L’amore è come un paio di jeans – di Cinzia Pagliara

Chiara non ne poteva più delle sue amiche e della loro ansia di trovarle un uomo. Che poi quello che più la innervosiva era proprio questo termine “uomo”: “fidanzato” sapeva troppo d’impegnativo, d’accordo, “ragazzo” sapeva proprio d’anacronistico vista la fase biologica, d’accordo, ma “uomo” sapeva di secoli di solitudine fisica, di fame di corpi, di istinti ormai irrefrenabili, era assolutamente deprimente… no una cacciatrice d’uomo mai. Ne andava della sua dignità. E poi quelle cene tristissime tra single desiderosi di diventare coppie… Disco music anni 80 e tutti a ballare, le donne ancheggiando con maestria studiata, gli uomini più rigidi e un po’ sudati, disposti a soffrire un po’ pur di favorire contatti ravvicinati nell’attesa del classico Barry White che dava inizio ai lenti (e se capitava il brano lungo con chi non era gradito era un supplizio). Tutti sorridenti, tutti perfetti, tutti che sapevano tutto di tutti: professione, posizione economica, abitazione, numero di figli… Donne con perfetti colpi di sole e contorno labbra ben disegnato, gonne fasciate, push up che non guasta mai. Uomini tra il casual e il trendy tutti apparentemente disposti a capire il “fantastico” universo femminile.
– No grazie, Paola, davvero, stasera non mi va di uscire. Anzi, per l’appunto mi andrebbe di uscire e non di rinchiudermi in un appartamento.
– Ma c’è gente nuova, Anna mi ha detto che un suo amico verrà con… 
– Esatto, c’è gente nuova, sempre nuova. Non fai in tempo a conoscere qualcuno che vieni sommersa dall’ondata successiva di sorrisi, parole, pseudo attenzioni non richieste. Grazie davvero. So che lo fai per me, me lo hai detto decine di volte ma… please! –
Chiara sorrise, nella speranza che la discussione fosse finalmente conclusa… ma si sbagliava. Laura si intromise nel discorso con il solito fare sicuro di chi non ammette repliche e ripensamenti.
– Ok, Chiara, solo per stasera, fallo per noi… abbiamo detto che saresti venuta e che eri contenta, dai… vedrai che oggi lo incontri.
– Incontro chi? – chiese Chiara, subito pentendosi della domanda.
– Ma il tuo uomo ideale, no? L’uomo jeans!!! – e scoppiò a ridere.
– Ridi pure – disse seria Chiara. – Ma è proprio così. Il mio uomo ideale è come… come un paio di jeans. Non cambia se cambia la moda, scolorisce lentamente nel tempo e per questo diventa sempre più bello, prende le tue forme, si adatta a te pur rimanendo quello che è e si riempie di piccoli segni, cicatrici degli anni e della vita. Ci puoi trovare la macchia di ruggine della moto sognata per anni, il buco delle spine della gita in montagna con l’amore più tenero, i segni alle ginocchia e al sedere, per le ore passate in riva al mare a dividersi baci  (Chiara avrebbe scelto una compilation di Sting come colonna sonora) o seduti in piazza a dimostrare e a difendere le proprie idee. 
– Fermatela, per favore, o non la smette più. – La interruppe Paola. – Sappiamo tutto dell’uomo jeans. Sono certa che lo incontrerai, davvero. Intanto, ti veniamo a prendere più tardi.
– Mi arrendo – sorrise Chiara – ma niente look. E non ci sono discussioni. –
Michele aveva inutilmente discusso per difendere la sua non volontà di unirsi al gruppo per andare all’ennesima cena. Li aveva sentiti parlare per ore di donne, gambe, sederi, tette (che non guastano mai a partire da una terza piena), confondendo nomi e visi, assolutamente incapaci di fissarne una nella testa. Non che a lui non piacessero, per intenderci, ma…
– Ma dai Michele, non ricominciare. D’accordo, ci vuole l’intesa, la complicità, quel …, come dici? quid in più. Ma prima del quid si nota qualcos’altro, no?? –
Scoppiarono tutti a ridere, anche Michele. Maledetta la prima volta che se n’era uscito con la teoria del Quid.
– E poi magari la incontri. – disse Marco.
– Incontro chi? – ma già sapeva la risposta. – La donna dei tuoi sogni, la tua donna jeans. – Altra risata. Non di Michele.
– Esiste, esiste la donna jeans: è irrequieta, curiosa, instancabile. Infantile e forte, ha gambe che corrono e abbracciano, e il sedere tondo che diventa cuscino quando sta con te sulla spiaggia ad ascoltarti anche quando non hai parole nuove da dire (Michele poteva vedere la scena, accompagnata dalla musica dei Pink Floyd). È sempre pronta, non ha bisogno di nulla, ha paura ma sa vincerla ed imparare cosa è il coraggio. Con il tempo diventa più fragile, e per questo incredibilmente preziosa.
– Stop! Abbiamo le idee chiare sulla tua donna jeans e la incontrerai, davvero, la incontrerai. Intanto, stasera fatti trovare pronto.
– Mi arrendo. – disse con finta aria sofferta Michele. – Ma niente look. E niente ma –
Chiara si guardò allo specchio, i jeans le stavano aderenti ma tutto sommato se lo poteva permettere, il suo sedere era tondo come quando era ragazza e il suo primo amore lo usava come cuscino mentre in spiaggia si raccontavano sogni. Sorrise pensando: “Che bella sensazione essere un cuscino, vuol dire sapere rassicurare. Esserci. Magari potessi essere ancora un cuscino.”
Michele infilò nei jeans la camicia un po’ over size.
– Posso leggere la mia vita attraverso ognuno di questi segni – pensò. Poi sorrise – Guarda qui… ancora la ruggine della mia prima moto –
Poi uscirono, ognuno da un portone diverso, seguendo il loro paio di jeans. 

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