dover rendere conto a nessuno tranne che a se stesso,  è una persona che vive, che sbaglia e che non cerca una pubblicità che non gli è necessaria visto il nome che porta. Lapo si fidanza con Martina Stella, Lapo si fa beccare tra coca e transgender, Lapo simula un rapimento per estorcere diecimila euro alla sua famiglia. Lapo è Lapo, vive, sbaglia, cade ma non cerca riflettori su di se, mai. E’ l’invidia segreta dell’uomo qualunque che lo mette al centro dei giornali di gossip  a mo’ di emblema consolatorio: “guarda che imbecille, che incapace, ah, se ci fossi io al posto suo!”. Certo non fa una vita difficile, affatto, anzi, ma tanta malevolenza è tangibile, appiccicosa, puzza. Non dico che non vorrei essere al posto suo ma a me Lapo piace umano, guascone e gaglioffo così com’è, uno a capo di uno degli imperi economici d’Europa che per diecimila euro finisce in galera. Dove naturalmente non resterà, comunque vada e qualunque sia la verità.

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