Lalla Esposito e Massimo Masiello: “E primme vase tuoie l’aggio avute io” – di Marina Marino

Napoli, 8 Agosto 1919. Una sera di Luna crescente, torrida come poche, eppure è gremito il cortile della Real Casa Santa Dell’Annunziata, per questo spettacolo con Lalla Esposito, Massimo Masiello e Luigi Tirozzi al pianoforte, proposto dall’Associazione Il Canto di Virgilio. “E primme vase tuoie l’aggio avute io” ci offre e ci dona un Raffaele Viviani diverso, rarefatto, nella forma dell’amore di una donna e di un uomo che chiedono di sperare per vivere, di vivere sperando. Un concerto-spettacolo che cattura al primo istante. Viviani, cantore e voce degli ultimi, quelli che Giovanni Verga definirebbe vinti, viene quasi compresso, ridotto all’essenza. Una lunga teoria di canzoni, da La musica dei ciechi, Bianchina, Marenaro nnammurato, Tarantella segreta, per cominciare. I due “cantattori”, immersi in una luce calda e bianca, vestiti di bianco, scalzi, i piedi nudi sulle tavole del palcoscenico, non concedono nulla alla facile oleografia, ma creano un’atmosfera fatata, di tempo senza tempo, con suggestioni orientali ed echi di Belle Epoque Diventano acrobati che danzano su un’invisibile corda tesa tra carnalità e poesia. L’effetto è straniante e caldo: dall’ombrellino bianco illuminato da una luce interna – led intrecciati con perizia e amore – all’Attrice che, assorta in un suo sogno segreto, fa il periplo del palco, lanciando bolle di sapone. Le canzoni proseguono, da quella che dà il titolo allo spettacolo, a Avvertimento (tenetevi, teniamoci lontano dall’abisso), Tripulino Napoletano, Canzone sotto o carcere.
Guappiputtane, pescatori, uomini e donne vinti ma non sconfitti prendono forma e vita nei gesti, nell’impasto vocale di Lalla Esposito Massimo Masiello che ha qualcosa di alchemico, come ogni forma autentica di teatro e di poesia. Il bianco, il colore che li racchiude tutti, in Cina il colore del lutto, qui ci accarezza e, malgrado il caldo, si fa sussurro e brezza. Una scelta che da sola rivela moltissimo: intelligenza, passione, cura e, sì, amore. Si continua con O surdato, Scurdato ‘nterra all’isola: i due attraversano il registro comico, quello dolente, senza mai perdere l’attenzione del pubblico, composto prevalentemente da abitanti della zona, uomini e donne stanchi, scesi in pantofole, per cui l’estate è anche quella, la vacanza è anche quella. Applausi, risate, commozione: un’osmosi di energia e comprensione tra attori e pubblico vista non sovente. Si termina con Bambenella, interpretata da Masiello, aiutato dal suo aspetto efebico. Non la femminilizza come il bravo e semi-dimenticato Leopoldo Mastelloni anzi, ne fa un canto semplice e straziato, quello che descrive e canta non ha sesso, età, tempo. Una perla in questo gioiello di estenuata passionalità. Il bis dei due attori stremati dal caldo è una splendida Era de Maggio. Se questa piccola Opera d’Arte non gira è un’offesa al teatro, uno schiaffo alla cultura, alla bellezza e all’amore. Inevitabile, accanto alla Ruota degli Esposti, pensare alle madri impaurite, disperate o sollevate che depositavano lì il loro nato. Altre donne vinte, chissà. Viviani cantava anche di loro, anche per loro. Possiamo immaginarlo, non lo sapremo mai. Talvolta è preferibile supporre e non sapere. Ignoro, credo.

Foto Pietro Previti © tutti i diritti riservati 
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