La vera storia di Mr. Bojangles – di Pietro Previti

NYC, Stazione Radio WBAI, tarda primavera del 1968. Jerry Jeff Walker e David Bromberg sono ospiti di una trasmissione live che ha un buon seguito di radioascoltatori, curata da DJ Bob Fass. Si tratta di una diretta radiofonica che comincia a mezzanotte e tira fino all’alba in cui trovano spazio anche nuovi talenti, magari scovati in qualche locale della “Grande Mela”. È il caso di Walker, nato Ronald Clyde Crosby ad Oneante, NY, ed un futuro importante ad attenderlo ad Austin, Texas, nel firmamento della Musica Country, accanto ad outlaws quali Guy Clark, Townes Van Zandt e Willie Nelson. In quella stagione Jerry immaginava per sé un percorso artistico da folk singer, metà Ochs metà Dylan, preso com’era ad esibirsi in acustico nei club del Greenwich Village. Fa ancora parte dei Circus Maximus, band di folk-rock con venature psichedeliche che il co-leader Bob Bruno vorrebbe orientare maggiormente verso il Jazz. Accanto ad un’insoddisfazione crescente per una proposta che non sente più sua, nonostante la minor hit Wind tratta dal primo, omonimo album, è proprio il sodalizio con David Bromberg, giovanissimo virtuoso della sei corde (e non solo), a convincere Walker a lasciare definitivamente il gruppo per dare, finalmente, spazio al suo repertorio da solista che comincia a prendere consistenza e forma. Durante la radiotrasmissione non sfugge a Bob Fass la particolare bellezza di una canzone inedita, che splende nella scaletta del duo. Una vera gemma, Mr. Bojangles, tanto che lo stesso conduttore, dopo avere esclamato al termine del programma “That is a beautiful song. You wrote that? Wow!” non mancherà di riproporla nelle puntate successive, di fatto promuovendola a singolo… non esistente. Se da un lato Walker premeva per entrare in sala di registrazione e fissare il brano su nastro, dall’altro la Vanguard, cui Walker era ancora legato contrattualmente per via dei Circus Maximus, tergiversava, temendo che le potessero arrivare accuse di razzismo a causa del personaggio cui la canzone era dedicata. Qualcuno, pensarono i manager della label, potrebbe proporne una visione distorta e strumentalizzarlo a fini politici e razziali, arrivando a sostenere che dietro la figura di Bojangles, ballerino di vaudeville, si sarebbe in realtà celato il leader del movimenti per i diritti civili degli afroamericani, il Pastore Martin Luther King Jr., assassinato appena poche settimane prima. Niente di tutto ciò. Mr. Bojangles, in realtà, sarebbe stato tal Bill “Boy” Robinson, un anziano danzatore di tip-tap incontrato in gattabuia proprio da Walker, dove era finito dopo una sbronza. Robinson, dai capelli argentei, è assai malandato nelle vesti e nel corpo, ma forse non nell’anima. Alcolista ancora in grado di eseguire passi di danza e di muoversi con agilità e grazia, Robinson racconta ad un giovane Jeff la sua vita di quando girava il Sud degli Stati Uniti a seguito di Minstrel Shows, prima di continuare in proprio e vagabondare in lungo ed in largo per tutte le fiere di paese condividendo la scena e la strada in compagnia del suo amato cane. Quindici anni poveri e felici fino alla morte del suo migliore ma pure unico amico, trascorsi a sopravvivere raccogliendo qualche moneta, farsi una bevuta e  guardare in faccia la meraviglia dei bambini quando danzava(no). Questa storia avveniva vent’anni prima, facendo un po’ di conti si risale fino agli anni della Grande Depressione. Intanto, la notorietà seguita alla partecipazione alla trasmissione di Fass apre a Walker le porte di molti clubs in cui il pubblico aspetta di ascoltare proprio quella canzone. Una sera ad ascoltarla dal vivo al Jilly’s è presente anche Bobby Cole, in passato compositore ed arrangiatore per Judy Garland, al momento impegnato a promuovere e a dare un seguito alla sua carriera da solista come cantante e pianista di un trio jazz, dopo il buon esordio discografico con A Point of View, pubblicato dalla Concentric appena l’anno prima (1967). E così, mentre Jerry si accasava con la ATCO, sussidiaria della Atlantic Records, Cole decideva di registrare a sua volta Mr. Bojangles offrendone una versione particolarissima. Quella originale ad opera di Walker, così come appare nel singolo pubblicato il 20 Giugno 1968, rimane fedele ad uno spirito intimista e folkie, malgrado la presenza di una sezione di archi. La versione che apparirà nell’omonimo LP a Settembre 1968 sarà ancora una volta differente e vedrà la presenza di una leggenda del jazz qual è il contrabbassista Ron Carter. Cole, da parte sua, la fa propria. Non la stravolge, ma ne caratterizza in maniera assolutamente personale gli arrangiamenti grazie anche all’utilizzo di organo e violino, cantandola con il suo particolare timbro vocale (Sinatra lo considerava il suo cantante da saloon preferito) e curandone finanche la produzione. Arrivata nei negozi di dischi anche la trasposizione del legittimo titolare, Mr. Bojangles si attesta subito come “one hit wonder” che sfiorerà la Top 40 dell’Estate 1968. Chissà dove sarebbe potuto arrivare il brano come piazzamento di classifica, se invece di due versioni ad ostacolarsi contemporaneamente a vicenda ve ne fosse stata una sola. Un paio d’anni dopo la canzone ha già acquisito la dimensione di classico, sorta di standard pop, periodicamente riproposto come cover da un buon numero di estimatori che si atterranno, secondo i propri gusti, alle versioni di Jerry Jeff Walker e Bobby Cole. La Nitty Gritty Dirty Band ne farà un gran successo di vendite inserendola nell’album “Uncle Charlie & His Dog Teddy” (1971), rimanendo sul solco tradizionalista  tracciato da Walker. Sul versante opposto, quello indicato da Cole, è la versione struggente che ne farà Sammy Davis Jr. sempre nel 1971. Sammy non si limita a reinterpretarla. Per episodi di vita vissuta lui è realmente un novello Mr. Bojangles. In tempi più recenti sarà Robbie Williams a riproporla, dandole spazio nel lavoro del 2001 intitolato “Swing When You’re Winning”. Jerry Jeff Walker è ancora in attività. Il suo ultimo album, “It’s About Time”, risale appena al 2018. Nonostante abbia pubblicato nella sua lunghissima carriera una quarantina di dischi non è mai più riuscito a scrivere una hit di questo livello. Per Bobby Cole le cose andarono, invece, decisamente peggio. Continuò la sua carriera musicale senza altri particolari acuti, tra matrimoni falliti, eccessi di alcol e fumo che avevano reso ancora più roca ed inconfondibile la sua voce, fino alla sua morte avvenuta il 19 Dicembre 1996 a soli sessantaquattro anni.

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