La questione romana della trippa per i gatti – di Ginevra Gico

Si narra che durante una seduta del Consiglio comunale per l’approvazione del bilancio l’allora sindaco di Roma Ernesto Nathan scoprì che esisteva una voce di spesa che prevedeva il pagamento di trippa per il sostentamento di una schiera di gatti che tenessero a bada i roditori dall’infestare e distruggere gli archivi capitolini. La motivazione del categorico depennamento della voce fu che o i gatti avessero fatto il loro dovere saziandosi dei topi catturati o non vi era motivo di mantenerli a carico dei contribuenti…
d’incanto, non c’era più Trippa per gatti.
Questi ultimi infatti, pagando le tasse loro imposte per il bene comune, finivano per foraggiare pure una colonia satolla ed improduttiva di felini, che, nascosti nelle pieghe di bilancio, ingrassavano e grassavano sull’inconsapevolezza dei più e la furberia di pochi.
Il mandato di questo sindaco d’altri tempi durò dal 1907 al 1913, più di cento anni fa.
Purtroppo da allora poco è cambiato, i “gatti” grassi continuano a godere della trippa che il bilancio capitolino persiste ad offrire loro e dai micini romani di inizio secolo, teneri cacciatori di topi d’archivio, si è giunti alle tigri voraci di Roma Capitale dei giorni nostri.
Il sistema è sempre quello collaudato dai vecchi gatti: insinuarsi nella struttura amministrativa, rendersi apparentemente necessari e meritevoli per l’opera svolta e aspettare il più che meritato compenso per le loro attività. Se il meccanismo ha funzionato per più di cento anni perché cambiare? Il problema è che i gatti d’oggi hanno ampliato il loro territorio di caccia, gli archivi comunali sono ormai improduttivi e le nuove prede non sono più i roditori… essi appartengono alla specie umana.
Ora le vittime cacciate dai gatti  sono i profughi, i derelitti, gli individui più bisognosi di aiuto ed assistenza cioè gli inermi, coloro che non hanno voce per lanciare il loro grido di dolore, inascoltabili e invisibili…
prede perfette insomma.
Il sindaco Nathan riteneva fosse compito principale dell’ amministrazione comunale curare ed assistere tutti i cittadini… particolarmente i più deboli, poiché l’amministrazione pubblica costituiva l’unico mezzo in grado di garantire lo sviluppo dell’individui, di tutti gli individui, consentendo loro di migliorare se stessi e conseguentemente la società di cui facevano parte. In due parole esercizio del potere come espressione di democrazia e giustizia sociale per tutti.
Purtroppo però queste idee nuove, questa concezione illuminata della funzione della cosa pubblica e della municipalità è rimasta lettera morta, inattuata, e questo ha determinato una tragica metamorfosi: nei vuoti di potere i gatti romani del secolo breve sono cambiati, si sono trasformati in topi, roditori voraci su due gambe ma sempre con la stessa coda che condividono col demonio, piccoli omuncoli divorati da un appetito insaziabile che vivono in branchi e si alleano tra loro solo per grassare, sempre pronti a tradirsi a vicenda in caso di necessità ma tutti, proprio come topi, dediti a rosicchiare le fondamenta stessa della città.
I topi di Roma, quelli veri, impallidiscono al loro cospetto, la città eterna della Repubblica,
dei Cesari, del Fascismo e della Repubblica Italiana non sono mai stati capaci di tanto scempio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

nathan gico

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