Lalla Esposito: “Teresa Sorrentino” al Teatro Mercadante di Napoli – di Marina Marino

Napoli, 12/22 Aprile 2018. “A vo’ bene, a vo’ bene, le fa nu’ paliatone ‘a matina e n’ato ‘a sera” Antico detto napoletano. Lalla Esposito è un’attrice di levatura eccezionale. Regge il palco per due ore, recitando, cantando, suonando la chitarra, ci affabula e avvince con la storia di Teresa, scritta da Elvio Porta e diretta da Armando Pugliese. Un monologo affollato di personaggi che danno voce a Teresa che voce non ha più, che incacaglia, balbetta, meglio patisce il tormento della disfluenza di linguaggio che blocca la lingua  in una tagliola… Teresa che sognava di cantare e voleva un figlio e una vita normale (“Io sono normale, che credete”), Teresa che più volte, smarrita, ripete “Vulesse parlà ma chi mi sente?“  “Stongo chiusa cà e tenesse centinaia ‘e cose a ricere“). In quanti modi si può vessare, umiliare, camminare a piedi sporchi sulla dignità di una donna, Teresa ce lo mostra… picchiata e sfruttata dai genitori, che la cedono ad un marito violento e incapace d’amare, lei che continua inesausta a dare e amare.  Teresa è reduce da un ricovero ospedaliero, Raffaele, suo marito, a calci l’ha sventrata, strappandole il bimbo di cui era incinta, riducendola in fin di vita e privandola dell’utero. Una vigilia di Natale affollata di ricordi e personaggi, l’attrice indossa un vestituccio da casa che ce la rende subito cara, in un estremo tentativo di salvarsi o di parlare, qui hanno la medesima valenza, chiama uno psichiatra, qualcuno che la ascolti raccontare i dettagli di un’infanzia fatta di violenze, di una piccola zappa rossa con cui vanga la terra già a sei anni, della vita parallela di sogni in cui ha trovato asilo per sopravvivere. “Immagino i tuoi passi, i tuoi giochi, i tuoi occhi”, canta per il figlio non nato e, ”se non piangi per questo per cosa pianger suoli“ e, ho pianto. Sembra tanto facile sopprimere la libertà di una donna, eroderne l’autostima nei rimproveri coniugali, nel  fumo che si alza da certi silenzi che somigliano a ghiaccio secco e come il ghiaccio secco bruciano. Anche l’incomunicabilità è violenza. Non so se sia vera la straletta frase del Talmud che Dio conta le lacrime delle donne… ma Teresa ne ha versate tante da avere gli occhi arsi e qui sono gli occhi scurissimi di Lalla Esposito, che recita con il corpo, la voce, le mani, i silenzi… ci mostra una bimba che parla con un gatto di nome Pasquale, una femmina che seduce un fantasma con cui si complimenta per la delicatezza sessuale (ma avrà mai conosciuto il piacere?) la diciassettenne che sogna Sorrento oltre cui non è mai andata… e incarna la soccorritrice, la bambina non protetta che parla, parla con le sue ombre a cui riesce a dar corpo e storia, in un impervio equilibrio visionario di virtuosismi traboccanti anima, sangue e talvolta ironia. Lalla equilibrista del dolore, della femminilità violata, di una vita su cui sembra lecito sputare. Questo testo, scritto da Elvio Porta che non ha fatto in tempo a vederlo rappresentato e che lo aveva proposto proprio a Lalla Esposito che se ne era sentita intimorita (“Quando è morto mi sono sentita male, io sono il senso di colpa fatto persona” – anche io, Lalla, anche io -), le ritorna da Armando Pugliese e Lalla, per nostra fortuna , accetta.  Il  lavoro incontra alcune traversie prima di essere accolto dallo Stabile di Napoli… il Teatro Mercadante con la coproduzione di Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro. Se il teatro è un grido di libertà, Lalla, di cui abbracciando ho sentito la sottoveste sudata, viva, (“Ogni volta do l’anima, dopo sono stanchissima ma non riesco a dormire per la troppa adrenalina, non costa molto, sono sola in scena, ma non riesce a girare”), Lalla che ride e piange insieme, donna e teatrante. Questo spettacolo auguriamoci che giri, che sia visto, per Teresa e le donne come lei, come me. Perché il teatro è vita e finché esisterà parola, ascolto, attenzione, ci consentiremo di sperare. Credo.

Foto Pietro Previti © tutti i diritti riservati 
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