Lamento per Gerusalemme – di Girolamo Tarwater

Si raggrumano e confondono in versi spezzati rimasugli di sguardi, come vecchie pellicole accartocciate. Una concorrenza di sguardi: dalla finestra vedo le strade vuote della città per la pandemia, con la volante della polizia a vigilare; dalla fossa Geremia vede nel buio la città morta e devastata; dal monte degli ulivi Gesú piange Gerusalemme prima di entrare in essa ed entrato in essa nella cisterna-prigione della casa di Caifa la vede e compatisce la sua distruzione; dal suo studio il musicista guarda il testo delle Lamentazioni per la Settimana Santa e lo medita nella sua malinconia che attraversa i secoli e si fa contemporanea. L’abbiamo attraversata questa Settimana Santa desolata, o forse solo sfiorata. “Tutto andrá bene” significa che ora tutto va male. Non per finta. Davvero. Andrá tutto bene, ma non per merito nostro.
Lamento per Gerusalemme / lamento per il cuore del mondo
lamento per ogni città svuotata di sé / lamento per Babele sprofondata su se stessa 
lamento per la terra ferita che si fa giustizia da sola.
La citta santa che si riteneva intoccabile è caduta / si è consegnata al nemico.
Rovine su rovine. / Chi la piange?  / Lei, motivo della sua stessa rovina?
Dio, che l’ha amata e castigata? / I sopravvissuti, impauriti e ridotti a miseria?
Una forza bruta e invisibile si è abbattuta su di essa
Un nemico insondabile e sottovalutato.
Il profeta – disadattato – già vedeva nel suo fulgore la devastazione.
Non premonizione, ma dato di fatto 
che solo con troppo ritardo e senza fatica la storia ha poi messo a nudo.
Un lamento per noi, per i nostri fallimenti, poca cosa. 
Un lamento per Dio, per i suoi fallimenti e non sono poca cosa.
Un lamento per Gerusalemme, per una storia di amore andata a male.
Ma più forte di questo stesso male.
Un lamento. / Un sospiro. / Un soffio di vita. / Un inizio
Incipit lamentationis Hieremiae prophetae.
Anche il musico malinconico ne intuisce, dopo secoli, dopo millenni, l’eco.
Dalla sua cella / Solitario / giù in fondo al pozzo
prigioniero / incatenato / visionario / libero
percosso dalla Parola che l’ha spossessato / la più intima e la più estranea
fuoco e ferro / divorante / ruggente / ridotto a silenzio / condannato
in un pozzo di pietra /buio / che accoglie una luce ormai spenta
eppure brace / crepa di luce. / Nella fossa profonda, / buia prigionia,
incombente la morte, / impastato di melma, impestato fino al midollo,
dall’alto / uno spiraglio di luce / ma non di salvezza, / un fioco baluginio
(come ormai é l’alito di vita spento) / che si trasforma in lama divorante,
presagio / oscuro / opprimente. / Geremia nella fossa  / Gesù nella fossa
Lacrime sulla città / lacrime di dolore / lacrime di amore / lacrime non solo umane
che vengono dal cielo / che salgono al cielo. / Purificano e salano.
Lente che vede meglio / proprio mentre offusca la vista.
Lo sguardo si scioglie. / Spacca questo cuore, / convertilo in carne.
Hierusalem, Hierusalem, convertere ad Dominum Deum tuum.
Tutto andrá bene / passando per il cuore spaccato

pertugio salvifico / via stretta / vicolo doloroso di luce.

Foto Raffaella Valori©tutti i diritti riservati
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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