LA TORTURA E BECCARIA – di Ginevra Gico

La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per tortura a causa dei noti fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova…
E qui scoppia la polemica: ma come è possibile che in Italia non sia nemmeno previsto il reato di tortura? Come si fa a punire i responsabili se non sussiste nemmeno il capo d’accusa? Si arriva persino a scomodare il diritto romano con il principio nullum crimen sine lege. Come è possibile, tuonano, l’Italia è il paese di Cesare Beccaria, di colui che ha condannato per primo la tortura, la cui opera è un pilastro dell’intera civiltà giuridica occidentale e nel codice penale vigente non è previsto tale reato?
Sembrerà un paradosso ma è p
roprio perché siamo italiani e connazionali di Beccaria che nel nostro codice penale il reato di tortura non esiste.
Ciò è accaduto non perché i nostri codificatori non avessero studiato Beccaria ma proprio perché essi lo conoscevano sin troppo bene. Quando una condotta viene cristallizzata in una norma di legge, sia civile che penale, ciò avviene perché prima di tale positivizzazione esiste già la percezione nella società che quel comportamento ha rilevanza.
Prima che il codice penale stabilisse la pena per il reato di omicidio la collettività, anche in sua assenza, aveva già riconosciuto e praticato la norma non scritta secondo cui non si deve uccidere un uomo. Prima c’è il mondo, la società, la vita… poi arriva la legge che ne fissa i contenuti. Questo è accaduto in Italia quando, nel delineare la condotte criminose, non si è mai parlato di tortura.
Non è ignoranza, nel senso più tecnico del termine, è progresso, civiltà, cultura.
E’ la memoria di quanti danni la tortura ha arrecato nella stessa Italia quando era praticata e la consapevolezza che tale orrore non doveva mai più verificarsi. Semplicemente non lo si è ritenuto configurabile come ipotesi di reato in uno stato di diritto e forse proprio la sua assenza stavolta ci pone più avanti di tanti altri paesi europei. Se il corpo sociale italiano aveva sviluppato già prima del legislatore una sua opinio juris sulla tortura perché conformarsi a un dettame meramente burocratico proveniente da Strasburgo?
Da Cesare Beccaria ai moderni codici la tortura non è stata più percepita come minaccia alla società tale da richiedere la sua positivizzazione in un articolo di legge su suolo italiano. In questo caso specifico il nostro grado di civiltà emerge proprio da questo vuoto normativo in materia, il non aver previsto il reato di tortura non esprime la carenza legislativa di cui ci accusa Strasburgo ma solo il fatto che tale precetto era stato già elaborato e metabolizzato molto prima.
Non avere questo articolo nel codice penale, per una volta ci distingue in meglio dal resto d’Europa.
Chiaramente, e appare superfluo aggiungerlo, nessuno deve restare impunito e pertanto, se si verifica questa orrenda fattispecie, è scontato che il Parlamento dovrà usare la più rapida delle procedure legislative per disciplinare la materia. Forse la tendenza tutta italiana a demonizzare i nostri difetti e le nostre carenze ci fa dimenticare che il diritto è nato qui e che se circola ancora in occidente è stato per in nostro medioevo e le sue scuole… in alcune cose siamo ancora la nazione di Dante.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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