LA VERSIONE DI GIGI’ – di Gico –

 

E’  tardi, che mi metto? Dilemma atavico, la prima impressione è sempre quella che conta: gonna, pantalone, tacco alto, tacco basso… fisso l’armadio troppo pieno o troppo vuoto e poi l’orologio, indecisa. Tic toc, tic toc, tic toc, sempre più tardi e niente, assolutamente niente da mettere. Chiudo le ante e mi metto a pensare seduta sul letto. Un incontro assurdo, nato per caso su internet (niente approcci d’amore per carità) ma solo scoprirsi, dentro un oceano di parole, anime affini, sorelle.
Poi un appuntamento. Vediamoci, guardiamoci in faccia. Torno a fissare le ante chiuse dell’armadio e mi concentro su un pensiero: che senso ha questo incontro? Perché accade? Risposta immediata: Perché  un po’ alla volta ci si è raccontati la vita su quella tastiera, si è parlato di sogni,  di bilanci, prospettive (qualora ce ne fossero), desiderio reciproco sia di parlare che di ascoltare in pari misura. Ci si è conosciuti un po’ senza conoscerci, senza un doversi presentare per qualcuno di preesistente, perciò che importa il vestito? E’ solo la copertina di un libro di cui conosci già le pagine e io non ho niente da far capire col primo approccio visivo. Mi alzo, prendo la vecchia giacca di renna abbandonata sulla sedia e poi la porta. Lascerò di nuovo che siano le parole, le risate che si sciolgono nel vino e nei rumori soffusi del locale a governare la mia vita, non i vestiti. Ciao.

gigì - Copia

Illustrazione di Robert Crumb

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