La tribù dei NOI e la tribù dei LORO – di Andreas Finottis

Ennesima strage di immigrati clandestini, storie di degrado, prevaricazione… che muoiano in mare o sulla terra arida di una spiaggia africana poco importa: qualche ora o qualche giorno per dimenticarli e saremo pronti per il prossimo assurdo sopruso, per la diffusione di un odio che ormai pervade una grande parte della società. Riparati dagli schermi tra le nostre piccole sicurezze vediamo un turbinio di immagini, parole, commenti razzisti, dementi, pietisti. Commenti di politici col viso contrito che colgono l’occasione per farsi pubblicità, o che dispiaciuti cercano le frasi più assennate. Vediamo giornalisti che fanno il loro lavoro e sono costretti a farlo male per le note esigenze mediatiche: non cronaca ma sensazionalismo. Gli spettatori a un certo punto cambiano canale, si stancano, c’è di meglio da vedere. Il problema rimane, come una gigantesca pietra, inamovibile. Non si sa come fare e si pensa ad altro… e comunque sono dei LORO. Mentre noi siamo della tribù dei NOI. Loro sono diversi, vengono da un altrove, un altro mondo che non sentiamo nostro. Se morissero centinaia di nostri simili – i NOI appunto – saremmo più turbati… sarebbero della nostra tribù; ma visto che non è così il fatto ci tocca poco o niente, se non nella vita di tutti giorni per molti invivibile, vista la situazione. Ci proteggiamo con sistemi di allarme, porte blindate, serrature a doppia mandata, catenacci, forze dell’ordine – quando arrivano – e  basta non passare per i quartieri peggiori nelle ore più critiche, basta rintanarsi nelle zone più nostre e non verremo a contatto nella nostra vita privata con la tribù dei LORO ma, al di là del mare, altri disperati della tribù dei LORO vogliono partecipare alla roulette russa dell’immigrazione clandestina e sono pronti per il prossimo giro della morte. Forse la cosa più giusta e logica da fare sarebbe abbattere ogni frontiera, che ognuno sia libero di andare e venire dove vuole. Però i recinti che ci siamo creati non lo permettono. Palizzate che abbiamo nelle menti di benestanti occidentali, cresciuti in un benessere che ci ha nutriti trasformando in denaro e buoni spesa il sangue degli sfruttati del terzo mondo. Per secoli li abbiamo trattati come bestie da massacrare per nutrire il nostro egoismo consumatore. Basterebbe almeno rispettare i diritti umani, visto che vengono attratti qui per essere sfruttati da coloro che approfittano di questo caos per far soldi sui disperati: dai servizi di accoglienza fino al lavoro nero o sottopagato, tramite il quale s’innesca una guerra tra i poveri nazionali e quelli stranieri, grazie alla quale chi sta sopra nella scala sociale si arricchisce ancora più di prima, pagando sempre meno i lavoratori e sfruttandoli come schiaviInoltre, lasciando gli immigrati allo sbando, sottopagati e senza diritti/doveri, si alimenta una situazione di confusione e di pericolo percepito che permette a chi comanda di far credere che risolverà il problema dell’immigrazione ad ogni elezione: aiutati in ciò dai mass-media controllati o compiacenti… praticamente tutti o quasi. Così la gente chiusa in casa, confusa e impaurita, vota i propri carnefici, mentre ogni immigrato che ce la fa con le traversate clandestine diventa un incentivo per partecipare alla roulette russa per gli altri rimasti. Ragionando con le menti chiuse e dentro le regole che ci legano a questa civiltà, perlomeno bisognerebbe non permettere a nessuno di arrivare clandestinamente e, nel caso, riportare immediatamente tutti indietro e poi, tramite le ambasciate, rilasciare il permesso di tornare regolarmente a quei profughi che ne hanno il diritto. Pura utopia, al di là delle ultime azioni diplomatiche europee in Africa. Andrebbero pacificati i territori di provenienza e duramente colpiti quelli che rubano le loro risorse. Però i predatori delle loro risorse sono le multinazionali che guidano la politica occidentale. Moderne macchine coloniali che non potranno mai essere contrastate da una classe politica che proprio da loro prende ordini. Emblematica è la vita di Patrice Lumumba che guidò, fino alla morte, la liberazione del suo Popolo dal tacco dei colonialisti belgi, gli stessi che massacrarono centinaia di innocenti nel buio delle loro miniere di carbone… molti di questi erano italiani.

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